Cappuccino oceanico

agosto 31, 2007

Tuffarsi in un’enorme tazza di cappuccino. No, non è il desiderio di qualche caffeinomane, ma la sensazione che hanno provato gli abitanti di Yamba, una piccola cittadina costiera a nord di Sidney (Australia), quando hanno visto il loro oceano gonfiarsi come una soffice schiuma di latte.
Il moto violento e irrequieto dell’Oceano, per la verità molto poco pacifico in quell’angolo agli antipodi del nostro placido laghetto Mediterraneo, combinato a una particolare condizione atmosferica ha trasformato la zona costiera di Yamba in un enorme frullatore. Così, in poche ore, l’intera costa si è ricoperta di una densa schiuma bianca naturale, salata e completamente innocua.
Questo schiumoso fenomeno, che si faceva attendere da ormai 30 anni in Australia, si verifica quando a causa dell’evaporazione delle acque marine la concentrazione di sale, microrganismi, impurità e alghe in decomposizione aumenta considerevolmente in alcuni tratti dell’Oceano. Il violento moto ondoso contro la costa provvede poi a “frullare” tutti questi ingredienti, incorporando grandi quantità di aria. Proprio come avviene in un cappuccino, le bolle d’aria rimangono imprigionate in una struttura molto resistente e leggera che dà poi origine alla schiuma.
Sorpresi e affascinati dal fenomeno, gli abitanti di Yamba si sono divertiti a vestire per un giorno il ruolo di brioche tuffandosi e surfando sulle acque schiumose. “Era incredibile, sembrava di correre sull’aria, non sentivi nulla sotto la tavola…” ha confidato Tom Woods, uno dei tanti surfisti accorsi a Yamba per godersi questo insolito fenomeno.
Causata dalle violente tempeste che in questi giorni hanno interessato le coste a nord-est dell’Australia, la schiuma oceanica si sta lentamente smontando, liberando i chilometri di costa che aveva invaso lo scorso venerdì.
Qualcuno a Yamba pensa già di sfruttare il Cappuccino oceanico come attrazione turistica, ma l’Oceano non è un barista e non aspetta certo uno scontrino per iniziare a frullare…

Fonte: cattivamaestra.blog.lastampa.it

Annunci

L’Argyroneta acquatica, il ragno palombaro

agosto 31, 2007

Caso unico è il Ragno palombaro ( Argyroneta aquatica ), che passa la propria vita sott’acqua: esso costruisce una tela subacquea, a forma di campana, nella quale trasporta e intrappola bolle d’aria, portate in acqua sfruttando la peluria del dorso; finisce così per crearsi  un habitat con riserva d’aria in cui vivere. Questo ragno, che si nutre di invertebrati e di avannotti, sebbene difficile da vedere, vive anche negli stagni delle nostre campagne.

Fonte: anis.it 
Foto © National Geographic


Bolle di gas nel mare di Crotone, dopo i risultati delle analisi è ancora mistero

agosto 31, 2007

LIVORNO. Resta ancora avvolto nel mistero il fenomeno delle “bolle di gas” nello specchio di mare nella zona antistante la Lega Navale di Crotone. Sono arrivati infatti oggi i risultati dell’interpretazione analitica del fenomeno, sulla base delle analisi realizzate per Arpacal nei laboratori di Orbetello dell’Università di Siena, nelle cui conclusioni viene detto: «In base ai risultati qui ottenuti nell’area marina considerata (zona ‘Lega Navale di Crotone’) si rileva una attività microbica di solfato riduzione in condizioni di anaerobiosi, con produzione di idrogeno solforato, in particolare in corrispondenza della decomposizione di materia organica accumulata in strati profondi dei sedimenti marini; non sembra verosimile però che i batteri solfato-riducenti presenti nei sedimenti esaminati, possano essere responsabili di fenomeni massicci di sviluppo di gas».
Dunque queste analisi, pur utili, non spiegano il fenomeno che dunque ha bisogno di ulteriori studi già predisposti da Arpacal. I risultati delle analisi microbiologiche dell’Università di Siena, rilevati dopo sei giorni di incubazione a 28°C, mettono invece in evidenza la presenza di batteri solfato-riducenti in tutti i campioni di sedimento analizzati, sia in quelli prelevati in superficie, sia in profondità. I valori riscontrati sono tuttavia bassi in tutti i campioni, se confrontati con quelli di MPN per batteri solfato-riducenti di sedimenti marini, dove possono raggiungere livelli intorno a 106 o 107 per grammo.
Per quanto riguarda la presenza di spore di clostridi solfito-riduttori, come indici di contaminazione fecale remota, questi sono risultati assenti o con valori bassi in tutti i campioni analizzati (intervallo nei sedimenti marini compreso tra 101 e 104 UFC g-1). Le analisi chimiche del contenuto in solfuri disciolti (media di 4 replicati) sono state effettuate per i campioni di acqua, riscontrando livelli molto bassi ed in un caso al di sotto del limite di rilevabilità (intervallo di validità del metodo compreso tra 1 e 1000 :M).
Dunque nell’acqua non c’è alcunché di rilevante e questa non è una cattiva notizia.

