Allerta mucillagini: l’Adriatico già pieno

Aprile 2007 – Scompaiono e ricompaiono, ma la verità è che le mucillagini in Adriatico sono sempre lì, rigogliose, uno dei tanti effetti collaterali del clima impazzito. Complice un inverno che non e’ stato inverno. E così dallo scorso anno questi materiali mucosi non hanno mai abbandonato il mare, facendo capolino a fasi alterne non solo da Ravenna in giù, arrivando fino in Puglia, ma anche sulle sponde croate.
”Questa presenza anomala – spiega Attilio Rinaldi, presidente del Centro ricerche marine di Cesenatico – ha avuto in particolare un picco al Sud, fra Abruzzo, Molise e Puglia, creando disturbo alle attività di pesca, nonostante non ci siano stati grandi affioramenti”. Le mucillagini infatti si attaccano con la loro struttura vischiosa alle reti dei pescatori, che in queste condizioni non possono lavorare.
Secondo Rinaldi l’incidenza di questo fenomeno, dall’88 ad oggi notevolmente aumentata, e’ legata ai mutamenti climatici, in particolare al rialzo delle temperature del mare. “Si tratta solo di uno dei tanti tasselli riconducibili ai cambiamenti del clima – afferma l’esperto – visto che con un inverno inesistente e una temperatura del mare Adriatico superiore alla media, la presenza di questi materiali mucosi e’ stata favorita”. Un’ anomalia termica persistente che ha modificato tanti elementi, a partire dalla presenza di correnti. “Il caldo anomalo porta al ristagno delle acque – spiega Rinaldi – che favorisce l’accumulo di mucillagini”. Un accumulo che si fa sentire a fasi alterne, perché “si verifica un saliscendi di presenze, una tendenza tuttora in corso” precisa l’esperto.
“Attualmente – continua Rinaldi – la situazione è relativamente tranquilla, ma è anche difficile prevedere se arriverà una mareggiata, che con il moto ondoso risolverebbe il problema. Oggi però manca un progetto organico a livello di bacino che dia informazioni sul fenomeno”. Perchè è sempre l’Adriatico a soffrire di accumuli di mucillagini? “In realtà le mucillagini sono presenti anche in altri mari – spiega Rinaldi – solo che rimangono in acque più profonde. Il fatto che questo inverno non ci siano state mareggiate ha messo in evidenza il fenomeno”.

Fonte: ansa

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