Audrey Mestre

3651.jpgAudrey Mestre, il 12 Ottobre 2002, avrebbe dovuto festeggiare l’ennesimo record insieme al marito, il primatista cubano Francisco “Pipin” Ferreras.
Invece quel giorno venne stabilito un primato infausto per la storia dell’apnea: Audrey rappresenta la prima vittima di un tentativo di record della disciplina.

Nasce a St. Denise, in Francia, l’11 Agosto 1974.
Familiarizza con l’acqua fin da piccola, stimolata dal nonno e dalla madre, pescatori sub in apnea. A tre anni vince la sua prima gara di nuoto.
A tredici comincia ad immergersi con l’autorespiratore, appassionandosi alla biologia marina. Nel 1993 si iscrive all’Università  di La Paz, in California, ed è proprio lavorando alla sua tesi di laurea sulla fisiologia marina che, nel 1995, conosce il campione Pipin.993221648.jpg
Entra a far parte del suo team nel 1996, diventando anche sua compagna di vita ed allieva.
Audrey dice di Pipin: “E’ un maestro eccezionale ti insegna tutto, ma veramente tutto senza segreti e non dimentica mai la sicurezza. Sott’ acqua non ha mai avuto attimi di esitazione né provato paura.”
Eppure quel giorno diverse cose non funzionarono. Furono innegabili le carenze organizzative e di assistenza medica. Una cima di discesa ed una zavorra non adeguate alle condizioni meteomarine. Il pallone di risalita che si blocca più volte.
Ancora più carente è  l’assistenza in acqua: troppa distanza tra il sommozzatore altofondalista, a -171 mt, ed il successivo assistente posizionato a -80 mt.
Continuare a discutere sulla morte di Audrey è inutile. Alla luce di questi fatti, viene da chiedersi se sia  corretto sfidare i limiti umani, compiendo gesti che possono costare la vita.
Cosa cerca chi pratica sport estremi, dove ci si espone a rischi che possono sembrare inutili? Insegue un limite fisico o interiore? Cerca la gloria o se stesso?  
Non credo sia possibile dare una risposta.
Quella, è dentro ognuno di noi.
© P.f.d.

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”Ogni volta risalire è una scelta: sono io che torno a riappropriarmi della mia dimensione umana, metro dopo metro, per venire di nuovo alla luce.”
 Umberto Pellizzari

3 Risposte a “Audrey Mestre”

  1. ANTONIO Dice:

    FAR PARTE DELL’ELEMENTO PIU’ IMPORTANTE DELLA VITA,
    PUO’ ESSERE UNA SENSAZIONE UNICA!
    PER ALCUNI TUTTO CIO’ PUO ESSERE INSIGNIFICANTE,
    MA PER ALTRI QUESTA E’ UNA SENSAZIONE DI GRANDE FELICITA’;
    RAGGIUNGERLA A VOLTE E’ COSI’ SEMPLICE CHE BASTA OSSERVARE UNA SEMPLICE POZZA D’ACQUA, O CON UNA SEMPLICE NUOTATA, PER ALTRI ANCORA ATTRAVERSO UNA SFIDA.
    LA VOLONTA’ DI INTRAPRENDERE QUESTA STRADA E FARLA DIVENTARE UNO DEI PRIMI OBIETTIVI DELLA PROPRIA VITA, DEVE ESSERE RISPETTATA FINO IN FONDO. RAGGIUNGERE UNA QUOTA DOPO L’ALTRA IL FONDO DI QELL’UNIVERSO CHIAMATO MARE, CI AIUTA A CREDERE DI ESSERE ACCETTATI DA CIO’ CHE VORREMMO ESSERE E CHE FORSE UN GIORNO SAREMO…: “IL MARE”.

  2. massimo mazzola Dice:

    E’ stata una tragica disaventura ma, si poteva evitare. Per esempio, le condizioni del mare non erano favorevoli quel giorno, molti errori sono stati commessi, la slitta da quello che ho letto si è bloccata diverse volte, il cavo che non era perpendicolare e pendeva da un lato, non si sono accorti che il pallone per la risalita non si è gonfiato o funzionato regolarmente come dovuto. Il marito e l’organizazione sono stati accusati per negligenza, è stato un incidente non dovuto. Audrey sarà ricordata come esempio di una donna straordinaria che amava il mare più di ogni altra cosa. Ricordiamola. Da Massimo

  3. giancarlo Dice:

    pultroppo il mare e imprevedibile e pericoloso,questo lo sa’tutti coloro che come me’amano il mare,per apnea o pesca subacquea,ci vuole tanta prudenza,ma non e’il caso di dare colpe a gente che ancora oggi soffre,come il grande pipin,una persona buona e disponibile,in mare anche se in 100,quando una cosa va’storta,anche quei 100,non bastano a salvarti la vita…saluti….

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