SAN VALENTINO: CTS AMBIENTE LANCIA CAMPAGNA ‘ADOTTA DELFINO’

febbraio 9, 2008

CAGLIARI, 7 FEB – Adottare un delfino per contribuire a proteggerlo: e’ l’idea del Cts Ambiente, che per San Valentino promuove una campagna di adozione i cui proventi andranno a finanziare l’attivita’ di studio dei Centri Ricerca Delfini di Caprera e Lampedusa. Basta andare sul sito http://www.adottaundelfino.it/, cliccare sulla voce ”adotta un delfino” per ricevere tutte le informazioni sulle modalita’ di adozione, in particolare sui mammiferi Pinna Bianca, Mistral, Pioggia, Alaimo ed Alfa il Cts propone di adottare. I ”neo-genitori” riceveranno un kit contenente il certificato di adozione dell’animale prescelto, la sua foto e dei gadget. ”Si tratta di un’adozione simbolica – spiega Simona Clo’, responsabile del settore Conservazione Natura del Cts Ambiente – che allo stesso tempo fornisce un aiuto concreto ai Centri di ricerca di Caprera e Lampedusa. Attivi entrambi dal 2001, i centri sono stati istituiti nell’ambito del piu’ vasto ”Progetto delfino costiero”, iniziativa su scala nazionale che il Cts porta avanti da 10 anni per lo studio del delfino costiero, o tursiope (Tursiops truncatus)”. I biologi del Cts Ambiente sono impegnati tutto l’anno in operazioni di monitoraggio volte al censimento visivo degli esemplari e alla loro fotoidentificazione, tecnica che ha permesso la creazione di un album fotografico di oltre 160 individui riconoscibili dal loro marker naturale, la pinna dorsale. Il delfino costiero e’ una specie fortemente minacciata dalla pesca, dal traffico nautico e dall’inquinamento. Il Mediterraneo e’ un’area molto ”amata” dai delfini. Nelle acque del nostro mare infatti sono state avvistate spesso mamme con piccoli: le attivita’ di ricerca hanno confermato l’ipotesi dell’esistenza di una vera e propria nursery.

Fonte: Ansa


NORVEGIA, AUTORIZZATA CACCIA 1.052 BALENE NEL 2008

febbraio 9, 2008

OSLO – La Norvegia ha autorizzato oggi i suoi cacciatori ad arpionare 1.052 piccole balenottere durante il 2008, la stessa cifra degli ultimi due anni, durante i quali pero’ e’ stata uccisa solo la meta’ dei cetacei. ”La quota e’ all’interno di un intervallo che, secondo i ricercatori, assicura una sicurezza sufficiente per garantire la protezione delle piccole balenottere”, ha indicato il ministero della Pesca norvegese in un comunicato. Stimando che la popolazione di balenottere minori del nord (Balaenoptera acutorostrata) sia abbondante, Norvegia e Islanda sono gli unici paesi al mondo ad autorizzare la caccia commerciale del cetaceo, teoricamente protetto da una moratoria internazionale del 1986. Nel corso delle ultime due stagioni di caccia, che si estendono generalmente dall’inizio di aprile alla fine di agosto, i cacciatori di balene norvegesi hanno ucciso solo la meta’ del numero della quota di cetacei stabilita dal governo. Secondo i cacciatori, le difficolta’ sono dovute alla ripartizione geografica inadeguata delle quote, al costo elevato del gasolio, alle cattive condizioni meteorologiche e al rallentamento nella catena di trattamento e distribuzione. Per facilitare l’incarico, il governo norvegese, ha autorizzato di cacciare 900 animali lungo le coste norvegesi, nell’arcipelago di (Spitzberg) e nel mare di Barents. Greenpeace ha detto oggi di non approvare la decisione del governo norvegese di mantenere le quote. ”A dispetto delle campagne di marketing, non c’è alcun segno che mostri che la domanda di carne di balena segua una curva discendente”, ha affermato l’organizzazione in un comunicato. ”Il sostegno continuo del governo alla caccia di balene non e’ che una politica simbolica per dare l’illusione che si preoccupi delle comunita’ costiere in difficolta”’, ha aggiunto Greenpeace.

