Lucio, l’uomo che parla ai delfini

È italiano ma vive in Messico
Lucio, l’uomo che parla ai delfini
È addestratore, ma ha un rapporto quasi simbiotico: «Sono più della mia famiglia. Quando c’è un uragano io sto con loro»
MILANO – Uomo e delfino. Giochi di sguardi, emozioni, contatti che coinvolgono anche il cuore. Lo sa bene Lucio Conti, 32 anni, originario di Riccione , vive in Messico da 8 anni. E’ il responsabile degli addestratori DolphinDiscovery di Puerto Aventuras, sulla riviera Maya. Lucio «parla» con i suoi delfini:«Sono più della mia famiglia, quando c’è un uragano io sto con loro, riconoscono i miei passi, le vibrazioni che lascio». È l’uomo dei delfini e trascorre le sue giornate con questi mammiferi, insegna loro a volteggiare nelle acque messicane. Ma il suo rapporto va al di là del semplice ruolo di addestratore.
SIMBIOSI – Quello di Lucio è diventato un mondo in simbiosi con gli animali. «Sì mi riconoscono. I delfini sanno chi sei e non solo dal contatto fisico, dalla relazione che stabilisco quando sono in acqua – racconta l’italiano – ma anche dalla maniera di muoversi. Ti riconoscono anche dai passi e dalle vibrazioni che si emettono quando si cammina». «Se ti è successo qualcosa di personale anche loro reagiscono. Entrano in contatto con le tue sensazioni, con le tue emozioni. Quando si è tristi – prosegue Lucio – involontariamente lo sentono. Te ne accorgi dalle loro reazioni, non alzano la testa, evitano di mettere il rostro vicino al petto, si tengono a distanza». «Insomma, con il linguaggio del corpo sentono che non sei predisposto bene». «È una relazione variabile che cambia a seconda dei giorni e ogni giorno le emozioni del momento vanno interpretate».
PARLARE – «Spesso sembra quasi che puoi parlare con loro, che ti capiscono e ti rispondono. Non sono visioni ma sensazioni reali. E questo perchè passo più tempo con loro – riferisce Lucio – che con la mia famiglia. Per esempio ci sono situazioni climatiche che mi costringono a lasciare mio figlio di 4 anni, Julio, e la mia compagna, America. Quando ci sono gli uragani mando la mia famiglia al sicuro ma io rimango con i delfini, proteggo gli animali». Un dare e avere che a Lucio nella vita ha offerto molto, soprattutto in alcuni momenti difficili. In particolare c’è un delfino prediletto, Luis, che ora si trova nella struttura di Cozumel. «Siamo diventati molto amici. Stava tutti i giorni con me in un continuo scambio di sensazioni». Come? «Mi offriva il suo corpo, le pinne pettorali, le dorsali». Luis ha 13 anni, si sono dovuti dividere ma è rimasto nel cuore di Lucio.
CATTIVITA’ – Ma come si fa a coniugare l’amore per i delfini con il lavoro di istruttore e quindi con il fatto che gli animali sono in cattività? «È una domanda che ti fai per tutta la vita, un animale dietro un recinto non è mai la cosa migliore noi però raggiungiamo solo nella nostra struttura un milione di persone l’anno. Persone che in questo modo possono conoscere un mondo per poterlo rispettare perchè noi insegniamo per prima cosa l’estrema tutela di tutto quello che è il mare, i suoi abitanti e tutto il mondo naturale. E comunque qui nel centro i delfini vivono in mare, nelle baie naturali, con pesci, coralli e tutta la flora dei fondali tropicali, non stanno in piscina. Sono nati qui, non sono prelevati in natura».
DA RICCIONE – Lucio Conti è partito da Riccione 8 anni fa per raggiungere il Messico. Era istruttore di vela. Poi ha lavorato per una stagione al delfinario della sua città, quindi il Messico. Ora è responsabile degli addestratori e degli animali. Nella struttura di Puerto Aventuras ci sono 25 delfini (20 adulti e 5 piccoli) ma anche 7 leoni marini e 5 lamantini. È lui, Lucio, l’inventore di una gelatina energetica che sostituisce il pesce per ricompensare gli animali. «Per i delfini la parola d’ordine è il gioco. E come ogni gioco alla fine c’è un premio». E se potessero parlare? «Lancerebbero un appello per dire di non gettare plastica in mare e non inquinare». «Cosa posso dire di loro? Sono giocherelloni, simpatici, accattivanti, puri. Appena scendo con loro chiedo hai voglia di giocare?». E quando li saluti? «Ci vediamo domani, come a un amico».
Fonte: Corriere della Sera.it

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