Scienziati belgi svelano la base di ricerca ecologica per lo studio del cambiamento climatico in Antartide

20070906_1.jpgIl famoso esploratore belga Alain Hubert ha svelato la prima stazione scientifica ecologica polare, costruita ai fini della ricerca relativa all’impatto del cambiamento climatico sull’Antartide.
La stazione «Princess Elisabeth» mira a diventare una base di ricerca totalmente autosufficiente dal punto di vista energetico che consentirà agli scienziati di studiare il cambiamento climatico e di suscitare un maggiore interesse pubblico sulla questione, nel rispetto dell’ambiente.
La stazione, del valore di 12 Mio EUR, è una struttura prefabbricata in acciaio inossidabile e legno, progettata in modo aerodinamico. Ospiterà 20 ricercatori in un ambiente interno di 700 metri quadrati. La struttura, finanziata dal governo belga e da partner privati, verrà trasferita dal Belgio al Polo Sud nel mese di novembre.
«La base sarà la prima del suo genere a produrre zero emissioni, pertanto costituirà un modello unico di come l’energia dovrebbe essere impiegata nell’Antartide», ha affermato Alain Hubert, fondatore della Fondazione polare internazionale belga, che studia l’impatto del cambiamento climatico sulle calotte polari.
In totale isolamento, in modo da evitare possibili perdite di petrolio e altri disastri non naturali, la stazione sfrutterà l’energia elettrica prodotta dai pannelli solari presenti sul suo tetto e dalle turbine eoliche. L’acqua verrà riciclata e i rifiuti solidi verranno rimossi ogni due anni.
«Da un punto di vista ecologico è totalmente innovativa, poiché sarà praticamente “a zero emissioni”», ha spiegato il leader di progetto Johan Berte, che ritiene che la base potrebbe diventare un modello per le future stazioni nell’Antartide.
Gli scienziati della base focalizzeranno la loro ricerca sulla climatologia, sulla glaciologia e sulla microbiologia e saranno coinvolti nell’Anno polare internazionale, un’iniziativa globale cui partecipano oltre 50 000 ricercatori che studiano come il riscaldamento globale e altri fenomeni stanno cambiando le parti più fredde della Terra e come questo influisca sul resto del mondo.
L’iniziativa è la più grande del suo genere da 50 anni a oggi e riunisce gli scienziati di 63 nazioni in 228 studi per monitorare la salute delle regioni polari attraverso l’impiego di rompighiaccio, satelliti, stazioni e sottomarini.

Per ulteriori informazioni visitare:
http://www.polarfoundation.org/

Fonte: Cordis

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