C´era una volta l´istituenda area marina protetta della Meloria

foto_9264.jpgPISA. E’una buona notizia che il lavoro per l´istituzione dell’area marina protetta dell’Uccellina stia procedendo con impegno dopo l’avvio dello scorso gennaio. Lo sarebbe anche di più se avessimo notizie della Meloria di cui non abbiamo saputo più niente dopo le bozze dei decreti istitutivi che hanno circolato con tanto di firma della regione toscana e che prevedono l’affidamento della gestione al Parco di Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli.
Per la Meloria in lista d’attesa da tempo immemorabile non servono neppure gli studi in corso all’Uccellina perché sono stati fatti e rifatti da anni. Ci renderebbe infine ancor più lieti sapere quando si comincerà a fare sul serio per la inclusione di una più adeguata area marina al Parco Nazionale dell’Arcipelago.
Per ora siamo alle scaramucce, alle piccole polemiche tutte contrassegnate da una persistente ambiguità che elude il nocciolo della questione passando la palla sempre a qualche altro. Eppure la questione è abbastanza semplice. All’Arcipelago si tratta di ridefinire il perimetro del parco perché comprenda finalmente una adeguata area marina. Punto e basta. La gestione deve essere ovviamente del parco senza inventare doppioni del tipo di quelli previsti persino per la Meloria.
Le commissioni di riserva di cui ci si ostina non solo a parlare ma a istituire sono uno spreco, anzi un errore e uno spreco. Un errore perché la gestione non può e non deve essere separata da quello del parco nazionale o regionale che sia. Uno spreco perché visto tutto l’accanimento contro la casta e gli sperperi in nome dei quali si chiede persino l’abrogazione di enti quali le province, non si capisce quali ragioni consiglino commissioni balorde previste da una legge dell’82 ossia nove anni prima della legge quadro sui parchi. E anche le affermazioni del ministro Pecorario Scanio che proprio all’Elba ebbe a dichiarare che l’area marina affiancherà il parco vanno prese con le molle perché le aree protette non si ‘affiancano’ ma debbono integrarsi specie se si tratta di terra e mare. Quando Celentano si incavola con le regioni costiere altro non fa che confermare questa semplice verità.
A rendere d’altronde più urgente e utile una accelerazione e un raccordo tra questi diversi appuntamenti è anche il fatto che la Toscana è una delle tre regioni del santuario dei cetacei di cui non a caso si è prevista da parte regionale la istituzione di un Osservatorio a Capoliveri. Non dimenticando che proprio gli studi sul santuario evidenziano che quasi metà dei danni all’area marina provengono da terra a cominciare dai rumori maggiormente disturbanti per la fauna marina.
Ecco perché non vogliamo nascondere più d’una preoccupazione per questo modo di procedere reso ancor più allarmante dalla recente decisione del Ministero dell’ambiente di affidare alcune aree protette marine siciliane all’APAT che con i parchi c’entra quanto il cavolo a merenda.
Ecco, visto che la Toscana deve finalmente ridiscutere la sua legge regionale sui parchi e le aree protette si metta nel conto anche questa questione dal momento che un sistema regionale di aree protette ha senso se riesce a raccordare dimensioni nazionali e regionale e soprattutto terra e mare.
Non sappiamo quanto questi problemi siano stati presenti nella recente Conferenza regionale dedicata la mare. Di certo quando parliamo di erosione delle spiagge, di attracchi, di porticcioli tocchiamo un punto delicatissimo e nevralgico anche per i parchi e le aree protette; terrestri e marine. Meglio non dimenticarlo.

Di Renzo Moschini

Fonte: Greenreport

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