Jacques Mayol

“L’uomo che si immerge in mare in apnea, cioè trattenendo il respiro, non fa soltanto un ritorno temporaneo su se stesso: fa anche un ritorno istantaneo all’origine del Tutto.
Ad intimo contatto del Mare e della Natura, col controllo dell’apnea e la padronanza della respirazione, questa funzione-chiave che tiene la leva di comando di quasi tutte le altre, l’Homo delphinus imparerà di nuovo a prendere possesso del proprio corpo e a risvegliare altre facoltà sepolte da miliardi di anni nel più profondo del suo bagaglio genetico.”
jacque1.jpgNasce a Shangai, in Cina, nel 1927 da genitori francesi. Dopo aver trascorso l’adolescenza a Marsiglia, vive in giro per il mondo facendo diversi mestieri.
Al “Seaquarium” di Miami nasce l’amore per i delfini che lo porterà a trascorrere la maggior parte della sua vita tra i flutti. Pluriprimatista mondiale di immersione in apnea, è stato il primo uomo a superare la barriera dei 60 mt nel 1966 ed il primo a raggiungere i 105 mt nel 1983, il suo ultimo record all’età di 56 anni.
E’ al Mayol cavia umana che si devono la maggior parte delle conoscenze sui mutamenti fisiologici indotti nel corpo umano dall’iperbarismo.
Diventato famoso nel mondo col soprannome di “Uomo delfino”, probabilmente dal titolo del suo libro Homo delphinus, ha unito la spiritualità della pratica yoga al trattenere il respiro.
Si è suicidato nel dicembre del 2001 nella sua casa di Calone, all’isola d’Elba, dove viveva da diversi anni.
Con la sua morte, probabilmente causata da una profonda depressione che lo opprimeva da qualche mese, se ne và un pezzo di storia dell’immersione in apnea.

© P.f.d.

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