Il mare mi è madre

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Il mare mi è madre
(tra le mie braccia ti cullai)

Di onda in onda venni a riva,
figlia di spuma inquieta
e inquietudine mi accompagna in ogni strada.

Ahimè, natura ingrata
(che ondina strappasti al frangiflutti)

Ahimè natura ingrata,
che mi vesti di umana parvenza .
Perversione che perpetri nei miei giorni privi di branchie.

Il mare mi è madre
(tra le mie braccia ti cullai)

Grembo ovattato che mai scordo
tra questi cumuli di cemento,
asfissia per l’anima.
Agonia di non respiro,
gabbie vischiose
di soffocanti silenzi.

Il mare fu madre.
(non mi scordare)

Tra questo baratro che ci divide,
di queste onde che incrementano distanze.

Chiudo gli occhi.

(Ascolta il mio canto
nenia che ti culla.
Placenta che ti avvolge e protegge.
Nutrimento per le tue urla
che mai sento affievolire.
Io ti son madre,
figlia persa in anfratti di cemento
che edifichi con puntigliosa costanza,
in un periplo immaginario
che non ha mai sosta.)

Il mare mi è madre.
Non lo scordare.

Del mare ho quiete e potenza che tutto distrugge,
in questi giorni di equilibrista,
mia condanna terrena.

Il mare mi è madre,
non lo scordare.

Seme di vento in grembo di mare.
Natura incerta.
Il mare mi è madre.
Non lo scordare.

Testo ©G.d.M

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