Specie in via d’estinzione anche nel parco marino delle Galapagos

In Ecuador mattanza di squali per decreto presidenziale

di STEFANO SAMBIASE QUITO (Ecuador) — Gli squali sono stati sempre considerati i predoni del mare. In Ecuador, però, il vero predone è diventato l’uomo e i poveri squali le sue vittime soltanto per essere mutilate delle pinne richiestissime dal mercato gastronomico asiatico. E il tutto con la complicità di un recentissimo ambiguo decreto del Presidente della Repubblica Rafael Correa che ammette e non persegue la «pesca accidentale». Il risultato è che alcune specie già in via di estinzione sono, ora, ancora più a rischio soprattutto nel Parco Marino dell’Arcipelahgo delle Galapagos dove gli squali abbondandavano e dove è maggiore la caccia nonostante il divieto di pesca generale. La legge voluta anni addietro dal destituito col. Lucio Gutierrez – allora Presidente della Repubblica – vietava la pesca e la commercializzazione delle pinne che venivano esportate clandestinamente. Per i contravventori c’era l’arresto. Con il suo decreto, invece, il Presidente Correa – in carica da gennaio – ammette la pesca accidentale e permette la commercializzazione delle pinne. L’immediato risultato è che gli squali catturari “casualmente” sono aumentati vertiginoisamente. E’ dell’altro giorno il sequestro – immediatamente annullato grazie al decreto presidenziale – di addirittura due tonnellate di pinne: l’equivalente di 365 squali uccisi, mutilati delle pinne e rigettati in mare. Le mattanze sono pressochè quotidiane. Unico obiettivo le pinne da esportare in Cina e Giappone dove la “zuppa di pinne di pescecane”, nonostante le smentite scientifiche, è ancora considerato un piatto altamente afrodisiaco ma non solo: rappresenta uno staus symbol. Il costo di una “zuppa” nei ristoranti più esclusivi di Hong Kong, Singapore o Pechino si aggira tra i 150 e i 200 dollari. All’origine le pinne vengono pagate pochi dollari che però per i pescatiori ecuadoriani – una tra le categorie più povere – rappresentato un ottimo guadagno. Il decreto di Rafael Correa è stato ampiamente criticato. La stessa Ministra dell’Ambiente Ana Alban ha denunciato l’aumento del massacro degli squali ma il Presidente – confermando il suo crescente autoritarismo – non ha neppure risposto alle contestazioni pur continuando a perdere consensi. A gennaio, appena eletto, il suo indice di popolarità era del 73 per cento. A maggio era sceso al 67, a giugno al 62 e nei giorni scorsi al 59. Secondo gli analisti il decreto è essenzialmente politico. Si avvicinano le votazioni per l’approvazione di una nuova Costituzione voluta dallo stesso Correa. E le pinne di squalo rappresenterebbero decine di migliaia di riconoscenti voti a favore. Intanto il direttore dell’Unione Mondiale per la Natura, Robert Hofstede, ha sottolineato che la cosa più preoccupanete e l’assoluta mancanza di risorse economiche per il controllo. Ciò significa che le stragi continuaranno al punto di mettere a rischio l’intero ecosistema marino di cui da millenni, proprio gli squali, sono gli assoluti regolatori. Frattanto associazioni interrnazionali di ambientalisti hanno cominciato a far sentire la loro voce anche se – come’avviene spesso in alcuni Paesi dell’America Latina – la probabile risposta sarà la richiesta di “non interferire sulla decisione interne di uno Stato sovrano”. La “zuppa di pinne di pescecane” nasce come un piatto riservato alla classe dominante. Nei banchetti si offriva all’Imperatore. Oggi si offre agli invitati dei ricevimenti più esclusivbi per sottolineare il rango dell’anfitrione. Nonostante si tratti di un piatto presente soltanto nella gastronomia asiatica non è ben chiaro il perchè le pinne di squalo siano prevalentemente importate dall’estero: l’Ecuadore è tra i maggiori esportatori. Forse in Asia preferiscono che nei loro mari l’ecosistema continui ad essere ben regolato. La preparazioone della zuppa prevede un lungo ammollo delle pinne essiccate. Successivamente, vengono cucinate a vapore con un liquore, zenzero, cipolla e altre spezie per togliere l’odore di fango e acqua di mare. Quindi, tagliate in sottili filetti, vengono poste in un consomeè ristrettro di gallina (rigorosamente ruspante) unitamente a pezzetti di prosciutto, pezzetti di pollo e altre spezie. Dopo 36 ore complessive di cottura al primo assaggio il sapore è quello del brodo di gallina. Soltanto successivamente si avverte il particolare gusto dell’insipida cartilagine dietro la quale c’è la barbarie e la stupidità dell’uomo moderno insensibile perfino al destino del proprio pianeta.

Fonte: IL TEMPO.it

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