CNR: importante proteina luminosa scoperta nelle meduse

Roma, 12 lug. – La medusa, croce di tutti i bagnanti! Ma d’ora in poi non sara’ piu’ ricordata solo per i fastidiosi effetti provocati dal suo liquido urticante, ma anche per una proteina “luminosa”, che puo’ essere usata come marcatore visivo per trovare difetti all’interno delle cellule. E’ il risultato di uno studio presentato da Fabio Beltram del Cnr-Infm (Istituto nazionale fisica della materia-Consiglio nazionale delle ricerche) e del Nest (National enterprise for nanoscience and nanotechnology) della Normale di Pisa, a un convegno al Cnr.
La proteina in questione e’ la “Proteina fluorescente verde” (Gfp) presente nella Aequorea victoria, medusa che abita nelle acque profonde del Pacifico. La Gfp offre parecchi vantaggi: e’ fluorescente ad una determinata lunghezza d’onda, quindi facilmente visibile, e per questo puo’ essere utilizzata come marcatore specifico; inoltre e’ presente in natura e quindi risponde ai principi di biocompatibilita’ (non e’ tossica ed e’ facilmente smaltibile); al contrario della maggior parte delle proteine, e’ capace di funzionare anche in altri organismi, senza l’ausilio di molecole presenti solo nell’animale d’origine.
Questa ed altre proteine fluorescenti possono essere modificate fornendo loro proprieta’ aggiuntive. E’ quello che ha fatto il gruppo di ricerca guidato da Beltram, che ha attribuito ad alcune la capacita’ di cambiare conformazione e acquisire nuove proprieta’, come il cambiamento di colore, in risposta a stimoli esterni, quali la presenza di una specifica proteina mutata o la concentrazione di una specie chimica. “Queste proteine mutate – spiega Beltram – da semplici lampadine fluorescenti diventano cosi’ dei veri e propri sensori, che reagiscono all’ambiente inviando segnali all’esterno”.
Il laboratorio del ricercatore del Nest Cnr-Infm sta gia’ sperimentando alcune applicazioni in campo diagnostico. “Al Dna di queste proteine-sensori – dice Beltram – e’ possibile aggiungere un altro pezzo di Dna con funzione di vettore educato alla ricerca di una proteina bersaglio. Quindi, oltre ad insegnare alla cellula a formare da se’ la proteina-sensore, si fornisce un motorino che le permette di entrare nelle cellule alla ricerca del bersaglio per cui e’ stata educata. Trovato il bersaglio, la proteina-sensore si lega ad esso e questo legame provoca il cambiamento di conformazione e di colore”.
Il grande potenziale in campo biomedico aperto da queste ricerche riguarda anche il campo terapeutico. Sono in sperimentazione delle proteine-sensori che nascondono in se’ un potenziale farmacologico, chiamate pro-farmaci, cioe’ non farmacologicamente attive ma che possono attivarsi in caso di segnali particolari (come la presenza di una proteina mutata). Questa scienza, chiamata nanomedicina, sta muovendo i suoi primi passi, ma lo scenario che apre e’ quello di portare queste proteine dentro un organismo apparentemente sano per rilevare la presenza di cellule mutate, altrimenti invisibili, come quelle tumorali in stadio precoce, e poterle quindi distruggere.

Fonte: AGI

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