Venezia e il Mose, secondo avviso dell’Ue all’Italia

Il Mose non s’ha da fare. Gli interventi per la costruzione del Mose in corso nelle tre bocche di porto – gli sbocchi al mare della laguna di Venezia – non piacciono proprio alla Commissione europea, la quale ha inviato un nuovo avvertimento all’Italia. Si tratta della seconda “messa in mora” emessa dall’Ue nel giro di un anno nell’ambito della stessa procedura d’infrazione. Il commissario all’Ambiente Stavros Dimas non è convinto che sia stato fatto molto per salvaguardare le caratteristiche dei siti ecologici di interesse comunitario nei quali i cantieri sono tutti e tre inseriti. Sicché ha chiesto al Governo di inviare entro un mese le proprie osservazioni.
Il primo richiamo è del gennaio 2006 quando la Commissione europea aveva inviato una lettera formale di messa in mora al governo italiano intimandogli di rispondere entro due mesi. Ma le spiegazioni finora fornite evidentemente non sono state ritenute sufficienti, soprattutto dopo la visita ai cantieri di tre ispettrici della Commissione Laura Tabelloni, Giuliana Torta e Pia Bucella, che a metà maggio avevano compiuto un sopralluogo di due giorni. Nel mirino – si legge sul Gazzettino – sarebbe soprattutto il cantiere di prefabbricazione a Santa Maria del Mare, un’immensa piattaforma di 100 per 400 metri in cui saranno assemblati i cassoni in cemento armato che dovranno accogliere le paratie mobili. Nei progetti originari tali cassoni si dovevano costruire nei porti di Ravenna, Taranto e addirittura Cagliari per poi essere trainati via mare con dei rimorchiatori.
Ma ricordiamo velocemente di cosa si tratta. Venezia è periodicamente minacciata dalle acque alte che causano disagi e danni. Per opporsi a questo flagello è iniziata la costruzione di barriere mobili tese a fermare le maree, il Mose. Ma non tutti sono d’accordo. Più di 12mila cittadini si oppongono all’opera che costa 4,3 miliardi di euro e che dal 1996 viene confermata da tutti i governi in carica: con una petizione inviano all’Ue la richiesta di bloccare il Mose. I firmatari non vogliono quei 79 portelloni, incernierati sul fondale delle tre bocche di porto che collegano il mare con la laguna di Venezia e che dovrebbero sollevarsi in caso di alta marea per evitare che le acque alte allaghino la città dei Dogi e gli altri centri abitati della laguna. Per loro l’opera è «onerosa, complessa, di lenta attuazione e inefficace», inoltre «ostacola ogni altro progetto graduale e sperimentale di riqualificazione urbana ed ambientale della laguna».
Ma non solo. Provocherebbe danni ambientali e non servirebbe allo scopo per il quale è stata pensata poiché «non agisce sulle cause del problema», anzi «lo peggiora. In seguito alla richiesta, la commissione per le petizioni del Parlamento europeo esamina la petizione. Bruxelles dà il via ad una prima procedura d’infrazione inviando altresì una lettera al governo con cui si richiede uno studio sull’impatto ambientale, «studio che – sottolineano da Bruxelles – non è stato ancora fatto».
Ed ecco il secondo richiamo che trova d’accordo anche il sindaco di Venezia Massimo Cacciari. «L’inizio di una nuova procedura d’infrazione da parte della Commissione europea – sottolinea Cacciari – nei confronti del Governo italiano per i lavori per la realizzazione del progetto Mose alla bocche di porto dimostra, se ancora ve ne fosse bisogno, la fondatezza delle analisi e delle critiche che l’Amministrazione comunale di Venezia, in accordo con la stragrande maggioranza del Consiglio comunale, ha rivolto al suddetto progetto, in particolare proprio per il suo impatto ambientale. Come è evidente da questo seconda procedura – prosegue il sindaco – si tratta di ben altro che la “salvezza” di qualche “uccellino”, ma di una alterazione irreversibile di interi habitat protetti dalle normative locali, nazionali ed europei, del loro degrado e inquinamento. Su tutte queste questioni e, ancora una volta, sulla “logica” complessiva del progetto – ha concluso – chiederò, nella speranza mi sia cortesemente concesso, un incontro con il Commissario europeo all’Ambiente Stavros Dimas».

Fonte: L’Unità.it

Annunci

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: