La leggenda di Sedna

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Taliayuk era una splendida fanciulla che trascorreva i giorni ad ammirare il suo riflesso negli specchi d’acqua e a pettinare i lunghi capelli neri.
In molti si contendevano il suo amore, ma la giovane non voleva sprecare la sua bellezza per nessuno.
Il padre le disse che avrebbe dovuto prendere marito, perchè erano troppo poveri e non avevano da sfamarsi a sufficienza, e così,un giorno, la diede in sposa ad un uomo uccello, che la portò con sè sulla sua isola, ove trascorreva interi giorni in solitudine, abbandonata alla sporcizia, su di una pelle animale ad attendere il marito. L’unico alimento con cui poteva sfamarsi era il pesce che le portava il consorte al ritorno.
Taliayuk lasciò ai venti il suo lamento di dolore, affinchè giungesse all’accampamento del padre, che la andò a prendere per riportarla a casa.
Accortosi della fuga della moglie, l’uccello scatenò una tempesta e attaccò il kayak per riprendersi la giovane.
Il padre, intimorito dall’attacco, si rese conto che l’uomo era all’oscuro di tutto. Gettò la figlia in mare e disse al dio uccello della tempesta di riprendersi la sua sposa.
Taliayuk si aggrappò con tutte le forze al kayak, rifiutandosi di tornare col marito.
La canoa stava per ribaltarsi ed allora, il padre, con un colpo di remi mozzò le prime falangi della figlia, che non appena toccarono l’acqua generarono i narvali. A quei colpi ne seguono altri: dalle falangi mediane nacquero balene bianche e beluga, mentre dalle ultime le foche.
Dopo un colpo in pieno viso, la giovane sprofonda nelle acque gelate. Qui diviene Sedna, dea del mare, con la parte inferiore del corpo simile alla coda di un pesce. Spirito potente ed inquieto, che prova odio per il genere umano.
Quando è furente con gli uomini che perpetrano inutili crudeltà agli animali, increspa il mare e scatena tempeste e uragani.
Per ingraziarsi la dea, gli Inuit, tramite uno sciamano, inviano un messaggero a pettinare e intrecciare i lunghi capelli che lo spirito non può più curare perchè priva delle mani.
Solamente quando si rabbonisce libera i suoi figli, per permettere alla popolazione di sfamare le loro famiglie.
I cacciatori, per ringraziarla, versano dell’acqua dolce nella bocca dell’animale catturato.

Leggenda del popolo eschimese Inuit.

©G.d.M.
Scultura di Michel Butor Art Inuit 1986

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