Onu: 10% di mare protetto entro 2012 per fermare la distruzione degli oceani

LIVORNO Aprile 2007 – Il summit mondiale di Washington sul mare, organizzato dall’ Iucn Marine Protected Area e dalla World Commission on Protected Areas, ha pubblicato le strategie per contrastare le minacce crescenti per i mari del Pianeta e si è concluso con una preoccupante constatazione: per scarsa protezione, pesca eccessiva ed acidificazione, stiamo distruggere gli oceani ed i mari della Terra ad un tasso molto più veloce di quanto li stiamo proteggendo.
Secondo gli scienziati ed gli esperti che hanno partecipato al summit dell’Onu l’unica soluzione per fermare la distruzione delle risorse e della biodiversità marina è quella che i governi, imprese e società civile si impegnino per aumentare velocemente le aree marine protette e per prendere misure in modo da rendere gli ambienti marini più resistenti al cambiamento climatico. Secondo la dichiarazione finale del summit mondiale sul mare «interi ecosistemi sono compromessi e rischiamo di perderli prima di averli protetti».
La soluzione chiave proposta dai due organismi dell’Onu e dagli scienziati ed esperti è quella di incrementare velocemente la protezione degli oceani e di collegare le aree marine protette con corridoi. Solo questi corridoi marini «permetterebbero che la specie marine recuperino e migrino di fronte al cambiamento delle temperature e della chimica del mare». Attualmente, soltanto l’1 per cento degli oceani è protetto, molto meno del 12% della superficie della terra ferma che è ormai un parco o una riserva naturale.
«I partecipanti al summit invitano i governi a stabilire reti di aree marine protette di zona entro il 2012 per proteggere almeno 10% degli oceani sotto giurisdizione nazionale, come deciso dai vari accordi internazionali legalmente obbligatori – ha detto Dan Laffoley, vicesegretario dell’Iucn World Commission on Protected Areas – Con I ritmi correnti, gli obiettivi non saranno raggiunti».
Le zone protette marine si sono rivelate essenziali per permettere che gli stock di pesci minacciati recuperino ed aumentino il rendimento della pesca nelle zone adiacenti. Nel mar rosso egiziano, cinque anni dopo l´istituzione delle riserve marine, la pesca nelle zone vicine é aumentata del 66%.
Per rendere gli oceani più resistenti di fronte agli effetti del cambiamento climatico davanti ad altri fattori di stress come l’ inquinamento e l’overfishing che secondo l’Iucn dovrebbero essere assenti dagli ecosistemi marini più vulnerabili, come i reefs corallini, il Mediterraneo e le piccole isole, che rappresentano una fonte importante di reddito e di proteine per milioni di persone in tutto il mondo.
«Il cambiamento climatico riscalda gli oceani e li rende più acidi – spiega Carl Gustaf Lundin, a capo del programma marino dello Iucn – questo produce lo sbiancamento dei coralli ed erode la loro capacità di costruire gli scheletri e le barriere coralline. Ma i coralli possono adattarsi e sopravvivere se sono sani e non soffrono per la sedimentazione o per pratiche distruttive di pesca»
Inoltre una migliore amministrazione degli ambienti marini salvaguarderà l´umanità dal cambiamento accelerato del clima. Gli oceani sono il più grande dispersore di carbonio del Pianeta, assorbono intorno al 50% della CO2 atmosferica ogni anno. Tuttavia, l’aumento delle emissioni di CO2 e la scarsa amministrazione del mare possono trasformare gli oceani da dispersori di carbonio in una fonte importante di carbonio che scaricherebbe gli ampi di carbonio del mare nell´atmosfera, esacerbando così il cambiamento climatico.
Davanti a scenari come questi, diventa davvero incomprensibile, ed emerge in tutta la egoistica visione provinciale, la polemica sull’area marina protetta che si è innescata nell’Arcipelago Toscano, dove si tratta di dare una gestione alle norme di salvaguardia provvisorie che già ci sono a Gorgona, Capraia, Pianosa, Montecristo e Giannutri e di estendere l’area marina protetta all’Elba ed al Giglio per realizzare un’Amp prevista già nel 1982 dalla legge 979.
Una dei cavalli di battaglia degli oppositori è che non vogliono «imposizioni calate dall’alto», mentre invece l’iter istitutivo proposto prevede che i comuni coinvolti facciano proprie proposte di zonazione partendo da una proposta di massima inviata dal ministero dell’ambiente già nel 2005. A sentire quanto chiesto dal summit mondiale di Washington e a leggere i libri verdi sul mare e la pesca dell’Unione Europea, se gli abitanti dell’Arcipelago toscano non saranno capaci di difendere e gestire il loro mare, alla fine arriveranno gli obblighi internazionali e l’area marina protetta si farà davvero dall’alto, probabilmente da molto in alto.
Notizia tratta da:
greenreport

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