Diabete e subacquea: si all’immersione

Catanzaro, 27 ago. – Tra questi, il piu’ importante e’ l’ipoglicemia che altera la vigilanza. Ovviamente, in acqua, non si possono assumere carboidrati o praticare, ad esempio, iniezioni di glucagone; l’ipoglicemia potrebbe essere, inoltre, confusa con una narcosi da azoto. La prevenzione dell’ipoglicemia potrebbe essere evitata con una riduzione del fabbisogno insulinico prima dell’immersione dopo aver praticato l’automonitoraggio della glicemia, ricordando che glicemie superiori a 200-250 mg/dl controindicano la pratica di qualsiasi sport”. Da ricordare, comunque, che i protocolli internazionali consentono ai diabetici solo l’acquisizione del brevetto Open Water Diver, con limite di profondita’ massimo di 18 metri,; limite entro cui non vi e’ necessita’ di pause per la decompressione durante la risalita. La prevenzione delle ipoglicemie si applica, soprattutto con una corretta alimentazione secondo la tabella contenuta nel protocollo dell’Ospedale Niguarda. “Una corretta alimentazione prevede, per il giorno precedente l’immersione, l’assunzione di abbondanti liquidi e la consumazione di pasti regolari con introito calorico non diminuito. Il giorno dell’immersione bisogna consumare una colazione aumentata di circa 200 kcal (CHO complessi e proteine) e ingerire da due a quattro bicchieri di liquidi non calorici prima dell’immersione. Immediatamente prima dell’immersione bisogna fare un piccolo spuntino di circa 100 kcal (CHO complessi). Dopo l’immersione, se GM <80 mg/dl, bisogna fare una immediata assunzione di snack di CHO con controllo GM ripetuto dopo 30′; se GM ³80 mg/dl, e’ consigliato uno spuntino di CHO complessi e proteine. Va ovviamente adeguata la terapia insulinica riducendo, nella maggior parte dei casi, l’insulina intermedia della sera precedente e quella rapida del giorno dell’immersione con percentuali che vanno valutate con molta attenzione, caso per caso. Immediatamente prima dell’immersione, va altresi’ praticato un automonitoraggio della glicemia e della chetonemia per escludere ipoglicemie e/o rischio di chetoacidosi. In ogni caso se la glicemia capillare e’ inferiore a 120 mg/dl non ci si deve immergere”. Infine, cosa di pari importanza, va adeguatamente istruito l’istruttore o il compagno di coppia, specie nel caso di ipoglicemie. Se si verifica tale evenienza, dopo la segnalazione del diabetico, bisogna aiutarlo a risalire con il sistema di risalita di coppia e in superficie fargli subito assumere glucosio per os (custodito nel GAV del diabetico e del compagno di coppia). “Da ricordare, infine, che non va assolutamente superato il limite dei 18 metri, mentre, in condizioni non di emergenza, le risalite devono essere di 9 – 10 metri al minuto, con due soste di sicurezza”.

Fonte: AGI

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