Fonte: greenreport


CTS, IN ITALIA 10.000 CATTURE ACCIDENTALI TARTARUGHE

agosto 31, 2007

caretta_1.gifROMA, 31 AGO – Sono sempre piu’ frequenti gli avvistamenti di tartarughe in mare e solo in Italia sono 10.000 quelle pescate accidentalmente. Lo rende noto il Cts Ambiente, che spiega come ogni anno nel Mediterraneo siano ben 60.000 le tartarughe imprigionate nelle reti della pesca professionale, con una mortalita’ degli animali che va dal 10% al 50%. Ogni peschereccio puo’ arrivare a catturare involontariamente fino a 20 tartarughe in una sola battuta di pesca. Il dato degli avvistamenti – spiega il Cts – e’ confermato sia dai pescatori, che sempre piu’ frequentemente avvistano tartarughe marine in acqua, sia dalle osservazioni fatte in quasi due mesi di navigazione dal ”Veliero dei Delfini”, la campagna del Cts Ambiente terminata nei giorni scorsi dopo aver compiuto un viaggio di oltre 1500 Km lungo le nostre coste. ”Durante la navigazione – dichiara Irene Galante, biologa marina responsabile scientifica della campagna – abbiamo ripetutamente avvistato tartarughe marine mentre si riscaldavano in superficie. Gli avvistamenti sono stati numerosi anche in zone, come ad esempio il nord della Sardegna e il Tirreno centro settentrionale, dove gli avvistamenti negli anni passati non erano cosi’ frequenti. La risposta a questo fenomeno potrebbe risiedere nella maggiore temperatura del mare che ha indotto questi animali a trattenersi a nord piuttosto che scendere piu’ a sud come tradizionalmente accadeva”. Un’altra conferma – prosegue il Cts – arriva dai 12 centri recupero della Rete Tartanet, un network di strutture coordinate dal Cts Ambiente operanti lungo le coste italiane che ospitano e riabilitano tartarughe marine ferite catturate accidentalmente dai pescatori o rinvenute da dipartisti. ”Quest’estate – dice il vicepresidente nazionale del Cts Ambiente Stefano Di Marco – i recuperi sono stati centinaia”. Il Cts Ambiente ricorda che e’ attivo il servizio di pronto intervento ”Sos Tartarughe”, realizzato in collaborazione con Europe Assistance. Il numero verde 800.90.48.41 e’ attivo 24 ore su 24 per segnalare le catture accidentali e per il coordinamento delle attivita’ di recupero lungo tutta la costa.

Fonte: ansa


CTS,ESTATE DA RECORD PER NIDI TARTARUGHE IN ITALIA

agosto 31, 2007

tartaruga_testuggine.jpgROMA, 31 AGO – Estate da record per le tartarughe in Italia. Quest’anno, infatti, con ben 20 nidi concentrati in Sicilia, Calabria e Puglia, l’Italia e’ entrata nella classifica dei Paesi piu’ ”visitati” da questi particolarissimi ”turisti”. Lo rende noto il Cts Ambiente, l’associazione che in Italia coordina il progetto nazionale Tartanet, promosso dalla Commissione europea attraverso il programma Life Natura e dal Ministero dell’Ambiente, con l’aiuto delle associazioni Lega Pesca e Agci Agrital. In tutto il Mediterraneo sono circa 5mila i nidi che ogni anno vengono deposti lungo le coste. Turchia, Libia e Cipro sono i Paesi piu’ importanti nel Mediterraneo per la nidificazione di questa specie protetta a livello internazionale, la cui sopravvivenza e’ a rischio per la progressiva scomparsa dei siti adatti alla nidificazione oltre che per inquinamento, traffico nautico e pesca. Per quanto riguarda l’Italia, quest’estate il record di presenze si e’ verificato in Calabria dove, lungo il versante ionico, si sono registrate molte nidificazioni principalmente nell’area del Comune di Brancaleone, divenuta la prima citta’ delle tartarughe marine e dove l’amministrazione comunale ha ufficialmente conferito, con tanto di delibera, la cittadinanza onoraria ad un esemplare adulto recuperato dai pescatori e curato dal Centro Recupero Tartarughe Marine del Cts Ambiente. Mamma tartaruga e’ tornata poi per il secondo anno consecutivo nel Salento, dove ha deposto un nido da cui sono nati proprio in questi giorni un centinaio di piccoli scortati nella loro corsa verso il mare da una squadra di volontari del Cts provenienti da tutta Italia che per tutta l’estate hanno vigilato sul nido preservando le uova da mareggiate, predatori naturali e da bambini armati di paletta e secchiello. Tra le curiosita’ di quest’estate, il Cts segnala il ritorno sulla piccola isola siciliana di Linosa dell’affezionatissima tartaruga Jamail, una femmina di circa 65 chili che dopo 11 anni e’ tornata a nidificare sulla spiaggia dove era stata marcata per la prima volta nel 1996. Particolarmente temeraria, infine, e’ Lula, che ha costruito il nido su una spiaggia affollata di Reggio Calabria a 100 metri dalla pista dell’aeroporto.

