Ricordi notturni

Oggi, sempre più spesso, leggendo riviste subacquee, si trova una marcata distinzione tra articoli destinati alla subacquea tecnica e quelli per sub ricreativi.

Il fine di ambedue i modi di andare sott’acqua è identico: divertirsi.

Tuttavia le differenze sono enormi: la più evidente sta nelle attrezzature.

Il subacqueo ricreativo siamo abituati a vederlo nei documentari in televisione con la bombola sulle spalle e al massimo qualche accessorio nelle tasche del giubbotto equilibratore.

dscn0671.JPGIl subacqueo tecnico, invece, è molto più simile ad un albero di Natale: svariate bombole sulle spalle, altre sui fianchi e una miriade d’accessori attaccati di sopra.

La differenza meno evidente sta nella diversa tipologia d’immersioni che entrambi dovrebbero affrontare: a differenza di quella ricreativa, la subacquea tecnica si rivolge a chi, seguendo corsi molto impegnativi, ha raggiunto sia un elevato livello di preparazione che una notevole esperienza e vuole dedicarsi ad immersioni più profonde, come esplorazioni di relitti o penetrazioni in grotte. Proprio per questo al fine di far fronte a tutte le evenienze possibili, porta dietro con se scorte d’aria e una serie d’accessori che lo fanno somigliare ad un espositore d’articoli subacquei!

In quella ricreativa, non meno bella e impegnativa, invece, non si dovrebbero mai superare i limiti di sicurezza dettati da apposite tabelle. Anche se purtroppo spesso non è così.

Non molti anni fa questa distinzione era dettata solo dal buon senso.

L’avvento, abbastanza recente, delle didattiche tecniche ha reso possibile il diffondersi di una cultura subacquea che prima era patrimonio di pochi perché frutto d’esperienze personali e dei consigli di quei pochi subacquei che praticavano una subacquea un po’ diversa.

L’intento non era diverso, cambiava il modo di vedere la sicurezza in acqua.

Ho sempre amato le immersioni profonde cercando di mantenere il livello di sicurezza al massimo consentito dalle conoscenze di quel tempo.

Ricordo che il solito gruppetto di “miracolati subacquei” s’incontrava il sabato pomeriggio per organizzare l’immersione dell’indomani.

I più fortunati, quelli che il sabato non lavoravano, avevano ancora il segnale della maschera sul volto!

Uno di quei pomeriggi, una mia idea un po’ balorda fece discutere non poco: “Organizziamo un’immersione notturna profonda?”.

Normalmente, vincolati dall’autonomia e dal buon funzionamento di fari e torce subacquee, l’immersione notturna è praticata a profondità abbastanza esigue.

Molti del gruppo presero di buon grado la proposta. Qualcuno, dotato di un po’ più di buon senso, si astenne dal seguirci…

Ognuno di noi avrebbe pensato alla propria sicurezza, come del resto eravamo sempre stati abituati a fare. Ad ogni modo in un breafing pre-immersione, avremmo discusso tutti insieme dei sistemi di sicurezza, così in caso d’emergenza avremmo saputo come darci aiuto.

Misi sotto carica i pacchi batteria delle mie due grosse torce.

Dal mio casco per immersione speleo smontai le due torce più piccole e la lampada stroboscopica: le avrei portate con me. In tutte misi pile nuove di zecca.

Caricai al massimo il mio bibombola: mi dava parecchia sicurezza come scorta d’aria.

L’acqua calda d’agosto e l’immersione non molto lunga mi consentivano di utilizzare la muta umida, lasciando a casa la stagna più ingombrante.

Decisi di portare anche la bussola subacquea. Nel caso in cui, mi fossi ritrovato distante dalla parete lungo la quale avevamo deciso di scendere, avrei ritrovato la direzione per tornarci.

Appuntamento nel tardo pomeriggio al solito porticciolo per mettere in acqua i gommoni che ci avrebbero accompagnato in questa nuova avventura.

L’orario ci evita lunghe code d’attesa allo scivolo per i gommoni.

Abbastanza velocemente ci troviamo a velocità di crociera diretti verso lo scoglio dello S……..

Il sole rosso d’agosto quasi sparisce dietro una linea blu-azzurra.

Il mare è così calmo che i gommoni di fianco al mio sembrano navigare sospesi in qualcosa che si confonde col cielo…

Li ormeggiamo nel bassofondo tra lo scoglio dello S… e la scogliera di capo Z…e comincia il rito dell’assemblaggio dell’attrezzatura.

Conosco benissimo il posto. Mi sono immerso decine di volte in questo sito, ma l’incognita “notturna” m’incute una notevole emozione.

Lo scoglio nella parte esterna scende in verticale fino ai “– 40 mt.”.

