Domenica full day alla Secca del Corallo

Domenica mattina appuntamento al diving ore 8:00.

Alle 7:30, insieme agli altri ragazzi dello staff, stiamo già caricando le bombole sul gommone.

Abbiamo due gruppi da portare in acqua. La previsione, se il mare tiene, è di fare due immersioni.

Il giorno prima, un leggero venticello di maestrale aveva messo in forse l’esito della giornata.

Io gestirò il mio solito gruppetto di profondisti, tutti miei allievi in corsi tecnici mentre R. porterà in acqua un gruppo di sub ricreativi.

Tutti arrivano puntuali.

Sistemiamo attrezzatura personale e proprietari a bordo e molliamo gli ormeggi.

Appena fuori dal porto, mettiamo il motore del grosso gommone a velocità di crociera per dirigerci verso la meta delle nostre immersioni.

Un po’ d’onda lunga, residuo del maestrale del giorno precedente rallenta la navigazione. Oltretutto siamo molto pesanti: 18 persone a bordo di cui 14 sub. Ogni sub ha bombole doppie.

Io e qualcuno del mio gruppo, per la prima immersione, la più profonda, abbiamo bombolini d’emergenza e bombole con miscele iperossigenate per la deco.

I 40 minuti di navigazione passano velocemente scherzando e montando l’attrezzatura.

Secca del corallo

Alle 10,00 il gommone è ormeggiato sulla “secca del corallo”.

Prima di indossare le mute faccio un breafing unificato per i due gruppi. Solo io e una ragazza che scende con me conosciamo l’immersione.

L’altra guida seguirà esattamente le mie istruzioni per condurre l’immersione.

“Siamo ormeggiati su un fondale di circa 18-20 metri.

La secca è una piccola montagna circolare che s’innalza da un fondale di circa 50 mt.

Scenderemo tutti insieme lungo la cima dell’ancora fino al sommo della secca.

R., davanti al suo gruppo, seguirà il mio e insieme ci dirigeremo verso il versante Nord-Ovest e da lì scenderemo lungo la parete.

Ai 30 mt i due gruppi si separeranno: R. si fermerà, mantenendo quella quota, mentre io proseguirò verso il fondo.

sub0154.jpgGireremo attorno alla secca andando verso destra. E’ la parte più ricca perché più battuta dalla corrente. Vi sono grossi ventagli di gorgonie che ricoprono la parete.

Stiamo molto attenti: in alcuni punti reti a strascico abbandonate possono diventare un rischio.

Raggiunto il versante Est cominceremo la risalita.

Adesso ripassiamo i segnali e poi cominciamo a vestirci”.

Per quanto le nostre attrezzature sono più abbondanti e pesanti, col mio gruppo siamo i primi ad entrare in acqua e ci troviamo costretti ad aspettare gli altri.

A pelo d’acqua guardo verso il fondo e ho una brutta sorpresa: l’acqua è molto torbida.

Appena gli altri ci raggiungono in acqua chiedo l’attenzione del gruppo:

“Ragazzi, la visibilità è pessima e scendendo la situazione potrebbe peggiorare. Restiamo vicini, quasi a contatto con il nostro compagno e con chi ci precede.

Prestiamo maggiore attenzione alle reti e teniamo a portata di mano le torce per eventuali segnali.

Facciamo il solito controllo di coppia e poi scendiamo”.

Dopo qualche istante ci scambiamo un ok generale e giù.

Arrivati all’ancora i gruppi sono abbastanza ordinati e compatti, quindi proseguo.

Una fenditura nella roccia, simile ad un canyon in miniatura, m’indica la strada da seguire.

L’acqua, a causa della sospensione, ha un colore verdastro.

Mi giro spesso per controllare che il gruppo mi segua.

Arrivo all’orlo.

Conoscendo le mie abitudini, i miei allievi mi anticipano facendomi segno d’essere pronti per la discesa.

Come previsto, scendendo la visibilità peggiora: l’ambiente è molto cupo.

Un’occhiata al computer: indica gia 35 mt.

Mi fermo per controllare dietro di me: R. ha già fermato la discesa del suo gruppo cominciando a girare attorno alla secca.

I miei mi lanciano un ok e continuo a scendere.

Arrivo sul fondo: 49 mt.

sub0512.jpgAccendo il faro e comincio a guardare con molta attenzione in tutti gli anfratti. Cerco quello che da il nome alla secca: il corallo. Ricordo che quando feci la prima immersione in questo posto ne trovavi parecchio. Di anni ne sono passati tanti e considerando quanti subacquei con pochi scrupoli hanno portato con loro un ricordino, non mi stupisco del risultato…Adesso sei fortunato se riesci a trovarne qualche rametto.

Grossi ventagli di gorgonie adornano la parete.

Due lunghe antenne! Una grossa aragosta attira la mia attenzione: illumino la parete e accanto a lei scorgo un grosso scorfano mimetizzato tra le spugne multicolori che ricoprono la roccia.

Dirigo il fascio luminoso in un piccola grotta poco più avanti: eccolo!

Lo indico ai ragazzi. Molti di loro non lo hanno mai visto.

Se ripenso alle dimensioni dei rami del corallo ai tempi della febbre dell’oro rosso, quei rametti sembrano quasi ridicoli. Mentre per loro è un evento eccezionale.

Effettivamente, vedere quei rametti rossi ricoperti di polipi, simili a candidi fiorellini, è un’emozione unica, soprattutto se si pensa che per raggiungere quei pochi centimetri di dimensione ci sono voluti decine di anni…

sub0431.jpgIl tempo scorre. Richiamo l’attenzione del gruppo e faccio cenno di proseguire cominciando a risalire.

