La mini-Stonehenge del mare ricrea il suo cerchio magico

sea.jpgChi adora i misteri non può non essere attratto dal richiamo di Seahenge. Chi lo vide per la prima volta, nove anni fa, credette in un miraggio o pensò a uno di quei messaggi in codice che la natura periodicamente elabora e a cui i sacerdoti druidi prestavano una devota attenzione.
La desolata spiaggia a Holmenext-the-Sea, sul Mare del Nord, aveva lasciato affiorare una struttura circolare di legno, con un ceppo al centro. Il via vai delle maree, che aveva nascosto un tesoro architettonico per millenni, di colpo lo riportò alla luce. E gli archeologi si lasciarono prendere dall’entusiasmo, definendo l’evento «una delle maggiori scoperte del XX secolo».
Ecco perché soprannominarono il monumento Seahenge. Appariva davvero una piccola Stonehenge, con la differenza di essere ancora più enigmatica della celeberrima costruzione in pietra e in più -come rivelava il nome- emergeva in modi fantastici da acque basse e limacciose, davanti a un paesaggio mormorante di onde, anziché stagliarsi nell’iper-pubblicizzata campagna inglese.
Osservatorio astronomico? Luogo di sacrifici umani? Punto di adorazione? Luogo di incontri tribali? Oppure – ancora – sepoltura di un personaggio di spada o di spirito?
La polemica
Dalla primavera del ‘98 cominciò la controversia, ma intanto un’istantanea dell’anno dopo -comparsa sulla prima pagina del quotidiano «Independent»- aveva trasformato di colpo Seahenge in un attrazione di massa e, com’era prevedibile, si ingrossò la fila pervederlo e – purtroppo – anche per toccarlo. Gli antichi spiriti – borbottarono molti del posto – venivano offesi con la volgarità del turismo in zaino e ciabatte e allo stesso tempo si stava disturbando anche un altro tempio più vasto, quello di Madre Natura: Seahenge, infatti, era emerso in un parco che è uno dei maggiori punti di passaggio d’Europa per gli uccelli migratori.
L’unico modo per salvare Seahenge dai turisti e contemporaneamente dall’erosione del mare, delle piogge e dei venti era portarlo via. E così avvenne. Magicamente apparsa, l’ipnotica Stonehenge di legno e acqua un giorno del ‘99 iniziò a dissolversi. L’English Heritage -l’ente per la salvaguardia dei siti archeologici- mandò le sue squadre a misurare, scavare, rimuovere.
Il cerchio di legno fossilizzato e il ceppo che ne costituisce il cuore furono trasportati al sicuro, prima nei laboratori di Flag Fen e poi in quelli di Portsmouth. Da allora le ricerche non sono riuscite a risolvere il mistero, eppure hanno svelato una realtà sensazionale.
Seahenge è veramente antichissima: i tronchi che la compongono furono abbattuti un giorno del 2049 a.C., in piena Età del Bronzo, e ciò significa che è contemporanea di Stonehenge. E sempre secondo le analisi condotte dagli esperti di dendrologia, si utilizzarono almeno 16 tipi differenti di legno, che ancora portano le tracce della lavorazione di 51 asce. Oggi Holme è una spiaggia smisurata e una vasta torbiera (ed ecco il motivo per cui si è formata la capsula temporale che ha preservato tutto), ma all’epoca lì si estendeva una foresta.
Tra un po’ la rivedremo. E anche Seahenge, resuscitata un’altra volta. La prima con un’animazione virtuale, la seconda in carne e ossa. E’ stato annunciato che la controversa struttura – un ovale di sette metri di diametro, formato da 55 «pezzi» che un tempo formavano una compatta palizzata di due metri d’altezza – sarà rimontata nel rinnovato Lynn Museum, nella cittadina di King’s Lynn, contea di Norfolk. Preservata per le future generazioni, si mostrerà finalmente sia come si materializzò nel ‘98 sia come doveva apparire 4 mila anni fa.
Lo studioso
Appuntamento per la primavera del 2008, quando Seahenge esibirà di nuovo il proprio enigma e le discussioni ricominceranno. Uno dei maggiori conoscitori del sito – Robin Hanley – sostiene che «in Europa non si è mai visto nulla di simile» e aggiungeche gli indizi su cui accanirsi sono tanti: per esempio i frammenti di cesti di vimini trovati tutto intorno (ulteriore testimonianza di come i costruttori del 2049 a.C. fossero niente affatto primitivi) e i segni di altre strutture circolari: alcune, più piccole, in buona parte divorate dal mare e un’altra, ancora da studiare, a un centinaio di metri di distanza.
Ed ecco affacciarsi la nuova ipotesi: Seahenge potrebbe essere stato un luogo sacro che univa idealmente il mondo dei morti (il mare) con quello dei vivi (la terraferma). Possibile?

Di Gabriele Beccaria

Fonte: LaStampa.it

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