Staccandosi dalla parete, verso il mare aperto, ai “– 42”, si trovano dei grossi massi ricoperti d’alcionari di svariati colori.

Il nero stellato ha ormai preso il posto del blu intenso nel cielo.

Siamo pronti per scendere.

Doppiamo nuotando a pelo d’acqua lo scoglio. Un ok col compagno d’immersione e giù.

La parete illuminata dal fascio di luce della grossa torcia è molto più animata che di giorno.

La scorro velocemente.

La velocità di risalita più lenta mi consentirà di godermela con più calma…

Il profondimetro segna già “– 34”. Ci avviciniamo al fondo.

Alla base della parete facciamo un ceck col compagno. Un ok reciproco.

Vediamo le luci delle torce degli altri elementi del gruppo abbastanza vicine.

Fisso alla parete la lampada stroboscopica. Col mio compagno avevamo deciso, fuori dall’acqua, di fare una puntata veloce sui massi staccati. Anche se ho la bussola e ho preso la direzione di riferimento, per ritornare voglio un’altro punto di riferimento.

Mi dirigo verso il largo. Controllo dietro: vedo sia i lampi della lampada, sia le luci degli altri componenti del gruppo che, apprezzata la mia iniziativa, partono dallo stesso punto e ci seguono.

sub0460.jpgRaggiunti i massi, lo spettacolo è splendido.

Gli alcionari che li ricoprono sono tutti aperti.

Questi, sono coralli molli dai colori più svariati che aprono i polipi, aumentando le loro dimensioni, per nutrirsi di plancton.

Diversi gigli di mare si abbarbicano su di loro.

Alla base di uno dei massi due grossi gronchi passeggiano tranquilli alla ricerca di cibo.

Ogni foro della roccia pullula di vita: crostacei di diverse dimensioni, granchi, aragoste e gamberetti, in un frenetico viavai animano il paesaggio che si limita al fascio di luce della mia torcia.

Illumino meglio la parte laterale del masso e vedo due splendidi spirografi che oscillano nel lieve moto dell’acqua.

Sotto di loro una grossa murena caccia indisturbata.

Condizionato dalla novità dell’immersione notturna profonda, non ho portato con me la macchina fotografica.

E’ un vero peccato, mi sono perso degli scatti splendidi…

Do un’occhiata agli strumenti. Voglio restare più in sicurezza di un’immersione diurna.

Un rapido segnale al mio compagno e si torna verso la parete.

Vedo i lievi lampi della lampada stroboscopica.

Senza accorgercene ci siamo allontanati un po’ più del previsto. Abbiamo in ogni modo ancora una buona scorta d’aria e pochissima decompressione da fare.

Tornando verso la parete da un’angolazione diversa da quella da cui eravamo arrivati troviamo una splendida Alicia Mirabilis.

Gli altri sub hanno seguito il nostro stesso percorso. Sono tutti dietro di noi.

Giunti a destinazione aspetto che il gruppo si ricompatti. Recupero la lampada e iniziamo la risalita.

La mia intenzione iniziale, quella di guardare con calma la parete in risalita, resta solo un buon proposito…Per controllare la corretta velocità di risalita devo tenere la torcia puntata sugli strumenti.

sub0420.jpgPerò una fugace occhiatina mi spinge a soffermarmi un attimo: da un buco fanno capolino un gronco, uno splendido granchio galatea e un gamberetto.

Che bel quadretto di famiglia!!!

Riprendo la risalita…

Arrivo in quota deco. Ho pochi minuti a tre metri. Prendo un riferimento sulla parete per mantenere la quota.

Nel frattempo si avvicina uno dei componenti del gruppo. Noto dallo sguardo che è in notevole disagio: il viso dietro i vetri della maschera è grondante. Comincia ad infilare le dita nei polsini della muta stagna …… allora capisco. Si sta volutamente allagando la muta.

Quello che vedevo sul viso era sudore!

L’acqua era troppo calda per utilizzare la sua nuova stagna in neoprene. E pensare che prima dell’immersione me l’aveva mostrata tutto contento!

Sott’acqua il caldo può creare problemi tanto quanto il freddo: sensazione d’oppressione e mancanza d’aria possono facilmente portare ad una situazione di panico.

Per fortuna ha una notevole esperienza e sa come affrontare la situazione.

Finiamo la deco girando dietro lo scoglio sotto i gommoni.

Fuori dall’acqua, levandosi la muta piena d’acqua, ci anticipa con voce nervosa: “Il primo che fa una battuta lo mando a quel paese!!!”.

Dopo qualche minuto il silenzio viene rotto con una battutina ironica: “Molto bella la tua nuova muta stagna…”

La risata generale strappa un sorriso anche a lui!

 testo e foto © P.f.d.

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