Nei coralli è scritta la storia degli uragani

L’aumento della frequenza degli uragani degli ultimi anni potrebbe essere soltanto un ritorno al passato. Lo affermano i coralli, o meglio uno studio della loro densità pubblicato da Science, da cui sono stati ricavati i dati degli ultimi tre secoli.
La densità con cui si formano le barriere coralline è influenzata dalla quantità di pioggia caduta, che a sua volta é legata alla presenza di uragani. I ricercatori del Geological Survey of Sweden hanno studiato lo scheletro delle barriere coralline del nordest dei Caraibi. Come per gli alberi, ogni anno la crescita dei coralli lascia un anello, che può quindi essere utilizzato anche per datare la struttura, che in questo caso ha più di 200 anni. Il risultato della ricerca è stato che dal 1760 la frequenza degli uragani è diminuita gradualmente, fino a raggiungere il minimo negli anni ottanta. Da questa data il numero ha iniziato a crescere, con un picco di attività nel 2005, proprio quando si è effettivamente registrata una particolare attività, culminata con i devastanti uragani Rita e Kathrina. “Il cosiddetto ‘wind shear’, cioé la differenza tra la velocità e la direzione del vento in quota e di quello vicino alla superficie, influenza la formazione dei coralli – spiega Johan Nyberg, che ha condotto lo studio – se è alto le piogge diminuiscono, e il corallo è più denso. Questo avviene perché con poca pioggia la salinità dell’acqua aumenta, e questo modifica il modo con cui i coralli costruiscono il loro scheletro”.
L’osservazione che gli uragani sono quasi raddoppiati dagli anni settanta era già stata fatta basandosi sui dati misurati direttamente. Secondo Nyberg, i le loro strutture fungono da ottimo archivio, che può arrivare fino a tre secoli. Secondo questo ‘osservatorio naturale’, l’improvviso aumento degli uragani non sarebbe altro che un ritorno sui livelli passati. Questa ricerca contraddice alcune teorie secondo cui sarebbero i cambiamenti climatici, e non fattori naturali, la causa dell’intensificarsi degli uragani. Una delle principali critiche mosse alla ricerca è che le equazioni applicate dai ricercatori svedesi non tengono conto di un fattore importante come la temperatura dell’acqua, che negli ultimi anni è in forte aumento e che secondo alcuni è legata direttamente all’attività atmosferica. Secondo altri studiosi invece i dati svedesi sono giusti ma confinati alla zona geografica dei Caraibi. “La parte a nordest dei Caraibi oggi è esattamente nella zona dove si abbatte la maggioranza degli uragani – fa notare James Elsner, dell’università della Florida, citato dal sito del settimanale New Scientist – ma non sappiamo se è sempre stato così. Una variazione dell’attività degli uragani in questa regione potrebbe indicare un cambio nella loro direzione, non nell’intensità totale. Di sicuro wind shear e temperatura della superficie dell’acqua sono entrambi importanti per la formazione degli uragani, ma bisogna stabilire quale dei due ha l’effetto maggiore”.

Fonte: ansa

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One Response to Nei coralli è scritta la storia degli uragani

  1. jessica ha detto:

    secondo me qst storia è tt una palla

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