Balene: ancora troppo poche

balene1.jpgPotrebbe sembrare la storia di un successo, eppure manca ancora un lieto fine. O meglio quello che fino a oggi era considerato un obiettivo da festeggiare, viene in questi giorni molto ridimensionato. Stiamo parlando delle strategie di conservazione della balena grigia del Pacifico orientale. I circa 20 mila esemplari che popolano le acque della California e del Messico hanno fatto finora dormire sonni tranquilli a tutti gli scienziati preoccupati della loro salvaguardia. Certo, rispetto agli inizi del Novecento, quando in seguito alla caccia baleniera se ne potevano contare al massimo un migliaio, le cose adesso vanno sicuramente meglio. Tanto che già nel 1994 la specie è uscita dalla lista statunitense degli animali a rischio di estinzione. Ma non fidiamoci troppo dell’apparenza. 
I risultati di uno studio condotto su base genetica, pubblicato su Pnas (Proceedings of the National Academy of Science), ribaltano l’idilliaco quadro: gli esemplari del periodo pre-caccia non erano 20 mila ma tra i 76 e i 118 mila. L’analisi della variazione del Dna delle balene parla chiaro.
Inoltre gli esemplari che raggiungono ogni autunno la Baja California nel golfo del Messico per riprodursi sono denutriti e in condizioni di salute precarie. E ciò non perché l’ecosistema è al massimo della tolleranza e non riesce più a garantire cibo per tutti, come sostiene la “vecchia” tesi, ma perché i cambiamenti climatici hanno fortemente ridotto lo stock alimentare dei cetacei. Un duro colpo per chi si era convinto che fosse stato finalmente raggiunto il livello storico di popolamento, quello preesistente all’inizio della caccia, e per chi si era spinto addirittura a ipotizzare un rischio di sovraffollamento. Alimentando così le speranze dei cacciatori di vedere aumentate le quote di uccisione consentite (le popolazioni aborigine dei Chukotka hanno attualmente diritto a 124 esemplari l’anno, e i Makah ne hanno assegnati altri 5).
Una richiesta del tutto ingiustificata, sostengono gli scienziati della Stanford University guidati da Liz Alter, proprio perché il numero di balene grigie oggi è molto inferiore al livello storico di riferimento. (g.d.o)

Fonte: Galileo.it

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