Navi killer

littorio2.jpgErano stati imbarcati sulle navi della Regia Marina. E, finita la Seconda guerra mondiale, avevano continuato la navigazione su incrociatori e corazzate. Quando dissero addio al mare trascorse ancora una manciata di anni prima che scoprissero di essersi malati. Mesotelioma. Ovvero il tumore causato dalle particelle di amianto.
È approdato anche sul Lario un mini troncone della maxi inchiesta sui 400 marinai morti a causa dell’esposizione alla fibra killer. Uno stralcio d’inchiesta ereditato dal procuratore aggiunto di Torino, Raffaele Guariniello, che negli anni scorsi si era preso a cuore (assieme alle Procure militari di Padova e La Spezia) le sorti degli italiani imbarcati su navi da guerra coibentate con l’amianto.
L’introduzione del materiale ignifugo sulle imbarcazioni della Marina iniziò negli anni Quaranta. E fu una regola dopo la Seconda guerra mondiale e l’ingresso dell’Italia nella Nato, soprattutto a bordo delle navi consegnate dalla Marina militare americana ai neoalleati. Fino agli anni Ottanta l’amianto venne usato, sia in forma pura sia impastato con altro materiale, per coibentare macchinari e tubature, ma anche nelle cabine. Le vibrazioni e i lavori di manutenzione, sulle imbarcazioni, liberavano le fibre durante la navigazione. Fibre che i marinai inalavano giorno e notte.
Il procuratore Guariniello, poco meno di un paio di anni fa, decise di andare a fondo di questa tragedia ipotizzando i reati di omicidio colposo. Il procedimento venne poi smembrato con l’invio di stralci di inchiesta alle Procure competenti per territorio, ovvero quelle della residenza delle vittime: due marinai, per Como. L’indagine finì sulla scrivania del sostituto procuratore Antonio Nalesso, che nell’ultimo anno ha compiuto accertamenti sulle vittime stesse, su quando hanno prestato servizio sulle navi e su quali navi avevano navigato nel corso della loro carriera. Quindi, nelle scorse settimane, dopo aver ricevuto gli esiti degli accertamenti il magistrato ha deciso di archiviare l’inchiesta, motivando la decisione con la presumibile morte dei responsabili, anche qualora fosse stata possibile una loro identificazione. Troppi anni, insomma, sono passati per poter ancora sperare di scoprire la verità. E per poter ipotizzare di individuare gli eventuali colpevoli di quella scelta – l’amianto sulle navi da guerra – che si è poi rivelata disastrosa. Da qui la richiesta di archiviazione, già accolta dal giudice.
P.M.

Fonte: corrieredicomo

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4 Responses to Navi killer

  1. CLEMENTE FRANCESCO ha detto:

    HO NAVIGATO IN MARINA MILITARE NAVE INPETUOSO BETTOLI NE ALLA MADDALENA DEOPOSITI COMBUSTIBILI RIFORNIMENTO NAVI MILITARI CON SUPER PETROLIERE SNAM SPA NAVI GRUPPO e.n.i. le stesse capitanerie non ci lasciano gli estratti matricolari per potere provare il rischio amianto la ditta tacconi di pavia ci forniva tutte di amianto a bordo. LA DITTA CAPAMIANTO TORINO ERA SCETA DALLA MARINA MILITARE COME RIFORNITRICE DI MANUFATTI DI AMIANTO A BORDO NAVI LE STESSE NORMI RINA/SOLAS/ ETC SONO SOLO CAPRIOLE LOGICHE AI DANNI DEI LAVORATORI NON VOTAVO NEGLI ANNI1970 E NON VOTO OGGI ANNO2008 PER LE STESSE RAGIONE CHE TUTTI I POLITICI CI HANNO CONDANNATI NAVIGANTI A MORIRE GRAZIE ITALIA GRANDE ONORE ALLA COSTITUZIONE.SONO INPLICATE TUTTE LE AUTORITA’

  2. CLEMENTE FRANCESCO ha detto:

    AMINTO A BORDO NEGATO DAI POLITICI ITALIANI ANNO 2008

  3. CLEMENTE FRANCESCO ha detto:

    NEGI ANNI 1970/1980 UN MISTRO marina SARDO di origine (NONNI) autorizzava la ditta tacconi spa di pavia a produrre per i maviganti idumenti di amianto adesso vive ancora a roma ma non risponde dei suoi reati la ditta da me contattata si e’ girata peche ritiene di non dovere rispondere dell’amianto sulla rivista del vigili del fuoca c/o biblioteca / biblioteche ci sono molti documenti fimati da aziede e potere politico etc.

  4. CLEMENTE FRANCESCO ha detto:

    per quanto riguarda attuale 2008 il territorio regione liguria voltri / bochetta e di amianto rocce verdi trnquillamente ignorati dalle asl e politi locali hanno atro a cui pensare la stessa regione liguria non ha recepito la direttiva 2003/18ce. tutto e’ regolare .

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