L’acqua di mare può incendiarsi

PENNSYLVANIA (Stati Uniti) – Che l’acqua di mare non bruciasse è un punto fermo sul quale però ora è venuto forse il momento di ricredersi. Sembra una follia ma John Kanzius nell’estate di quest’anno ha destato grande curiosità tra i media di mezzo mondo. Il pensionato sessantatreenne e inventore a tempo perso di Eire in Pennsylvania, con un semplice apparecchio per la radioterapia, ha scoperto la possibilità di “incendiare” l’acqua salata. Molti hanno subito pensato ad uno scherzo. Ora è arrivata la riprova.
CANCRO – John Kanzius, che ha una passione per la fisica, le onde radio e le nano-tecnologie, era alla ricerca di una cura per la malattia di cui soffre, il cancro. Tutto è iniziato quattro anni fa. Un bel giorno, durante i suoi esperimenti nel piccolo laboratorio di casa, ha cercato di separare l’acqua dal sale con un generatore di onde radio, così da danneggiare le cellule cancerogene senza compromettere l’integrità di quelle sane. Con enorme sorpresa, però, l’acqua nella provetta ha preso immediatamente fuoco, generando una fiamma quasi elettrica, e in grado di superare i 1700 gradi centigradi. L’idrogeno insomma si è acceso.
CURIOSITA’ – Un nuovo “combustibile” quindi, oltretutto in quantità infinita e facilmente reperibile? Del resto si parla di semplice acqua salata che, esposta alle frequenze radiofoniche brucia come una candela. La scoperta in queste settimane ha destato grande curiosità tra gli scienziati e ha acceso un vivace dibattito anche in rete. Una risposta ai tanti quesiti è arrivata ora dai ricercatori della Penn State University. Lo riporta il quotidiano Pittsburgh Post-Gazette e anche il sito della Cbs.
SCOPERTA – Il chimico Rustum Roy ha infatti confermato quanto già visto giorni fa proprio a casa di Kanzius. La scorsa settimana ha eseguito delle dimostrazioni nei laboratori universitari. «E’ vero, funziona. Non c’è nessun trucco», ha detto Roy al giornale. L’onda radio infatti, permettendo di rompere i legami molecolari, quindi la scissione dell’ossigeno e dell’idrogeno, genera una combustione, ha aggiunto. «Una volta incendiato, l’idrogeno brucia finchè rimane esposto alle frequenze». Per il ricercatore si tratta «della più grande scoperta scientifica nel campo dell’acqua degli ultimi cent’anni».
AUTO – Per ora è prematuro capire l’entità di un eventuale guadagno energetico di questa invenzione e quanto questo ritrovato possa essere utile anche nella praticità di tutti i giorni; se si potrà presto fare il pieno con dell’acqua di mare. Per gli studiosi le potenzialità sono enormi, ma serve tempo e soprattutto soldi. Gli scienziati vogliono infatti cercare di scoprire se l’energia prodotta dall’idrogeno che brucia, possa bastare per alimentare un’automobile o altre autovetture di grossa cilindrata.
FONDI – Il ricercatore incontrerà questa settimana i funzionari del Dipartimento federale per l’energia e quello della Difesa a Washington dove cercherà di ottenere fondi statali per la ricerca, fa sapere il giornale. La fiamma di John Kanzius è stata nel frattempo certificata dall’ufficio brevetti del governo statunitense come «sistema avanzato di ipertermia indotta da radiofrequenza». E lo stesso autore della scoperta ha già le idee chiare di cosa fare del certificato. Lo darà al miglior offerente. Già perché in fondo quello che continua ad interessarlo è solo la sua ricerca sul cancro e il ricavato (milionario) servirà proprio a questo.
di Elmar Burchia

Fonte: Corriere.it

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