Gujarat, i villaggi mangiati dal mare

Cosa significa «innalzamento degli oceani», una delle previste conseguenze dell’aumento della temperatura terrestre? La costa del Gujarat, nell’India nord-occidentale, ne offre un esempio. Il Gujarat è affacciato sul mare Arabico. La sua costa meridionale ora vive un dramma: uno dopo l’altro i villaggi di pescatori sono inghiottiti dal mare. «Abbiamo dovuto arretrare di tre chilometri negli ultimi 20 anni», racconta il signor Govindbhai Tandel, al magazine indiano Frontline (in «Gone with the Waves», 14-27 luglio). Lui usa passare sette o otto mesi in mare sulla barche pescherecce, come quasi tutti gli uomini del suo villaggio, Danti; tornano a terra durante il monsone, quando il mare è troppo duro per pescare. Allora però comincia il lavoro per rinforzare le protezioni contro i marosi che avanzano. Battaglia persa: «Prima il nostro villaggio era là», spiega il signor Tandel indicando un punto nel mare. Più volte negli ultimi anni gli abitanti hanno costruito muri per proteggere le loro capanne (l’unico edificio in muratura è la scuola), invano. Tre dei pozzi che rifornivano il villaggio sono sommersi, la scuola è stata ricostruita tre volte, procurarsi l’acqua da bere è sempre più difficile (gli abitanti di Danti devono comprarla dai camion cisterna). Lo stesso accade in molti altri villaggi della zona, dove muri diroccati lambiti dal mare testimoniano l’avanzata dell’oceano. Molte famiglie se ne sono andate, emigrate nelle città dell’interno, nel cosiddetto «golden corridor» (il «corridoio industriale» del Gujarat meridionale, una delle zone più industrializzate dell’India) o a Mumbai (Bombay). Altre invece resistono ostinate, non vogliono lasciare i villaggi e la pesca, e continuano a spostare le capanne un po’ più indietro nella speranza che il mare si fermi e li lasci vivere.
Gli abitanti di quei villaggi non sanno bene perché il mare abbia cominciato ad avanzare così. Si pongono molte domande, riferisce la reporter di Frontline: sarà perché ci sono più tempeste in mare? Parlano però anche della scomparsa delle mangrovie: «Dopo che abbiamo perso le mangrovie, 15 o 20 anni fa, molti hanno deciso di emigrare nei grandi porti di Mumbai, Porbandar o Veraval a cercare lavoro. Prima potevamo vivere tranquillamente pescando vicino alla costa e tra le mangrovie» spiega un altro abitante di Danti (che ha dovuto spostare la sua casa 4 volte e alla fine a deciso di emigrare in città). Certo è che la «maledizione» caduta su quei villaggi di pescatori è un fenomeno generale: molte altre zone dei
7.500 chilometri di costa dell’India stanno sperimentando una simile erosione. Nel Sundarbans (alle foci del Gange, nel Golfo del Bengala) due isole sono state ormai cancellate dalla mappa, costringendo 7.000 persone a sfollare, e altre isole stanno per soccombere: il mare sale al ritmo di 3,14 millimetri all’anno, e nei prossimi anni questo potrebbe costringere altre 70mila persone a sfollare. Il confronto tra le immagini satellitari di questi ultimni anni e quelle usate negli anni ‘60 dal Survey of India mostrano che la costa del Gujarat sta cambiando profilo.
L’India è uno dei 27 paesi individuati dalle Nazioni Unite come i più vulnerabili all’impatto del cambiamento del clima. Il dottor Murari Lal, noto climatologo (citato da Frontline), spiega che dagli anni ‘50 il mare è salito di
2,5 millimetri l’anno lungo le coste indiane, e per la metà di questo secolo si attende che salga tra 15 e 38 centimetri: effetto diretto del riscaldamento del clima, fa notare il climatologo, l’Artico si è sciolto finora tre volte più velocemente di quanto avevano previsto i modelli. «Aggiungete un 15% di previsto aumento dell’intensità dei cicloni tropicali, che aumenterà in modo significativo la vulnerabilità della popolazione delle zone costiere». Aggiungete poi gli «interventi umani» più localizzati: come la scomparsa delle mangrovie, tagliate per colonizzare le coste con costruzioni e cemento, che lascia le spiagge esposte all’erosione delle onde. Di tutto questo stanno facendo le spese i pescatori dei villaggi del Gujarat.

Fonte: Il Manifesto

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