In mare praterie artificiali anti-erosione

Una prateria artificiale da piantare in fondo al mare per combattere l´erosione costiera. L´idea, brevettata a giugno, è del geologo piombinese Roberto Bedini che lavora nell´Istituto di biologia ed ecologia marina. La “Posidonia oceanica sintetica”, così si chiama la sua invenzione, nasce dalla semplice osservazione della natura. «E´ noto a tutti», spiega Bedini, «che gran parte dei nostri litorali stanno subendo una crescente erosione costiera, che in certi casi ha portato alla quasi totale scomparsa della spiaggia anche per lunghi tratti. Queste situazioni di danno si verificano lungo i litorali sabbiosi dove spesso si trovano praterie di Posidonia oceanica che hanno subìto vistosi arretramenti del loro limite superiore per svariati motivi riconducibili alle attività dell´uomo, a cominciare dalla realizzazione dei porti per finire con semplici fossi che scaricano in mare sostanze inquinanti come pesticidi, anticrittogamici, metalli pesanti, residui di lavorazioni industriali». Inutile, aggiunge Bedini, ripiantare la vera prateria di Posidonia, perché prima o poi sarebbe nuovamente distrutta. Meglio sostituirla invece con una sorta di clone artificiale, più resistente e in grado di opporsi alla deriva sabbiosa provocata dalle correnti. «La Posidonia sintetica potrà essere impiantata nella sabbia dove già precedentemente era presente quella oceanica naturale tramite un ancoraggio, in modo da formare una barriera elastica con le foglie riunite in fasci che si opponga all´urto dell´onda in arrivo e freni l´onda di ritorno che depositerà la sabbia asportata dal litorale su questa fitta barriera». La Regione sta investendo molti fondi sulla lotta all´erosione in Toscana e Bedini conta di veder realizzata la prima sperimentazione della Posidonia in tempi rapidi. La barriera vegetale sarà assemblata con vari pezzi uno incastrato nell´altro come in un puzzle. «I moduli, costruiti in materiale completamente atossico e privo di coloranti, avranno una base flessibile e saranno arpionati a una profondità di circa quindici centimetri», dice il geologo. «Sopra la base oscilleranno i ciuffi di foglie, in tutto e per tutto identici a quelli veri. I moduli saranno collegabili facilmente uno all´altro in modo da poter ottenere delle praterie sintetiche lunghe e larghe a piacimento secondo le necessità operative, capaci di smorzare la forza d´urto del moto ondoso». In brevissimo tempo, assicura Bedini, la prateria sintetica sarà colonizzata da animali e vegetali, come accade a quella naturale: «Il rifugio offerto dalle foglie ricreerà le condizioni per poter offrire un supporto, dove le praterie naturali sono scomparse, allo svilupparsi di un´oasi di protezione per molte specie marine». Chissà se alghe e pesci si accorgeranno del trucco.
di Simona Poli

Fonte: espresso.repubblica.it

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