Ricordi

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Ripenso a quando un mio amico, con un sorrisetto un po’ sarcastico, appena usciti dall’acqua dopo un’immersione mi chiese: “Ma che stavi facendo? Cercavi di parlarci con quella cernia?”

Vivere le forme di vita che popolano il mare, cercando di stabilire con loro una qualsiasi forma di contatto, è sempre stato uno dei miei intenti primari.

Non condanno minimamente chi, con profondo rispetto e lealtà, pratica la pesca subacquea: la praticavo anche io, ma, appesi il fucile al chiodo e cominciai a cercare di catturare i pesci con la macchina fotografica.

Devo dire che la cosa mi riusciva abbastanza bene. Pensando inoltre che un po’ di sano agonismo non fa mai male, decisi di partecipare ad una gara di “cacciafotosub”.

La cacciafotosub è una specialità sportiva in cui devi, in un tempo stabilito e in un determinato campo gara, riuscire a fotografare più specie di pesce diverse; rispettando determinate dimensioni del pesce nel fotogramma in funzione della difficoltà di avvicinamento.

La gara può essere svolta, o totalmente in apnea ,o in apnea passando ad indossare l’autorespiratore successivamente. Sempre nel rispetto dei limiti di tempo stabiliti per la competizione.

Da buon apneista, svolgevo buona parte della gara senza l’ausilio dell’autorespiratore.

 Nel silenzio dell’assenza di bolle, riuscivo ad avvicinare più facilmente specie di pesci più difficili da fotografare.

Storicamente la Sicilia è sempre stata la patria dei grandi campioni della specialità, e quando mi presentai alla mia prima gara, ero molto intimorito dalla loro presenza.

Il confronto diretto con quelli che consideravo i “mostri sacri” della fotosub italiana mi diede degli stimoli incredibili!

Nello stupore di tutti vinsi quella gara e, alla fine del campionato siciliano, qualificandomi terzo di zona, ottenni di diritto l’accesso al campionato italiano.

Argentario 1990 – Campionato Italiano Individuale e a Squadre di Cacciafotosub” era l’intestazione della lettera di convocazione della Federazione Italiana Attività Subacquee.

 Che emozione leggerci il mio nome….

Arrivai a Porto Santo Stefano, sede logistica della competizione, venti giorni prima della gara. Conoscere alla perfezione il campo gara era di fondamentale importanza. Già dall’indomani del mio arrivo, carta nautica in mano e occhio agli spostamenti dei sub locali, cominciai a trascorrere la maggior parte delle ore di luce in acqua, alla ricerca del pesce.

La sera ci si ritrovava a cena tutti insieme: “la fiera dei pinocchi!”. Nessuno aveva visto un pesce!!

Chi avrebbe mai confessato agli altri: “In quella zona ho visto tanto pesce”.

Una di quelle sere però, chiacchierando con un pò più di sincerità col mio compagno di squadra, e ammettendo a vicenda che il pesce lo avevamo trovato, decidemmo di fare qualche tuffo insieme sul “Cristo degli abissi”.

La mattina seguente uscimmo con un solo gommone, andando ad ormeggiarci vicino al sito d’immersione.

Il Cristo degli abissi si trovava ad una profondità di circa 20 mt.

 Decisi di godermelo in apnea.

Feci qualche tuffo di riscaldamento,per poi fare una preparazione più meticolosa per un tuffo più lungo.

Ventilazione lenta e profonda, rilassamento e giù.

In pochi attimi mi trovai davanti uno spettacolo incredibile…

Appena arrivato davanti la statua, si materializzarono come arrivate dal nulla, un numeroso branco di ricciole. Alcuni di loro arrivavano sicuramente anche ai 10 Kg di peso ………. Erano veramente tanti.

Cominciarono quasi a danzare in cerchio, girando attorno a me e il cristo. Alcuni di loro si staccavano dal branco passando addirittura tra me e la statua.

Sentì come uno strettissimo legame tra la statua, i pesci e me.

Tre entità diverse legate da un unico elemento: IL MARE .

Era quasi come se riuscissi a sentire le voci dei pesci che bisbigliavano al cristo al loro passaggio.

Persi totalmente la cognizione del tempo, non so realmente quanto rimasi là sotto, ma sicuramente fu l’apnea più lunga della mia vita…

Ad un certo punto vidi sfilare via i pesci con una rapidità incredibile. Alzai gli occhi verso la superficie, ed intravidi qualcuno che veniva verso di me con bombole sulle spalle. Realizzai: il mio compagno di squadra.

Gesticolava come un matto e mi chiedeva se era tutto ok. Con molta flemma risposi che era tutto ok e partì con un guizzo verso la superficie.

Fuori dall’acqua il mio barcaiolo, visibilmente preoccupato, mi disse che quando Marcello decise di mettere bombole in spalla per venirmi a cercare, erano trascorsi almeno quattro minuti. Cominciavano a pensare che non sarei più risalito!

E’ incredibile come la mente riesca a condizionare le nostre funzioni vitali.

Quando Marcello uscì dall’acqua gli chiesi se aveva visto il branco di pesci e mi rispose: “ma quali ricciole ? eri proprio fuori dalle grazie Divine!”.

Passai i giorni a seguire continuando a sentire il loro frenetico bisbiglio……… ancora oggi ogni tanto lo ricordo…….

Il campionato purtroppo finì all’insegna della sfiga…

La sera prima della gara, avendo dimenticato di fare il pieno al gommone, mi ritrovai a rubare la benzina dalle macchine degli altri concorrenti!!!

Verso la fine della gara, mi accorsi che la scafandratura della macchina fotografica si stava allagando e così fui costretto a spararla in superficie per cercare di salvare il salvabile.

Anche se con metà rullino presentabile, riuscì comunque a piazzarmi 6°.

Era il mio primo campionato e potevo comunque ritenermi soddisfatto.

Al rientro feci vedere gli scatti non presentati, danneggiati dall’acqua, al vincitore della competizione, il mio compagno di squadra.

Mi confesso che se non mi si fosse allagata la macchina sarebbe arrivato secondo…..

© P.f.d.

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