Povero Pesce Pagliaccio

Chissà per quale ragione talvolta le azioni umane riescono ad ottenere esattamente l’effetto opposto a quello voluto? Se pensiamo per un attimo all’incredibile impatto che hanno oggi i media sul pubblico non possiamo che rallegrarci quando un messaggio positivo viene raccolto da tutti con effetto benefico sull’educazione generale e, tuttavia, può accadere che una buona intenzione si trasformi in tragedia, a causa della impropria interpretazione del messaggio originale. Prendiamo ad esempio libri e film aventi per argomento la natura ed in particolare gli animali: quante razze canine hanno visto crescere la loro diffusione e popolarità in seguito alla pubblicità legata ad un evento mediatico: Lassie lanciò il Collie, Rin Tin Tin il Pastore tedesco, i poveri Dobermann, cani di indiscutibile equilibrio ed intelligenza, furono vilipesi e demonizzati in pellicole di dubbio gusto. E quante altre specie oltre al troppo consueto cane: furetti, caimani, pappagalli, maialini e così via. Sicuramente la Walt Disney ha sempre cercato la positività del messaggio, ma non sempre quest’ultimo è stato raccolto in modo corretto.
Una corsa all’acquisto
Qualche anno fa, dopo l’uscita del film avente per protagonista un Pesce Pagliaccio che vive incredibili avventure si è assistito in molti Paesi ad un incremento notevole nella richiesta di tali pesci e se ciò può apparire, commercialmente parlando, vantaggioso è sicuramente squallido e diseducativo. Qualsiasi forma di vita merita il nostro rispetto e non oso pensare a quale sia stato il destino della maggior parte di quei poveri pesci venduti a persone, magari in buona fede, ma del tutto impreparate alla difficile gestione di un acquario marino. I Pesci Pagliaccio sono tipici abitatori della barriera corallina, vivono negli oceani Indiano e Pacifico, da sempre sono fra i preferiti dagli acquariofili di tutto il mondo in quanto oltre ai colori bellissimi presentano uno stile di vita del tutto particolare, vivono in strettissimo rapporto con le attinie che offrono loro riparo e protezione dai nemici. Questa forma di simbiosi ha sempre affascinato l’uomo, che è riuscito a riprodurre in acquario l’ambiente tipico della barriera corallina. Tuttavia non si deve pensare che la gestione di un acquario marino con pesci ed invertebrati sia facile ed in questi casi l’improvvisazione è sempre fatale. Accostarsi all’acquariofilia è sicuramente bellissimo ed affascinante ma comporta documentazione, tempo ed impegno costante, l’acquario marino è sicuramente più difficile da mantenere in buona salute rispetto a quello d’acqua dolce, gli equilibri sono decisamente precari e, a meno che non si disponga di assistenza da parte di personale qualificato, è molto facile assistere al proprio fallimento accompagnato purtroppo dalla morte di tutti gli abitanti del nostro piccolo mondo acquatico.
Una passione impegnativa
I Pesci Pagliaccio più comunemente allevati in acquario sono cinque tutti appartenenti al genere Anphiprion, sono lunghi pochi centimetri, coloratissimi, tutti vivono in stretto contatto con le attinie e possono convivere con altri pesciolini che presentano analoghe abitudini. Richiedono temperature superiori ai 25 °C, pH basico, forte illuminazione ed un fondo che riproponga le caratteristiche della barriera corallina con numerose attinie. Personalmente ritengo che l’esperienza dell’acquario marino debba essere affrontata con consapevolezza e senso di responsabilità, magari attraversando prima una fase di collaudo con un più comune e gestibile acquario d’acqua dolce i cui ospiti sono già in massima parte nati in cattività e non strappati alla vita libera. Il lavoro dell’acquariofilo richiede pazienza ed impegno , i controlli e la manutenzione devono essere effettuati con costanza, precisione e nei tempi dovuti, non è assolutamente possibile rinviare pensando di poter sempre porre rimedio alla trascuratezza in tempi successivi. L’ecosistema dell’acquario marino è fragilissimo e quando il delicato equilibrio si spezza non è quasi mai possibile riparare al guasto se non ricominciando da capo. L’unico valido consiglio che si può dare è quello di affidarsi ai consigli di persone esperte, sia che appartengano ad associazioni, sia che gestiscano negozi specializzati, solo in questo modo si potranno evitare errori gravi che oltre ad accrescere il nostro senso di frustrazione causano sofferenza e morte a creature che pur impropriamente definite inferiori hanno diritto di vivere felici.
*** SCHEDA TECNICA ***Nome comune:
Pesce Pagliaccio
Nome scientifico:
Genere Amphiprion, specie: ocellaris, melanopus, perideraion, sebae, bicintus.
Morfologia:
Si tratta di pesciolini lunghi una decina di centimetri, coloratissimi.
Distribuzione geografica:
Popolano le barriere coralline degli oceani Indiano e Pacifico
Ambiente e biologia:
In natura ed in cattività vivono in stretto rapporto con attinie ed anemoni che offrono loro riparo con i tentacoli urticanti. Richiedono un fondo roccioso, luce intensa, pH superiore a 8, temperatura superiore ai 25°C. Possono vivere in piccoli gruppi o con altre specie con abitudini simili. La riproduzione in cattività è difficile anche se per alcune specie già realizzata.
Alimentazione:
Si nutrono in natura di plancton, in cattività con cibo vivo o essiccato.
Consigli:

Evitate l’improvvisazione il Pesce Pagliaccio come tutti i pesci marini richiede cure diverse e più impegnative di quelle che si dedicano normalmente ad un pesce rosso d’acqua dolce.
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Il dott. Cesare Pierbattisti è medico veterinario libero professionista (Patologie degli animali esotici), biologo e presidente dell’ Ordine dei medici veterinari della provincia di Torino.

Fonte: La Stampa.it

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