Entro 3 anni recuperata la nave di Barbanera

WASHINGTON (Stati Uniti) – E’ stata la nave che ha portato a spasso per gli oceani, e soprattutto per il Mar dei Caraibi dove aveva il suo terreno di caccia preferito, il pirata Barbanera, al secolo il bucaniere britannico Edward Teach (o, secondo altre versioni, Edward Tatch). Nata come imbarcazione per il trasporto degli schiavi e battente bandiera francese, la «Concorde», così si chiamava, era caduta nel 1717 nelle mani degli uomini di Mr. Blackbeard ed era stata ribattezzata «Queen Anne’s Revenge». Ma dopo aver assunto la nuova denominazione navigò per non più di un anno: nel 1718, infatti, si arenò e non fu più utilizzata. Del resto, poche settimane dopo, anche il suo «proprietario» passò a miglior vita, cadendo vittima dei soldati di Sua Maestà nella battaglia di Ocracoke. Col tempo il relitto andò in rovina per poi scivolare progressivamente sul fondo dell’Atlantico, al largo delle coste del Nord Carolina, dove si trova tuttora. Da quella tomba sottomarina è però destinato a riemergere: entro tre anni, infatti, tutte le parti che ancora compongono la «Queen Anne’S Revenge» saranno riportate in superficie e la mitica nave potrà così essere ricomposta.
IL PROGETTO – Ne sono sicuri i responsabili del Queen Anne’s Revenge Project, che dal 1996 sono al lavoro per cercare di effettuare il recupero integrale dell’imbarcazione. I precedenti, del resto, non mancano. Nel cuore di Stoccolma, ad esempio, fa bella mostra di sè, in un museo che gli è stato costruito tutto attorno – e visitato ogni anno da decine di migliaia di turisti -, il «Vasa», vascello ammiraglio della flotta di Re Gustavo II Adolfo, recuperato nel 1961 dopo circa 300 anni di sonno sul fondale del Baltico. Un recupero, quello attuato da Andérs Franzen, che ha fatto scuola e che potrebbe trovare degli emuli nei curatori del progetto Queen Anne. La nuova tabella di marcia per il recupero della nave di Barbanera è stata comunicata venerdì. Il timing, secondo i responsabili del piano di ripescaggio, ha ottime probabilità di essere rispettato.
IL RECUPERO – La nave è completamente ricoperta dai coralli e dalle alghe, ma gli studiosi e i subacquei sono già riusciti a mettere al sicuro parte dei manufatti che si trovavano a bordo. Proprio dall’analisi dei reperti, tra cui anche 25 cannoni (che secondo gli esperti erano in un numero superiore alla dotazione delle normali imbarcazioni di quell’epoca), deriverebbe la certezza che la nave che giace sui fondali davanti ad Atlantic Beach sia proprio quella del temuto Barbanera, figura assurta a mito e citata tra l’altro anche in due classici come «L’isola del tesoro» di Stevenson e nel romanzo «Peter Pan» di Barrie (il pasticcione Capitan Uncino, nella storia poi tradotta in cartoon da Walt Disney, in gioventù sarebbe stato addirittura il nostromo su una delle navi di Barbanera, magari proprio la «Queen Anne»).  
NEI MUSEI – Il materiale già recuperato è custodito in un laboratorio della East Carolina University e i responsabili del progetto stanno pensando ad un’esposizione su vasta scala per coinvolgere anche il grande pubblico nell’iniziativa. Una parte del materiale è già visibile al museo marittimo del Nord Carolina, a Beaufort, e al museo marittimo di Parigi. Secondo gli artefici del recupero, il materiale già affiorato è stato visionato da non meno di due milioni di persone provenienti da tutto il mondo. Non solo: l’area in cui si trova la «Queen Anne» è meta di pellegrinaggio da parte di appassionati di immersioni e studiosi di storia marittima.
LA CADUTA DEL PIRATA – Nel sito dedicato al recupero della nave è possibile consultare un’ampia sezione storica che racconta tra l’altro dell’avventurosa vita di Barbanera: un’esistenza intensa e avventurosa (si dice abbia avuto 14 mogli e che abbia assaltato qualcosa come 150 navi) conclusa nello scontro finale con l’esercito del tenente della marina reale Robert Maynard che, inviato dal governatore della Virginia, riuscì a rintracciare Blackbeard e ad ucciderlo nella baia di Ocracoke, nella Nord Carolina, riportando poi in Virginia la sua testa mozzata come trofeo appesa alla prua della sua nave ammiraglia.

Fonte: Corriere.it

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