Fonte: Ansa


BONIFICA HAVEN AFFIDATA AGLI OLANDESI DEL KURSK

febbraio 9, 2008

GENOVA, 8 FEB – Costera’ 5,2 milioni di euro e sara’ eseguita tra aprile e giugno dalla societa’ olandese Smit Salvage, la stessa che ha recuperato il sottomarino russo Kursk e che sta operando in Adriatico per la ‘Und Adriyitik’, la definitiva bonifica del relitto della petroliera Haven, affondata 17 anni fa al largo di Arenzano dopo lo scoppio di un incendio che provoco’ la morte di cinque marinai, tra i quali il comandante. Nei serbatoi restano 100 tonnellate di idrocarburi da recuperare. ”Fu il piu’ grave disastro del Mediterraneo – ha ricordato oggi il comandante della Capitaneria di Genova l’ammiraglio Ferdinando Lolli, che all’epoca faceva parte della unita’ di crisi del ministero – e accadde a distanza ravvicinata dalla tragedia della Moby Prince, per una concomitanza di disastri che non ha eguali. Le cause di quel rogo sono ancora in gran parte oscure”. Il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, ha spiegato che ”l’affidamento dell’incarico e’ stato tribolato ma alla fine abbiamo scelto la migliore societa’ al mondo”. Anche l’ammiraglio Lolli ha confermato: ”sono i migliori nel settore, siamo in mani sicure. Per fortuna, mentre la Haven bruciava prevalse la scelta di portarla su un fondale di 80 metri per consentire un successivo intervento dell’uomo, invece che nella fosse del Golfo del Leone a 1500 metri di profondita”’. I responsabili della societa’ olandese hanno spiegato che l’intervento prevede l’uso di un pontone galleggiante su cui verra’ stoccato il carico recuperato. Gli idrocarburi, oggi allo stato catramoso, verranno scaldati per renderli piu’ liquidi e fatti confluire nel cassero, da dove saranno poi aspirati in superficie.

Fonte: Ansa


CLIMA:TERMOSTATO OCEANICO PROTEGGE CORALLI DA RISCALDAMENTO

febbraio 9, 2008

ROMA – A proteggere le barriere coralline dal riscaldamento globale c’e’ un termostasto naturale, proprio nelle acque dell’oceano. Tale fenomeno e’ stato osservato, come si legge sulla rivista ‘Geophysical research letters’, nella Western Pacific Warm Pool, una regione a nord-est dell’Australia, dove le temperature della superficie dell’oceano sono salite molto meno che nel resto dei tropici. In questa zona infatti gli scienziati hanno visto che lo sbiancamento dei coralli e’ stato minore rispetto ad altre aree dove il riscaldamento e’ stato maggiore. Confermando cosi’ l’idea che negli oceani aperti c’e’ un termostato naturale che evita che le temperature superficiali dell’acqua superino i 31°, proteggendo i coralli cresciuti in acque naturalmente calde, al contrario dei coralli che vivono in acque un po’ piu’ fredde e che devono fronteggiare riscaldamenti piu’ significativi. ”Il riscaldamento globale – spiega Joan Kleypas, coordinatrice dello studio – sembra che non tocchi le barriere coralline che ospitano la piu’ grande biodiversita’ del pianeta. In sostanza, le scogliere che sono gia’ in acque calde sono piu’ protette dal riscaldamento rispetto a quelle che si trovano in acque piu’ fredde”. Tra le varie minacce cui sono esposti i coralli, il riscaldamento globale e’ quella piu’ pericolosa perche’ puo’ portare allo sbiancamento dei coralli, che diventano bianchi dopo aver espulso tutte le alghe colorate che gli danno nutrimento, e morendo nel giro di poco tempo. Tra il 1980 e il 2005 solo quattro episodi di sbiancamento sono stati segnalati invece nella Western Pacific Warm Pool. Qui la temperatura e’ in media di 29°, valore vicino al limite dei 31°. Le acque si sono scaldate la meta’ rispetto alle aree piu’ fredde degli oceani.