Riprendo a pinneggiare quando, dietro uno sperone di roccia, scorgo il muso di una grossa cernia bianca. Anche lei è diventata una rarità. La sua nota diffidenza la fa svanire velocemente nel torbido. Solo la coppia dietro di me riesce a vederla.

E’ tempo di risalire: i computer indicano già 18 minuti di decompressione.

Durante la risalita godiamo ancora di spettacoli unici: vecchie reti abbandonate creano dei disegni simili a sculture d’arte moderna. Per fortuna sono ricoperte di fitta vegetazione e non sono più un pericolo per gli incauti pesci.

Aragoste, murene, grossi spirografi e simpatici paguri che portano a spasso anemoni sul loro guscio, attirano continuamente la nostra attenzione.

Siamo quasi sul sommo della secca quando una brusca fuga di piccoli pesci mi indica la presenza di qualche grosso predatore. Faccio cenno al mio seguito di guardare nella loro direzione: due grossi dentici, almeno 10 kg ognuno, cacciano indisturbati.

Proseguiamo verso le tappe deco.

Lungo la cima nuvole di castagnole e piccole occhiate si a prono al nostro passaggio.

Arrivati alla prima sosta mi rendo conto che del gruppo di ricreativi non c’è nessuna traccia. Saranno già a prendere il sole sul gommone.

Abbiamo difficoltà a restare vicini alla cima dell’ancora e allora siamo costretti ad usare la John line (una cima o similare usata come vincolo).

Matite in mano, già sott’acqua, tramite piccole lavagnette, cominciano i commenti positivi sull’immersione. Tutti sono d’accordo: anche se la visibilità era pessima, l’immersione è stata entusiasmante. Concordo con loro.

Finita la deco usciamo dall’acqua col sorriso sulle labbra.

Sul gommone evitiamo qualsiasi commento. Ho sempre raccomandato ai miei allievi di non farne davanti a sub non abilitati a questo tipo di immersioni.

Ci ormeggiamo vicino lo scoglio al centro di cala rossa.

Le due ore di intervallo previste tra le due immersioni passano velocemente. A parte qualche raro caso, solitamente i sub sono di buona compagnia.

Nel frattempo abbiamo già effettuato il cambio della bombola. Siamo pronti per spostarci per la seconda immersione.

Parete sinistra di cala rossa

Ormeggiato il gommone faccio il breafing:

“Siamo ancorati su uno scoglio a circa 6 mt sotto il pelo dell’acqua.

In quest’immersione scenderemo tutti insieme. Rispetteremo sempre l’ordine della prima immersione con la differenza che stavolta R. chiuderà il gruppo.

Appena a sinistra dell’ancora, un canalone abbastanza largo da consentirci il passaggio in fila in coppie ci condurrà su un pianoro a  22 mt.

Seguendo la parete che ci troveremo alla nostra sinistra proseguiremo fino a raggiungere una profondità di 32 mt.

Anche in questa immersione le reti abbandonate devono tenere alto il livello della nostra attenzione. Essendo molto vicini alla costa è possibile trovare anche qualche lenza, ancora più insidiosa in quanto difficile da vedere, soprattutto se dovessimo trovare scarsa visibilità anche qua.

Girando sempre a sinistra un altro canalone che risale ci porterà direttamente al punto di partenza.

La permanenza alla massima profondità sarà molto breve per non accumulare decompressione. Abbiamo ancora azoto residuo della precedente immersione.

Nel punto più esterno vedremo gorgonie di notevoli dimensioni, alcionari e alla base della parete diversi cerianthus multicolori”.

Indossate le mute e messi fuoribordo i gruppi bombole, tutti in acqua per il rito della vestizione e controlli di coppia.

Tutti pronti ….. Il classico ok e giù.

L’acqua è un po’ più limpida. Sarà più facile riuscire a tenere d’occhio tutto il gruppo.

Imbocco il canalone e velocemente siamo già al primo gradone. Giro verso sinistra lungo la parete e becco la prima lenza che taglio prontamente.

Una splendida aragosta si ritira nella sua tana al nostro passaggio.

sub0160.jpgQualche metro più giù splendidi rami di gorgonie ricoprono la parete. Alcuni pezzi di reti abbandonate rendono più suggestivo il paesaggio.

Arriviamo alla base della parete e come previsto bellissimi alcionari tra cerianthus di svariati colori rendono quel punto splendido.

Do un’occhiata al computer: siamo molto vicini alla fine del “no deco time” e devo far risalire velocemente il gruppo.

Intravedo dietro uno scoglio una grossa cernia …. Faccio finta di non vederla: non vorrei che a qualcuno venga la felice idea di andare oltre incuriosito.

Comincio a risalire girando attorno al grande scoglio. Imbocco il canalone che risale. Le pareti poco battute dalla corrente sono molto più brulle, anche se poco più avanti questa è totalmente ricoperta da astroides: una madrepora incrostante con polipi arancione intenso.

Per fortuna il gruppo e molto ordinato e i tempi vengono rispettati alla perfezione.

Tornati alla cima dell’ancora facciamo una sosta di sicurezza di 3 minuti a 5 mt.

Fuori dall’acqua tutti sono molto contenti per la bella immersione …..

Ringrazio il gruppo per la loro correttezza in acqua.

E’ stata veramente una bella giornata, ma non tutte le ciambelle riescono col buco …

Al rientro una pompa della benzina del grosso motore decide di guastarsi !! Dobbiamo aspettare l’altro gommone del diving che venga a rimorchiarci.

Per fortuna ho con me la chitarra e il tempo passa comunque in allegria!

   

 

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