Venezia: torna la pinna nobilis

VENEZIA, 18 LUG – Torna dal passato, con una colonia numerosa, la Pinna nobile nella laguna di Venezia da cui si traeva la ‘’seta di mare” utilizzata da principi e re, a cominciare da Carlo Magno. Si tratta di una conchiglia bivalve diffusissima nel Mediterraneo ma di cui la pesca, negli ultimi decenni, aveva fatto scempio, avviandola all’estinzione. La notizia e’ stata data da Luca Mizzan, biologo del Museo di storia naturale di Venezia, che da’ risposta cosi’ agli interrogativi di una lettrice che aveva inviato al ”Gazzettino” la foto di un ‘misterioso’ bivalve, con il guscio ricoperto da aculei. La bellezza della conchiglia, da apprezzare solo nel suo habitat e non da raccogliere perche’ protetta, e’ nella forma allungata che raggiunge l’altezza media di 70-80 centimetri, di forma sottile e colore bruno-giallastro. La sua storia e’ legata a principi e re, tra cui Carlo Magno, perche’ dalla Pinna nobile – come la cataloga Linneo nel 1758 – si traeva la ‘’seta di mare”: un tessuto di color oro, resistente e soffice, che veniva utilizzato per guanti e indumenti costosissimi, usati per alleviare il peso e il calore delle armature. Per l’Imperatore Carlo Magno la ‘’seta di mare” fu utilizzata per foderare la celebre corona gemmata. Per realizzare il tessuto era necessaria una quantita’ enorme di conchiglie. Il tessuto si ricava dal ”bisso”, il filamento che tiene ancorato l’animale al guscio, che e’ lungo poche decine di millimetri. Nei tempi piu’ recenti – secondo la diaristica dei pescatori raccolta dal Museo veneziano – le Pinne nobili, chiamate ”palostreghe” – nello stadio giovanile lunghe una ventina di centimetri – venivano ricordate perche’ ricoperte, prima della crescita, di scaglie appuntite che potevano ferire seriamente i piedi. Sulla Pinna nobile, oltre a Venezia lavorano esperti in Sardegna. Ma a dispetto della caccia al bivalve in mare aperto, per poterlo studiare, la scoperta delal conchiglia e’ stata fatta in laguna in un luogo che ora verra’ tenuto segreto, per tutelarne il completo ritorno. ”Se si trova, la Pinna nobile non va raccolta – avverte Mizzan – lasciatele crescere e tornate a vederle di anno in anno. La loro crescita, come quella di un albero sul fondale marino, non puo’ che stupire”. BCN

Fonte: ansa

Annunci

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: