Il mito di Atlantide

“…terremoti spaventosi e cataclismi si succedettero;
unica notte e unico giorno terribili in giro ricorrenti,
quella stirpe guerriera, tutta, senza eccezione,
sprofondava sotto la terra. E l’isola Atlantide parimenti.
Il mare la sommerse e tutto scomparve…”

Platone

Da sempre, il mito di Atlantide ha affascinato gli uomini. Nel corso dei secoli, alla sua leggenda, sono  stati dedicati circa 25.000 libri, atlantidecusslerg.jpgspedizioni, film, cartoni animati, fumetti e  perfino videogiochi.
Il primo a narrarci del continente perduto fu Platone, nel 349 ac, nei dialoghi di “Timeo” e “Crizia”. Il grande filosofo interrompe bruscamente la storia, non permettendoci di comprendere se si tratti di un invenzione o di qualcosa realmente esistito. Eppure, quelle parole sono bastate a scatenare l’immagginario collettivo e far proliferare innumerevoli versioni della storia.
Negli scritti, tutto inizia dal viaggio di Solone in Egitto. Qui, i sacerdoti, avendo in gran stima gli ateniesi, gli narrano dell’esistenza di un continente perduto, grande quanto Libia e Asia messe insieme, vicino le Colonne d’ercole. La leggenda risale alla notte dei tempi, quando Zeus, Ade e Poseidone si divisero i regni. All’ultimo, insieme a quello delle acque, andò anche il Atlantide.
Prese in sposa la mortale Clito, e al centro dell’isola costruì il suo palazzo.
capitale_di_atlantide.gif“…recinse la collina dove ella viveva, alternando tre zone di mare e di terra in cerchi concentrici di diversa ampiezza, due erano fatti di terra e tre d’acqua …”.
La costruzione più imponente del luogo era il tempio di Poseidone: recinto da un muro d’oro era adornato di statue. Rivestito in argento all’esterno, mentre all’interno vi erano decori e rivestimenti in oro, avorio, argento e oricalco.
I 10 figli generati da Poseidone e Clito, governarono pacificamente sull’isola con le leggi del padre, divisa in altrettante parti. Non vi erano guerre, in quanto, all’interno di Atlantide, non si poteva scatenare conflitti tra i vari regni. Il loro fu un governo saggio e giusto, che rese prospera e ricca l’isola. Tuttavia, nel corso del tempo, la convivenza con i mortali corruppe i discendenti, facendo perdere gli alti valori morali su cui Posidone aveva fondato l’isola.
Non tollerando la dissolutezza e la decadenza che si era impossessata di Atlantide, il dio del mare convocò tutte le divinità. Zeus, venuto a conoscenza della situazione, 180px-atlantis_monsu_desiderio.jpgfurente, inabissò l’isola.
In molti, nell’interpretare queste parole ravvisano una forte similitudine col diluvio universale biblico.
Gli abitanti di Atlantide, nella descrizione di Platone, non hanno nulla di eccezionale o sovrannaturale: sono un popolo ricco, di abili artisti, lavoratori di metalli e ottimi navigatori. Le loro case erano semplici. Nessuna astronave li portava da un posto all’altro. Si servivano di comunissime navi…
Il fiorire di leggende nate dal nulla, mischiate alle storie di Platone, ci hanno fatto giungere il ritratto di una civiltà fantascientifica, ipertecnologica. Quasi aliena. .
Il primo, ad approcciarsi in maniera scientifica al mito, fu “Ignatius Donnelly”.donnelly.jpg
Servendosi dei primi rilevamenti del fondale marino dell’Oceano Atlantico, e comparando leggende, miti e storie, pubblicò nel 1882 il libro “Atlantis the antidiluvian world“. Le sue teorie, ampliate da ulteriori ricerche fatte nel corso degli anni da vari esploratori, sono tra le più seguite. Quelle che identificano Atlantide con l’America latina, in cui è fortemente radicata l’idea di una madre patria in comune. Ci sono molte assonanze tra Maya e Aztechi, e Egizi e Sumeri.
Nonostante ciò, il continente è stato “ritrovato” anche  nell’isola di Creta, Cuba, l’Antartide, il Sahara. E, recentemente, si è perfino ipotizzato che l’Atlantide perduta non fosse altro che la Sardegna.
Le teorie, smentite o meno, ricche di prove, o inventate si sprecano. Non sappiamo quanto di vero ci sia in tutto questo. Eppure, non si smette di parlarne e cercarla. Perchè, come scrisse “L. Sprague de Camp“, scrittore di fantascienza e studioso di mitologia:
            
 «La ricerca di Atlantide colpisce le corde più profonde del cuore per il senso della malinconica perdita di una cosa meravigliosa, una perfezione felice che un tempo apparteneva al genere umano. E così risveglia quella speranza che quasi tutti noi portiamo dentro: la speranza tante volte accarezzata e tante volte delusa che certamente chissà dove, chissà quando, possa esistere una terra di pace e di abbondanza, di bellezza e di giustizia, dove noi, da quelle povere creature che siamo, potremmo essere felici…» 

©G.d.M.

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