Acquacultura e sicurezza negli alimenti

ROMA Maggio 2007. Secondo la Fao, la recente scoperta di melanina negli alimenti utilizzati in alcuni allevamenti di pesci negli Usa ha messo in luce i problemi con i quali si deve confrontare il settore dell’acquacoltura che fornisce il 44% del pesce consumato nel mondo. La melanina é una sostanza legata presente nelle scatole di cibo per cani e gatti e che sembra essere la causa di morte per alcuni di questi animali. «Il percorso complicato che avrebbe seguito per finire dal tubo digerente dei pesci – spiega una nota Fao – destinati al consumo umano illustra le difficoltà incontrate per garantire la salubrità dei prodotti alimentari nell’era delle reti trasnazionali di produzione, trasformazione e distribuzione».
Gli alimenti incriminati sarebbero stati prodotti in Cina ed esportati da una ditta Americana che li avrebbe venduti ad almeno due fornitori canadesi che li avrebbero poi venduti a produttori di pesce Usa. Le autorità sanitarie americane e canadesi affermano che la contaminazione é finora di basso livello e che i pesci riescono ad eliminare rapidamente la melanina ingerita, quindi non ci dovrebbero essere pericoli immediati per il consumo umano.
Ma per casi simili, molti stati americani hanno proibito le importazioni di pesce gatto dopo che nei filetti surgelati erano state rilevate presenze di antibiotici e la catena di ipermercati Walmart ha interdetto questi prodotti in tutti i suoi punti vendita negli Stati Uniti. «Questo – dice Lahsen Ababouch della Fao – dimostra l’importanza di garantire la salubrità dei prodotti di acquicoltura, il settore di produzione animale a più alto tasso di crescita da più di dieci anni. Oggi, la filiera mondiale di produzione di pesce e di approvvigionamento è estremamente complessa. Circa la metà di tutti i pesci consumati provengono da impianti acquicoli. Circa 12 milioni di persone traggono il loro sostegno dalla piscicoltura. E’ dunque cruciale la vigilanza affinché il pesce di allevamento sia della migliore qualità possibile e senza pericoli per la salute».
Per questo la Fao organizza da oggi a giovedì 31 maggio a Qingdao, in Cina, una conferenza sul commercio dell’acquacoltura insieme al ministero cinese dell’agricoltura. Il convegno comprende sessioni sulla gestione qualitativa a livello di impianti di piscicoltura, sul quadro della regolamentazione internazionale e sulla maniera di stabilire sistemi equi di tracciabilità e di etichette per permettere ai dettaglianti ed ai consumatori di conoscere la provenienza dei prodotti.
Anche se il pesce viene soprattutto esportato nei paesi ricchi, il 98% dei pescatori e dei piscicoltori vive nei paesi in via di sviluppo ed esiste quindi il problema di assicurare che i parametri di qualità abbiano sia fondamenti scientifici ma che non sfavoriscano i piscicoltori dei paesi poveri rispetto a quelli dei paesi ricchi. Nell’ultimo anno, la quantità di pesci provenienti dall’acquacoltura ha registrato una crescita vertiginosa: nel 1980, solamente il 9% dei pesci consumati dall’uomo proveniva dall’acquacoltura, oggi siamo al 44% e per la Fao «un’acquacoltura responsabile é fondamentale per soddisfare la domanda crescente di pesce, riducendo la pressione sugli stock allo stato selvatico».
Fonte: greenreport

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