Fonte: Ansa


ISTITUITA TASK FORCE PER INFEZIONE DELFINI

agosto 31, 2007

ROMA, 31 AGO – Al via una task force dell’Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare (Icram), con Universita’ di Siena e Universita’ di Teramo e di concerto con il ministero dell’Ambiente, per fare fronte all’allarme delfini lanciato dalla Spagna. Cosi’, riferisce una nota del ministero dell’Ambiente, viene accolto l’appello degli spagnoli in merito alla richiesta di monitoraggio dell’ambiente marino per il controllo della diffusione del morbillivirus che ha interessato specie di mammiferi acquatici, cetacei e pinnipedi, ed in particolare nel Mediterraneo, esemplari di stenella striata. L’Icram, riferisce la nota, aveva gia’ attivato all’inizio della primavera scorsa, di concerto con l’Universita’ di Siena e di Teramo, una serie di analisi ai primi segnali della comunita’ scientifica, che aveva lanciato un allarme a seguito di casi di cetacei deceduti a causa del morbillivirus nella zona di Gibiliterra. Ora la task force ha lo scopo di indagare i cetacei target del Mediterraneo (stenella striata e balenottera comune) e in particolare la possibile connessione tra la presenza dei contaminati ed un eventuale aumento della vulnerabilita’ di queste specie ad agenti patogeni come il morbillivirus. Nelle prossime settimane la task force sara’ attiva per nuove indagini nell’area del Santuario dei Cetacei e predisporra’ protocolli nazionali per la raccolta dei campionamenti necessari. L’infezione da morbillivirus induce la comparsa di gravi lesioni a livello polmonare, encefalico ed al livello dei tessuti linfatici, portando i cetacei alla morte nella maggioranza dei casi. Nel triennio 1990-92 la popolazione di stenelle striate residente nel bacino del mediterraneo ha manifestato un’epidemia che ha causato la morte di migliaia di esemplari. Ruolo fondamentale nelle epidemie di morbillivirus e’ esplicato dai contaminanti Pcb (policloroienili), le diossine e gli ftalati che, riconosciuti come distruttori endocrini e potenti inibitori del sistema immunitario, determinano l’abbassamento delle difese e rendono gli animali piu’ vulnerabili agli agenti virali.

Fonte: Ansa


L´alga tossica ora sembra sparita nel nulla

agosto 31, 2007

3082007155857algatoss.jpg

Scomparsa, o almeno così sembra. Dopo aver creato allarme per alcuni giorni, l´alga tossica pare essersi improvvisamente volatilizzata lasciando pressoché “pura” la costa di Aspra. Secondo i dati resi noti oggi dall´ARPA, l´agenzia incaricata di monitorare il fenomeno, dai rilievi effettuati lo scorso 22 agosto emergono valori pari a 700, 1.320, 200 e 720 cellule per litro, praticamente nulla rispetto alle oltre 30.00 cellule/litro trovate appena 15 giorni fa e comunque molto al di sotto della soglia di allerta fissata a 10.000. Gli esperti si interrogano ora sul come possa essere possibile un crollo così imponente, anche perché le alte temperature di questi giorni avrebbero dovuto – secondo le previsioni – favorire il proliferare dell´alga.
Non c´è spazio per i salti di gioia, la linea resta piuttosto quella della prudenza e tra i tanti dubbi c´è anche quello che i dati ufficiali possano non rispecchiare in pieno la situazione. “Ho un grande rispetto per il lavoro dell´ARPA – dice il consulente all´ambiente e Agenda 21, Beppe Zaso – ma questo calo sembra quanto mai anomalo. Fino a qualche settimana fa i dati riportavano i valori riscontrati sia sui campioni d´acqua che sulle macroalghe, ora mi chiedo perché questi ultimi siano scomparsi”.
E continua: “E´ evidente che siamo di fronte ad un fenomeno enormemente complesso. Mi sento di sostenere quanto ha già dichiarato Roberto Poletti, direttore del centro di ricerche marine di Cesenatico, che sostiene che non ci sarebbe correlazione tra tossicità e numero di cellule presenti per litro d´acqua”.
La parola passa dunque ai ricercatori che dovranno prima di tutto confermare i dati e poi pronunciarsi su un fenomeno che ha ancora molti lati oscuri. Intanto, in attesa delle prossime analisi previste per il 13 settembre, l´Amministrazione comunale andrà avanti con le campagne informative in corso sul sito internet e sul territorio di Aspra dove a giorni dovrebbero tornare in distribuzione le copie del vademecum predisposto per i bagnanti.
di Giusto Ricupati

Fonte: 90011.it