A PALINURO MUORE LA GROTTA AZZURRA

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ROMA – Sos per la Grotta Azzurra di Palinuro. A lanciare l’allarme gli scienziati che da anni studiano i fenomeni ‘paranaturali’ che fanno di questo angolo di costa campana, e di tutto il mare nazionale, un eco-paradiso unico al mondo. Nella grotta proprio sotto ‘casa nostra’, infatti, si verificano gli stessi eventi che sono stati documentati a ben 3.500 metri di profondità sulle dorsali oceaniche.
Spugne grandi quanto un pallone da calcio, madrepore tre volte più sviluppate e tutta una serie di organismi che in una grotta non dovrebbero vivere. Ma ora tutto questo è sotto seria minaccia. “Troppe barche che entrano e senza regole, troppi sub, troppa pesca. Le visite vanno contingentate. Occorre istituire nella grotta una zona di tutela biologica”. Ad affermarlo il docente di ecologia all’Università di Pisa, Francesco Cinelli, che dal ’92, anno della scoperta del fenomeno, segue da vicino le evoluzioni della Grotta Azzurra di Palinuro sulla quale c’é stato anche uno studio internazionale di 5 anni al quale hanno partecipato ricercatori italiani, inglesi, olandesi, greci, danesi e francesi.
Cinelli è appena tornato da un sopralluogo nella Grotta Azzurra ed è intenzionato a dare battaglia. L’esperto ha già scritto una memoria al sindaco di Palinuro, datata 3 agosto, che ripercorre le tappe della vicenda e fa il punto del rischio, e ha annunciato “un esposto per bloccare la distruzione di questo patrimonio dell’umanità”. In sostanza, la Grotta Azzurra di Palinuro, è unica al mondo perché, a differenza di tutte le grotte dove man mano che si procede la vita diminuisce, contiene organismi e anche molto vitali, molto più grandi di quelli che si incontrano all’ imboccatura esterna della grotta. In più è piena di colori. “Nel buio totale appare una visione unica, un’esplosione di vita che in una grotta non esiste”, ha raccontato Cinelli. “Questo – ha spiegato – è dovuto alla chemiosintesi.
La grotta é piena di idrogeno solforato che funziona da fonte di energia di particolari tipi di batteri bianchi, i solfobatteri, che ne approfittano per produrre sostanze organiche, né più e né meno di quello che fanno le piante verdi utilizzando la luce solare per la fotosintesi”. Ed è lo stesso fenomeno, ha quindi sottolineato Cinelli, registrato dal sommergibile “Alvin” della Woods Hole Oceanographic Institution di Boston a largo delle Isole Galapagos a 3.500 metri di profondità.
“Erano le famose oasi di vita di cui, prima di allora, si ignorava completamente l’ esistenza. Anzi si pensava che i fondi abissali degli oceani fossero completamente privi di vita. Come era possibile invece una vita così ricca ed abbondante, con tanti fenomeni di esseri giganti a quelle profondità, con pressioni di diverse centinaia di bar, al buio più assoluto ed a temperature di circa 2 gradi? La spiegazione – ha proseguito Cinelli – venne dalla constatazione che in quelle zone c’erano delle sorgenti di acque calde che provenivano dalla crosta sottostante a temperature di circa 300 gradi ma che, soprattutto, erano ricche di vari tipi di solfuri, in particolare di idrogeno solforato”.
Ecco spiegate le cozze enormi e i vermi di tre metri degli abissi. “Ora tutto questo succede a pochi metri e nelle nostre acque – ha detto Cinelli – un laboratorio naturale dove possiamo studiare gli stessi fenomeni che gli americani, per studiare le stesse cose, osservano essendo costretti a scendere a 3.500 metri di profondità”. “Ma, sembra che si stia facendo di tutto per distruggere questo patrimonio pregiato e insostituibile – ha concluso Cinelli – e per salvarlo sono disposto anche ad andare in tribunale”.

Fonte: Ansa

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