Apnea, passione pura

Il mio primo approccio col mare mi porta indietro di tanti anni…
Ero veramente molto piccolo quando, mascherina e pinnette in mano, legavo una forchetta ad una canna per andare a “pescare”!
In seguito,a poco più di otto anni, ricevetti la mia prima muta e il mio primo fuciletto… Regali di prima comunione.
Eppure,anche se ragazzetto tutto pelle ed ossa, l’aria dei miei polmoni bastava per riuscire a portare a casa prede di tutto rispetto!!
Ero troppo piccolo però per capire la vera essenza del mare….Ma la passione mi portava già a trascorrere una quantità di tempo tale in mare, da dovere subire giornalmente i rimproveri dei miei genitori.
A distanza di tanti anni la passione “apnea” è sempre presente in me, tanto da esserne diventato istruttore.
Apnea, dal greco “ap-noia”: interruzione del respiro, non a torto, da molti viene oggi considerata una disciplina di vita.
In effetti,quando si parla di apnea, si pensa alla semplice interruzione del respiro e non alla sua interiorità: il controllo totale del corpo e della mente.
Seguivo affascinato le sfide dei grandi dell’apnea: Enzo Maiorca e Jacques Mayol. Alla fisicità del primo, preferivo la grande interiorità di Mayol.
Cominciai così a studiare con molta passione i processi fisici e mentali indotti al nostro organismo dall’elemento acqua.
Per ogni cosa che leggevo andavo subito in acqua a cercarne riscontro.
Rimasi di stucco, dopo aver letto del “ diving reflex”: entrato in acqua, mi resi conto che, effettivamente ,la frequenza delle mie pulsazioni diminuiva e ovviamente le apnee si allungavano.
Corsi yoga sul controllo della respirazione abbinati a corsi di trainig autogeno furono una solida base di partenza.
L’amore per il mare fece il resto….
“Oggi mi sento in forma, mentalmente e fisicamente, voglio provare a scendere qualche metro in più”.
Guardo il cavo, che, teso tra la zavorra e il gavitello galleggiante, precipita verso il blu.
La mia meta…
Ventilo la parte bassa dei polmoni, la più ampia, facendo muovere il diaframma verso il basso.
Comincio a visualizzare l’aria di colore azzurro che ossigena gli alveoli.
L’aria cambia colore: rossa, carica di anidride carbonica, la espiro.
Dilato la cassa toracica e ventilo la zona centrale;tiro in su le spalle per la parte alta dei polmoni. Ogni alveolo deve ricevere aria pulita …… Azzurra …. La vedo.
Movimenti lenti …… respiri profondi …..
 La mente comincia a spostare la sua attenzione.
Comincio a passare in rassegna ogni muscolo del mio corpo:anche il più piccolo deve essere rilassato.
Sto bene con me stesso.
Visualizzo la capovolta:un movimento fluido, rilassato. Deve farmi superare i primi metri di spinta positiva senza alcuno sforzo.
L’ultimo respiro.
Ogni piccola parte dei polmoni deve riempirsi di azzurro.
Comincio dal basso dei polmoni: porto giù il diaframma più che posso.Dilato al massimo la gabbia toracica e tiro in su le spalle.
Senza rifletterci ho già guadagnato i primi metri di blu.
Il cavo scorre davanti agli occhi.
Comincio a prendere velocità.
Devo controllare la mia posizione, la pinneggiata, l’idrodinamicità e la fluidità dei movimenti. La mente nuota a qualche metro da me…
Mi vedo, sono perfettamente verticale.La pinneggiata è corretta.
La velocità continua ad aumentare.
La manovra di compensazione comincia a diventare più difficoltosa, devo aiutarmi col diaframma per muovere più aria.
La profondità aumenta velocemente….Devo cambiare pensiero…
Il tempo? No, quello meno che mai.
Mi concentro sulla frequenza cardiaca. Devo far diminuire i battiti del mio cuore.
Fermo le gambe e continuo a scendere veloce…
Sento l’acqua scorrere, il blu mi circonda …… Mi avvolge col suo abbraccio dolce ….. Ne sento la voce ….. Quasi mi coccola ……
Il mio corpo mi dice che è ora di risalire. Devo ascoltarlo. Ho sicuramente superato il mio limite, lo sento.
Cambio posizione…Rallento, mi blocco sul cavo un rapido controllo e riparto per la superficie. Devo fare parecchio sforzo con le gambe per riuscire a prendere velocità.
Adesso il movimento è diverso: nuoto delfinato. Faccio più fatica,ma imprimo più potenza alle pinne.
La prima contrazione diaframmatica ……. Dov’è il mio pensiero felice? …… Non devo guardare verso la superficie …. Il mio pensiero felice …… Eccolo…
Prendo sempre più velocità …. La superficie si avvicina …. Le contrazioni diaframmatiche aumentano …. Aumenta la concentrazione di anidride carbonica nel mio sangue ….. Il prodotto di scarto del processo metabolico ……
Ormai ci sono quasi …… Adesso mi avvolge l’azzurro…
Fermo qualsiasi movimento ….. Non devo consumare il poco ossigeno che mi resta. La spinta positiva basterà a portarmi in superficie.
Alzo un po’ la testa ….. Ancora pochi metri….
La testa è fuori dall’acqua ….. Non devo farmi sopraffare dalla fame d’aria.
Riprendo a respirare lentamente …… Guardo il computer ….. Più giù di cinque metri ……….   UN ABISSO….

© P.f.d.

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