Fonte: Ansa


Squalo gigante ripreso nelle profondità oceaniche

febbraio 9, 2008

Per la serie video pazzeschi, vi propongo questo filmato (pubblicato su YouTube) che riprende uno squalo gigante. Si tratta di uno squalo a sei branchie (Hexanchus). Il video è stato girato nel corso di un’immersione subacquea al largo della costa nord-orientale di Molokai ad una profondità di circa 1000 metri. Sfruttando i due puntatori laser rossi, che si vedono nel filmato, e che distano tra loro 6 centimetri si è riusciti a stimare la lunghezza dello squalo: circa 18 metri!!! La voce che commenta il video è del professor Drazen Jeff dell’Università Oceanografica delle Hawaii. Guarda il video: [Per la serie video pazzeschi, vi proponiamo questo filmato (pubblicato su YouTube) che riprende uno squalo gigante. Si tratta di uno squalo a sei branchie (Hexanchus). Il video è stato girato nel corso di un’immersione subacquea al largo della costa nord-orientale di Molokai ad una profondità di circa 1000 metri. Sfruttando i due puntatori laser rossi, che si vedono nel filmato, e che distano tra loro 6 centimetri si è riusciti a stimare la lunghezza dello squalo: circa 18 metri!!! La voce che commenta il video è del professor Drazen Jeff dell’Università Oceanografica delle Hawaii.

Fonte: Giornale dei blogger WordPress


Il viaggio della tartaruga ventimila chilometri sotto i mari

febbraio 9, 2008

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Questa tartaruga liuto è partita da una spiaggia dell’Indonesia ed è approdata negli Stati Uniti. Lo straordinario viaggio di questo esemplare di Dermochelys coriacea che ha nuotato per ventimila chilometri in cerca di cibo, è stato registrato dal Wwf che spera così di amplificare gli sforzi internazionali per preservare questa specie rara e in pericolo di estinzione.

Fonte: RepubblicaImmagini


Ora è più chiaro, anzi trasparente

febbraio 9, 2008

1405.jpgSeguire “dal vivo” i processi che portano alla formazione di metastasi o la produzione di nuove cellule ematopoietiche da cellule staminali è ora possibile grazie a un pesciolino completamente trasparente. Si tratta di una variante dello zebrafish (un minuscolo pesce molto usato in laboratorio) creata da Richard White e colleghi del Childrem’s Hospital di Boston, che ha permesso per la prima volta di osservare in tempo reale come il cancro si diffonde in un organismo. Normalmente lo zebrafish è trasparente solo nel suo stadio embrionale ma la sua pelle diventa  opaca dopo quattro settimane dalla nascita. La nuova variante è stata ottenuta da un incrocio genetico tra due ceppi con pigmentazione e caratteristiche della pelle diversi. Il risultato è un tipo di pesce che rimane trasparente per tutto l’arco della vita.
Utilizzando la variante trasparente come modello animale, i ricercatori hanno indotto la formazione di un melanoma nella cavità addominale e lo hanno reso fluorescente per poterne seguire l’evoluzione. Le cellule tumorali hanno cominciato a diffondersi dalla cavità addominale nei cinque giorni successivi l’induzione della neoplasia, per recarsi al bersaglio finale, la pelle (dove il melanoma si sviluppa): “Questo ci dice che le cellule tumorali non si diffondono a caso nel corpo”, commenta White, “ma ‘sanno’ dove andare. Ancora però non sappiamo perché ‘decidano’ di muoversi”.
Lo zebrafish trasparente è stato usato anche per studiare cosa accade dopo il trapianto di cellule staminali. I ricercatori sono infatti riusciti a seguire la ‘ripopolazione’ di cellule ematopoietiche (dalle quali derivano le cellule del sangue e del sistema immunitario) a seguito di un trapianto di midollo osseo sul piccolo pesce. Secondo White si tratta di un sistema dalle grandi potenzialità: farmaci e geni possono essere testati e i risultati si vedono in diretta. È come poter vedere un film invece che accontentarsi di fotografie. (f.c.)

