Polpi a rischio, il mimetismo non basta

ROMA – Camminare in equilibrio su due tentacoli. Assumere le sembianze di una noce di cocco. Imitare un cespuglio di alghe in movimento. E’ quanto si inventano i polpi per mimetizzarsi con l’ambiente marino in caso di pericolo; azioni fantasiose e creative che non finiscono di stupire gli stessi scienziati ma che, in ogni caso, servono a poco. A causa delle eccessive catture, infatti, si è avuto negli ultimi cinque anni un depauperamento di oltre il 20% di questi animali, la cui taglia si riduce sempre più.
A parlare sono i dati dell’Ismea, secondo cui a livello mondiale la produzione complessiva è passata da 50.495 tonnellate del 2000 a 39.485 del 2004, mentre a livello Ue da 25.030 a 19.909; calo che si è manifestato anche in Italia, dove le tonnellate sono passate da 9.173 a 6.823. Parallelamente sono aumentati i prezzi all’ingrosso passati, secondo dati Istat elaborati da Federcoopesca-Confcooperative, da 3,91 euro/kg nel 2000, a 5,41 euro/kg nel 2004. Quanto ai consumi domestici nazionali, le 9.932 tonnellate del 200′ sono passate a 8.539 nel 2005. Un andamento che si è riflesso sulla bilancia commerciale, con un import passato da 36.603 tonnellate del 2000 a 52.434 nel 2005 e un export da 3.250 a 1.523 tonnellate.
A fronte di questa situazione in Italia, in Toscana in particolare, si stanno sperimentando i primi allevamenti di polpi, i cui risultati lasciano bene sperare. Il Cirspe, Centro Italiano Ricerche e Studi per
la Pesca, ha creato infatti tane in coccio o in pvc che le ‘future mamme polpo’ hanno subito occupato per deporre le uova; si tratta dell’octopus vulgaris, una specie molto studiata da un punto di vista fisiologico, ma poco sotto il profilo etologico in natura e in ambienti controllati. Le strutture sperimentate aprono di fatto la strada alla possibilità di incrementare le capacità riproduttive di questi animali, grazie all’aumento ‘artificiale’ dei siti di deposizione per il ripopolamento in tratti di mare prescelti.
Positiva è stata anche l’esperienza relativa alla cattura di femmine con uova e il loro mantenimento in cattività; mantenendola, infatti, in ambienti controllati di piccole dimensioni ad una temperatura di 19 gradi in tana con le uova per circa 40 giorni dalla cattura, si è ottenuta la schiusa delle larve.

Fonte: ansa

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