Il relitto della Pavlos V

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L’11 gennaio 1978 la petroliera Pavlos V, proveniente dalla Germania e in navigazione per la volta di Milazzo, a seguito di un incendio scoppiato in sala macchine al largo di Marettimo,veniva rimorchiata verso il porto di Trapani.

A causa di un’esplosione nella zona di poppa, l’imbarcazione veniva sganciata delle cime e abbandonata al suo destino.

Arenata su un fondale di circa 35-38 mt, la nave, battente bandiera greca lunga circa 180 mt, larga oltre 24 e alta quasi 14, è divisa in due tronconi: la parte di prua, lunga un centinaio di metri, totalmente integra e in perfetto assetto di navigazione, punta in direzione Trapani. La poppa si trova a circa 40 mt di distanza, leggermente inclinata.

Parecchi rottami si possono osservare tra i due tronconi.

Scendevo con le bombole da circa un anno, però, da qualcuno in più ero iscritto ad un circolo di apneisti. Io appena sedicenne e loro un gruppo di vecchie volpi di mare. Ero diventato la mascotte del gruppo!

Diverse volte, da alcuni di loro, avevo sentire raccontare di un enorme relitto nelle acque antistanti il porto di Trapani ,trovato per caso durante una battuta di pesca. Lo chiamavano: “Il relitto di tramontana”.

Con uno di loro, ogni tanto organizzavamo anche immersioni con le bombole. Non ci volle molto ad estorcergli una domenica sul relitto!

Messo il gommone in acqua, nel porticciolo di una vecchia tonnara vicino al capoluogo trapanese, dirigiamo la prua verso il relitto distante appena un miglio e mezzo dalla costa.

Pochi minuti di navigazione e l’ancora fila verso il ponte superiore del relitto adagiato sul fondo. La assicuriamo per bene, onde evitare spiacevoli sorprese al ritorno, visto che la zona è battuta da forti correnti.

mp0080.jpgSiamo molto fortunati: appena messa la testa in acqua, la sagoma del relitto si delinea perfettamente sotto di noi, l’acqua è molto pulita. Ci dirigiamo verso prua seguendo una lunga passerella.

E’ veramente grande. Argani, bitte,  tutto di dimensioni in rapporto a quelle della nave. Le strutture non sono ancora molto concrezionate.mp0300.jpg

Da prua, scendendo lungo le fiancate, si incontrano le enormi ancore.

Torniamo verso la poppa. La bassa profondità ci consente un’immersione un po’ più lunga.

Dietro quella che sembra la cabina di comando, ci soffermiamo ad osservare una grossa ancora di rispetto poggiata sul ponte. Un grosso boccaporto con una scaletta che scende verticale ci invita ad entrare. mp0220.jpgDecidiamo di fare una breve esplorazione all’interno: la stanza è molto grande e la ringhiera di un pianerottolo della scala è adornata da grossi spirografi.

Non siamo attrezzati per esplorazioni più approfondite all’interno del relitto: decidiamo di non spingerci oltre.

Proseguiamo verso poppa, fino al punto dove le lamiere si interrompono nello squarcio creato dall’esplosione: le strutture pericolanti ci fanno desistere dal proseguire all’interno.mp0150.jpg

Durante il tragitto manopole, tubi e meccanismi vari attirano continuamente la nostra attenzione.

Il tempo scorre veloce e i manometri, che indicano la quantità d’aria nelle nostre bombole, ci dicono che è ora di tornare all’ancora della nostra imbarcazione.

Dopo quest’immersione sono sceso sul relitto parecchie volte esplorandolo quasi tutto.

Senza effettuare particolari penetrazioni, l’immersione sulla Pavlos V è di semplice-media difficoltà.

Si svolge a profondità comprese tra i 20-25 metri. Splendida anche la notturna dove è possibile incontrare forme di vita quasi del tutto inesistenti con la luce diurna.

Tuttavia, ultimamente, il relitto è stato interdetto alle immersioni per il pericolo arrecato dall’enorme quantità di reti abbandonate.

Testo e foto © P.f.d.

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