Fonte: Galileo


ENPA: Non comprate bianchetti

febbraio 7, 2008

Il mare si sta sempre di più spopolando ma il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali apre domani la pesca del novellame (bianchetti) in Liguria, mentre nelle pescherie della Riviera sono già comparsi, grazie alla pesca già aperta nel privilegiato sud.
E la protezione animali savonese accetta scommesse: “Scommettiamo che ad aprile verrà concessa la proroga (che le leggi consentono solo per situazioni particolari ma divenuta una consuetudine) di un altro mese?”
Eppure da anni tutti gli organismi scientifici internazionali (FAO,  WORLDWATCH INSTITUTE e COMMISSIONE TECNICA UE) avvertono: il pescato continua a diminuire, con animali catturati sempre più giovani e la riduzione del 75% degli stock di pesca delle 550 specie pescate, stanno scomparendo specie un tempo abbondanti, come il salmone, il tonno rosso mediterraneo, l’acciuga dell’Atlantico e quella peruviana, tutti gli squali, l’anguilla, lo storione e la cieca catturata per l’acquacoltura, addirittura è in riduzione l’ex comune polpo, si continuano a “sprecare” 3 animali ogni 10, non utilizzati commercialmente e ributtati in mare ormai morti (by-catch),  le reti da pesca, perdute o abbandonate, continuano a uccidere per anni,mentre  tutte le marinerie del mondo si oppongono a qualsiasi ipotesi di restrizione della loro attività. E’ in questo contesto tragico che il MIPAF ha l’ardire di autorizzare la pesca di animaletti di pochi grammi, che non diverranno mai adulti di centinaia di grammi e non parteciperanno alla catena biologica marina.
L’ENPA savonese lancia un appello: chi ama davvero il mare, anche contro la rapacità dei pescatori e la sottomissione dei politici, non compri bianchetti.
Per fortuna gli uomini della CAPITANERIA di PORTO di SAVONA attuano una vigilanza meravigliosa e l’ENPA non finirà di ringraziarli; invece le Guardie zoofile volontarie  dell’associazione, perseguitate – malgrado le intimidazioni, le minacce ed i danni subiti -  dal diniego del porto d’armi della PREFETTURA, che impedisce loro di svolgere servizi in settori pericolosi (come il bracconaggio ed i combattimenti tra cani), non possono irrogare sanzioni perché, tipico assurdo della burocrazia italiana, sono in attesa da anni dell’assegnazione, dal Ministero, di un codice alfanumerico da inserire nel verbali.

Fonte: Ponente Notizie


Il delfino non è un dottore

febbraio 7, 2008

1980532.jpgUna delle zooterapie (terapie psicologiche che si basano sull’effetto del contatto con animali) più seguite è il nuoto con delfini. Lori Marino, neurologa che studia il comportamento dei cetacei, e Scott Lilienfeld, psicologo della Emory University in Georgia, Usa, hanno esaminato la letteratura medica per verificarne l’efficacia. E hanno pubblicato i risultati del loro lavoro su ‘Anthrozoss’, rivista scientifica che si occupa dei rapporti fra uomini ed animali.
La conclusione dei due studiosi è che gli appena cinque studi pubblicati sull’argomento presentano tali lacune nel metodo e nel trattamento dei dati raccolti, da portarli a concludere che non c’è nessuna prova a favore. Secondo i due ricercatori, nuotare insieme a un delfino non produce alcun beneficio a lungo termine. “Al massimo”, concede Marino, “si registra un miglioramento di breve durata dell’umore, dovuto all’eccitazione della nuova esperienza”.

Al contrario, sostengono i due studiosi, è certo che i pazienti, messi a nuotare con delfini del peso di diversi quintali, sono a rischio di subire danni fisici o infezioni. Ma danni ben peggiori rischiano di subirli i delfini stessi. In molti paesi è consentito usare a questo scopo delfini catturati in natura, non solo quelli allevati in cattività. La cattura di questi socievolissimi cetacei comporta l’uccisione di decine di esemplari che permette, poi, di isolare quelli più giovani e addomesticabili, pagati anche 50 mila dollari l’uno. Se la delfino-terapia si dovesse diffondere ulteriormente, tempi ancora più bui si preannuncerebbero per i più intelligenti fra i cetacei.

