Piogge acide: minacciano le coste

ROMA, 5 SET – Le sostanze chimiche che causano le piogge acide, che negli anni ’80 hanno devastato le foreste europee, adesso stanno minacciando le coste, in ‘collaborazione’ con l’anidride carbonica atmosferica a concentrazioni sempre piu’ alte. E’ il risultato di uno studio pubblicato dalla rivista Proceedings of the National Academy of Science (Pnas), che ha quantificato gli effetti dei composti di azoto e zolfo sull’acidita’ degli oceani. L’acidita’ dell’acqua degli oceani e’ un parametro importante per la conservazione della biodiversita’: acque con un pH troppo basso sono una minaccia per i coralli e per tutti gli organismi che fanno parte della catena alimentare legata al calcare, dal plankton ai molluschi ai loro predatori. I modelli matematici hanno previsto per gli oceani un abbassamento medio del pH, dovuto alla maggiore quantita’ di CO2 che si scioglie nell’acqua, da 8.2 a 7.8. Questa misura non tiene pero’ conto della maggiore acidita’ dovuta agli ossidi di azoto e zolfo, prodotti prevalentemente dalla combustione del petrolio, che ricadono in acqua sotto forma di piogge acide. ”Il loro apporto non e’ stato considerato perche’ su scala globale l’effetto della CO2 e’ cento volte piu’ grande – spiega Ken Caldera, dell’universita’ californiana di Stanford, che ha coordinato lo studio – ma se si guarda all’impatto sulle singole zone, l’inquinamento da azoto e zolfo diventa responsabile fino al 50% della maggiore acidita”’. Secondo il modello sviluppato dai ricercatori, le zone piu’ a rischio sono le coste vicino ai siti dove le emissioni di queste sostanze chimiche, che impiegano tre o quattro giorni a tornare a terra, sono maggiori. Il fenomeno si concentra in Nord America, Europa e Sud e Est dell’Asia, con il Mediterraneo particolarmente colpito per il fatto che e’ un mare sostanzialmente chiuso. In queste zone, affermano gli autori della ricerca, all’acidita’ dovuta alla CO2 andra’ sommata nei prossimi decenni quella dovuta alle piogge acide, che invece nei modelli non viene mai conteggiata. ”Per quantificare esattamente l’apporto di questi inquinanti bisogna fare studi piu’ precisi nelle singole zone – ma e’ chiaro che ci sono molte ottime ragioni per ridurre anche le emissioni di zolfo e azoto, oltre quelle di anidride carbonica”.

fonte: ansa

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