Quando nacquero i “bagni di mare”

La stagione dei “bagni”, ovvero l’estate da trascorrere sulla spiaggia, al mare, è entrata solo in epoca recente negli stili di vita di milioni di persone. E’ stato il boom economico, nell’Italia degli anni ‘60, che ha messo milioni di persone in costume e ciabatte. Mare fa anche rima, almeno in Italia, con agosto più che con luglio o settembre. E’ una tradizione: scuole chiuse, città afose, e, un tempo, grande serrata di ogni servizio. Era il segnale del via libera: tutti al mare. E’ intorno all’800 che ai “bagni” viene riconosciuto un ruolo nel sistema di ospitalità dell’epoca. Il primo bagno aperto in Italia pare che sia stato, a Livorno, i “Bagni Baretti”, nella Toscana leopoldina, inaugurati nel 1781. A Viareggio, i primi “bagni” vengono aperti nel 1828, a Rimini nel 1843. A Venezia nel 1857. Ma è dai primi del ‘900 che si sviluppa e generalizza il fenomeno, quando la concezione di bagno, prima applicata esclusivamente al comparto termale, si trasferisce di fatto all’ambito marino, portandosi dietro, almeno all’inizio, lo stesso concetto di organizzazione formale. Per questa ragione, nel periodo che va dagli anni ‘20 ai ‘30 del secolo scorso, molte località termali cambiarono la loro denominazione da Bagni in Terme, come nel caso di Bagni di Montecatini o di Abano-Bagni che da allora si chiamarono Montecatini Terme (1928) e Abano Terme (1930). In altri casi conservarono l’antica denominazione (Bagni di Romagna, Bagni di Lucca o Bagni di Tivoli).
La tradizione della vacanza marina si trascinò dietro, all’inizio, molte delle regole in uso negli stabilimenti termali. Montecatini, all’inizio del ‘900, è il luogo prediletto per le vacanze dai parlamentari, con un ruolo ben più rilevante di quello che hanno oggi Capalbio o San Quirico d’Orcia. Nella vacanza in spiaggia si ritrova anche una pagina non irrilevante della storia del costume. Se oggi può lasciare indifferente l’abbigliamento dei bagnanti o il loro comportamento, qualcuno abbozzerà un sorriso nel sapere che a Trieste, allo stabilimento Lanterna, rimane in piedi forse l’ultimo muro, dopo il crollo di quello di Berlino: è il muro che divide la spiaggia delle donne da quella degli uomini. Quando, nel 2003, il sindaco emise un’ordinanza con la quale invitava gli uomini a trasferirsi temporaneamente nel settore delle donne per consentire lo svolgimento dei campionati europei di windsurf, ci fu una mezza sollevazione.

Fonte: IVG

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