Alessandro Saragosa

Fonte: L’espresso 


E ora i delfini temono l’uomo

febbraio 7, 2008

del-180x140.jpgDi delfini socievoli con l’uomo, presso le nostre coste non se ne vedono più: nel tempo sono stati tutti uccisi. È giunto di recente dalle Baleari un allarme per la ricomparsa del morbillivirus, l’Icram segnala la necessità di un censimento della popolazione nel Mediterraneo, e ci si accorge intanto che qui gli esemplari desiderosi di simpatizzare con la nostra specie sembrano scomparsi. Di mare in mare, l’accoglienza cambia. Tesoro nazionale riconosciuto dal governo delle Turks and Caicos Island, West Indies, è il tursiope Jojo. Apparve nel 1980 a Dean Bernal, suo attuale tutore, durante una nuotata. Il cetaceo lo seguì fin quasi a riva e il giorno dopo tornò. Diffusa la notizia della sua presenza, la gente voleva toccarlo; lui interpretò alcuni approcci come aggressioni e piazzò qualche morso. Le autorità ne meditarono la cattura, ma Bernal dimostrò quanto l’avvicinamento spontaneo di un animale selvatico sia evento prezioso, purché non lo si tratti come un pupazzo.Da allora Jojo, protettissimo, è una delle maggiori attrattive delle isole, con conseguente incremento di turismo e guadagni. I delfini non sono nuovi ad accostarsi alle persone, sia da soli che in branco. Se però nella Tin Can Bay di Queensland, Australia, intere famiglie di socievoli suse indopacifiche sono la gioia dei visitatori, da noi oggi tendono comprensibilmente a girare al largo. A Scauri, metà anni 80, un tursiope si avventurò in mezzo ai bagnanti per giocare. I pescatori di zona lo massacrarono a colpi di arpione. Più a lungo visse Filippo, frequentatore dal 1998 dei lidi di Manfredonia, dopo che una sua compagna fu rinvenuta morta grazie a tre colpi di arma da fuoco. Seguito dall’affetto popolare ma sgradito ad alcuni, il 6 agosto 2004 fu trovato esanime a un miglio dal porto vecchio, con il corpo squarciato. Nel dorso, l’autopsia rinvenne pallini da caccia presenti già dal 2000. «Casi come quello di Filippo hanno per protagonisti esemplari atipici, che per qualche ragione si sono separati dalla loro società naturale e azzardano il contatto con altri mammiferi, ovvero gli esseri umani», spiega Giuseppe Notarbartolo di Sciara, fondatore e presidente onorario del Tethys Research Institute. «Tale surrogato li sottopone a notevoli rischi, trattandosi fra l’altro di animali assai vulnerabili. La sola vicinanza alle nostre attività è assai pericolosa».

Del resto, il Mediterraneo è sempre stato zona di intensa pesca, e i tursiopi guardati come concorrenti: «Ancora nel XIX secolo qui la presenza dei delfini era abbondantissima: diversi paesi disposero premi in denaro per promuoverne l’uccisione. Consuetudine interrotta in Italia solo nel dopoguerra». Oltre agli stermini, i delfini nostrani hanno dovuto fare i conti col degrado dell’habitat: «Nuovi porti, traffico marittimo in aumento, eliche e rischi di collisione, spadare, inquinamento industriale, acustico e chimico, composti che si depositano nei loro grassi corporei abbassandone le difese immunitarie — spiega Giancarlo Lauriano, ricercatore dell’Icram per le specie protette —. Per studiare strategie di tutela, urge un censimento organico che fornisca gli attuali numeri della popolazione». Le contraddizioni esistono anche nei Paesi più avanzati in merito di gestione sostenibile. «Sulla Gold Coast australiana sorge un parco a tema pieno di cetacei sofferenti in cattività — segnala Ilaria Ferri, direttore scientifico degli Animalisti Italiani —. Mentre da noi un decreto del 2001 vieta il nuoto in vasca con i tursiopi e i programmi di terapia assistita, responsabili pure di incidenti e malattie. In tutti gli spettacoli acquatici l’addestramento avviene attraverso la fame: lontani dal gruppo e sottoposti a dura deprivazione alimentare, i cetacei muoiono, oppure si piegano alla mano dell’uomo. Sono prelevati in natura o nei fiordi giapponesi subito prima della mattanza: vengono scelti i più piccoli e spaventati, facili da sottomettere». Inesausto sostenitore della causa dei delfini, con The Original Dolphin Project l’ex addestratore Richard O’Barry. Si convertì quando Cathy, la femmina che sullo schermo interpretava il celebre Flipper, gli morì fra le braccia. Quel giorno, Richard giurò che avrebbe dedicato il resto della vita a restituire i cetacei alle acque libere.

Margherita d’Amico

Fonte: Corriere.it


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