Coste e veleni: al via a Roma la tre giorni ICRAM

ROMA, 18 GIU – Al via oggi la tre giorni di lavori dell Icram tutta dedicata alla tutela degli oltre 8.000 km di coste italiane dai tanti veleni prodotti dall uomo. Circa 150 i ricercatori protagonisti del primo convegno organizzato a Roma dall Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare, che hanno scambiato informazioni sui foraminiferi bentonici, organismi unicellulari presenti nei sedimenti marini che l Icram studia dal 1999. Assomigliano a microconchiglie, ma non lo sono spiega Elena Romano, ricercatrice dell Icram e risentono dell inquinamento. In particolare, alcune specie si deformano e costituiscono un ottimo indicatore ambientale per definire lo stato dei fondali . Organismi capaci quindi di definire il grado di salute delle nostre coste e soprattutto il tipo di veleno impiegato, specie nel caso di attivita industriali come e stato dimostrato nel caso di Bagnoli aggiunge Romano – o in alcuni siti sardi, oggetto ad esempio di scarichi in mare o emissioni gassose. Individuano metalli pesanti come mercurio, piombio, zinco, cadmio, ma anche vari idrocarburi e composti organici, spesso associati a vernici . L idea dell Icram e quella di riuscire a costituire una mappa dell inquinamento delle coste italiane anche grazie a questi strumenti naturali . Sono ben 25 le aree a mare tra le 54 zone di bonifica nazionale. Non siamo molti in Italia a lavorare su questi organismi spiega la ricercatrice dell Icram e l obiettivo, come per i colleghi stranieri, e quello di inserirli nei protocolli europei di bonifiche . Prossimo appuntamento per esperti nazionali e mondiali del mare e’ fissato per mercoledi’, quando si discutera dello sviluppo di strumenti efficaci di prevenzione, tutela e rimedio per contesti ecologici a rischio inquinamento oppure gia colpiti. Per l occasione sara presente anche il ministro dell Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. Giovedi’, ultimo giorno, i ricercatori parleranno invece del problema dell erosione dei litorali, che ha portato in Italia alla ricerca di nuove fonti di sabbia.

Fonte: ansa

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