Toccare il mare in profondità? Si può!

Una nuovo metodo didattico per la subacquea dei non vedenti: a colloquio con alcuni di loro, e con chi l’ha inventato
Perchè un non vedente dovrebbe non poter immergersi nelle profondità marine? Fare attività subacquea?
Nulla lo vieta, se si attivano corsi e modalità che permettano a che ha disabilità visive di apprezzare questa diversa prospettiva di vivere il mare.
Siamo a raccontarvi l’iniziativa “Emozioni subacquee”, che in questi giorni l’Associazione Albatros – Progetto Paolo Pinto sta realizzando a Venezia, in collaborazione con la Sub Rari Nantes veneziana.
Le “emozioni” sono quelle di quattro ragazzi appartenenti alla locale sezione dell’Unione Italiana Ciechi, che si sono lasciati coinvolgere, con l’obiettivo di ottenere il brevetto di sommozzatore di primo grado. In barba alla disabilità, verrebbe da dire.
In realtà le emozioni di cui si diceva prima sono anche quelle che vengono trasmesse a noi non subacquei, e vedenti.
E’ quanto espresso anche dal sindaco di Venezia Massimo Cacciari, alla presentazione dell’iniziativa:
“La libertà e la leggerezza dell’immersione in acqua che raccontate di aver provato sono coinvolgenti anche per noi. E’ uno di quei casi in cui la dicitura consolatoria di diversamente abili trova una sua reale veridicità nella pratica. Iniziative di questo genere interpellano noi istituzioni a riuscire a sostenerle. Non dobbiamo lasciare che i problemi finanziari ci tarpino le ali, o le pinne in questo caso”.
Conferma della bellezza dell’immersione viene da quei ragazzi non vedenti che già hanno acquisito il brevetto. Tra loro c’è Marina Zerbin, veneziana: “Sott’acqua il metodo proposto da Albatros mi permette di rendermi conto col tatto di ciò che ho intorno. Toccare il mare si può. La paura iniziale la si vince, senti che ce la puoi fare, con l’aiuto dell’istruttore”.

Le fa eco Alessandro Trovato, anch’egli brevettato, e non vedente: “Mi sono lasciato coinvolgere, per poter accedere a un mondo altrimenti irraggiungibile. Anche se si accompagnato, le sensazioni che provi sono di leggerezza, e di estrema libertà”.
Ma come riesce un non vedente ad apprezzare la subacquea?
A spiegarlo è Manrico Volpi, presidente del Subacquando Club di Livorno, e ideatore della nuova impostazione di metodo didattico proposta dall’associazione Albatros – Progetto Pinto. “La difficoltà – racconta Volpi –
non era tanto quella di portare sott’acqua i non vedenti, perchè la subacquea è anche un’esperienza culturale, scientifica. Noi portiamo il sub non vedente sul fondo, dove sviluppiamo la capacità di riconoscere le specie sessili, cioè quelle appunto che vivono nel fondo del mare, o del lago. Ne abbiamo 72 di recensite, che abbiamo raccolte in un libro da portare in immersione, con i nomi delle specie in braille, e in latino per l’istruttore. Valorizziamo molto anche il rapporto non vedente – accompagnatore, di fiducia e complicità. Il mio compito quando faccio immersioni con i disabili visivi è di fare la parte che sulla terra è del cane”.
Per spiegare tutto ci vorrebbe un libro.
Speriamo di essere riusciti a incuriosirvi, anche perchè un libro che racconta questa esperienza c’è proprio! E’ “Il mare da toccare”, edito dal Gruppo editoriale Olimpia e firmato da Manrico Volpi, sulla subacquea per non vedenti.
Per provare questa esperienza invece si consiglia di contattare l’associazione Albatros – Progetto Pinto, che sta divulgando in tutta Italia questa nuova possibilità di sport e di autonomia.

Fonte: Disabili.com

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