Sale di mare

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“Ed ecco intanto scoprirsi da trenta o quaranta mulini da vento, che si trovavano in quella campagna; e tosto che don Chisciotte li vide, disse al suo scudiere: «La fortuna va guidando le cose nostre meglio che noi non oseremmo desiderare. Vedi là, amico Sancio, come si vengono manifestando trenta, o poco più smisurati giganti? Io penso di azzuffarmi con essi, e levandoli di vita cominciare ad arricchirmi colle loro spoglie; perciocché questa è guerra onorata, ed è un servire Iddio il togliere dalla faccia della terra sì trista semente. — Dove, sono i giganti? disse Sancio Pancia. — Quelli che vedi laggiù, rispose il padrone, con quelle braccia sì lunghe, che taluno d’essi le ha come di due leghe. — Guardi bene la signoria vostra, soggiunse Sancio, che quelli che colà si discoprono non sono altrimenti giganti, ma mulini da vento, e quelle che le paiono braccia sono le pale delle ruote, che percosse dal vento, fanno girare la macina del mulino. — Ben si conosce, disse don Chisciotte, che non sei pratico di avventure; quelli sono giganti, e se ne temi, fatti in disparte e mettiti in orazione mentre io vado ad entrar con essi in fiera e disugual tenzone.»” 
Manuel de Cervantes
  

file0122.jpgI mulini hanno sempre stuzzicato anche la mia fantasia, ma in modo un po’ meno cruento.
Li avevo sempre visti da lontano, passando da una strada costeggiante le saline di Trapani. Questa porta ad uno scivolo per imbarcazioni, utilizzato anche da noi per mettere il gommone in acqua e raggiungere le Egadi.
Non so perché decisi di rinunciare ad una giornata di mare per dedicarla ai mulini: ero attratto dalle loro forme o dal motivo per cui furono costruiti?
Il mio amore per il mare va ben oltre la pura e semplice immersione: sono sempre stato affascinato da tutto quello che vi è legato.
Come non rimanere meravigliato da quegli antichi sistemi per l’estrazione del sale?
Sale ….. di mare.
Una domenica mattina, solo con la mia macchina fotografica, mi ritrovo sull’autostrada Palermo -Trapani diretto alle Saline.
Appena arrivato la prima cosa ad attrarmi furono i colori e il forte odore di mare.
Notai vicino a me un piccolo cumulo di sale. Non riuscì a resistere… Ne presi un po’ e lo assaggiai: non aveva lo stesso sapore del sale che normalmente utilizziamo per cucinare. Sapeva più delle goccioline che ogni tanto, durante un’immersione, ti ritrovi sul palato.
Mi avvicinai alla zona dei mulini, utilizzati per il pompaggio dell’acqua nelle “vasche di evaporazione”.
Le nuvole corrono veloci in uno splendido cielo azzurro di una tiepida giornata autunnale. Creano splendidi contrasti per le mie foto.
Tutto è reso più suggestivo dal sibilo del vento tra le pale dei mulini …
file0120.jpgCambiando angolazione, anche le strutture delle vasche diventano spunti molto suggestivi.
Guardo nel mirino della macchina fotografica: strane geometrie di riflessi nell’acqua, contrasti di linee rette e forme tondeggianti mi spingono a finire velocemente il mio rullino.
Mentre osservo attraverso l’obiettivo i sensi mi chiedono qualcosa che vada oltre una semplice pellicola fotografica. E’ un peccato non riuscire a catturare suoni, odori, sapori ….. quelli resteranno impressi nella mia mente.
Ritornano ogni volta che, tirando fuori quei vecchi carrelli di diapositive, decido di “immergermi” nei miei ricordi di mare.

testo e foto ©P.f.d.

Un pò di storia: Pare che risalgano all’arrivo dei Fenici (800 A.C.). Le saline fino al 1300 avevano rivestito un carattere strettamente locale ed è solo alla fine del XIV secolo che diventarono motivo di espansione economica per l’intera città.Ma con gli Aragonesi l’industria saliniera ebbe il massimo sviluppo. Nel 1572 inizia un rapporto commerciale con Venezia, che avendo perso Cipro si trovò costretta a fornirsi a Trapani del prezioso minerale. Nel XVII secolo il sale trapanese attraversa lo stretto di Gibilterra e raggiunge l’Olanda, L’Inghilterra e
la Svezia. Nel 1865 lungo la fascia costiera fra Trapani e Marsala erano coltivate 31 saline per un totale di circa 800 ettari, con una produzione di 110.000 tonnellate delle quali l’80% era esportato.

Purtroppo l’espansione urbanistica ed in seguito il crollo del mercato del sale determino’ l’interramento di molte saline. Per fortuna, oggi, l’industria saliera, grazie a nuovi mercati, è in netta ripresa e la domanda supera l’offerta.Ma cosa sono le saline e come funzionano? La salina è una struttura molto ordinata, con vasche allineate tra loro e diverse solo per dimensione e colorito dell’acqua. Sono collegate al mare da canali di entrata attraverso la quale raggiunge le varie vasche con passaggi successivi.Gli gli ordini di vasca sono quattro: file0119.jpgLE FRIDDE: per la loro temperatura molto bassa e la salinità che non supera i 4° – 5° Bè. Confinano con il mare e sono protette da appositi muri, dette “traverse”, larghi 3 metri.VASI DI ACQUA CRURA o RETROCALDE: ad un livello superiore rispetto a quello del mare, vengono riempite pompando l’acqua dalle “fridde”. Temperatura e salinità sono molto simili alla primo ordine di vasche.RUFFIANE: si tratta del terzo ordine di vasche dette anche “mediatrici” . La loro posizione è intermedia rispetto alle altre vasche e le dimensioni sono molto ridotte. Qui l’acqua è piu’ densa e piu’ calda. CAURE: quarto ordine di vasche denominate “calde” di evaporazione, e le “sintine” cioè vasche servitrici. Nelle prime (calde) si trova l’acqua fatta (24° – 26° Bè), matura per la deposizione del cloruro di sodio. Le sintine hanno il solo compito di facilitare la distribuzione dell’acqua nelle vasche salanti o “casedde”. Li il sale si cristallizza e si raccoglie. Le caselle salanti sono fiancheggiate da spiazzi larghi 20 – 30 metri detti “Ariuni”, sui quali viene accumulato, prima di essere avviato alla lavorazione.Piu’ di qualunque altro lavoro, la raccolta del sale è legata strettamente all’andamento climatico dei mesi che vanno da marzo a ottobre. Il luogo è particolare ed è inscindibilmente legato ad elementi naturali: l’acqua, la terra, il sole, il vento. Il risultato è uno splendido connubio tra natura e lavoro umano. Non a caso le saline di Trapani sono diventate una riserva naturale dove al contrario di altre situazioni industriali, il delicatissimo equilibrio è garantito proprio dall’attività lavorativa dell’uomo. Le vasche infatti hanno bisogno del continuo intervento del salinaro il quale, con sapiente maestria, giostra il flusso e deflusso dell’acqua. Al contrario sarebbe la morte di tutti i microrganismi e il conseguente imputridimento delle acque. Nelle splendide distese d’acqua non è raro incontrare uccelli acquatici: fratini, anatre, garzette, aironi, fenicotteri ed anche l’elegante e timidissimo cavaliere d’Italia.Chi vuole gustare la visione di questi luoghi farà bene a munirsi di un buon paio di scarpe ed un binocolo. Lo spettacolo non tradirà le attese per chi, con sacro e rispettoso silenzio, saprà addentrarsi all’interno del maestoso reticolo di vasche.

dal sito della provincia di Trapani

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