Il Passaggio di Nord Ovest in barca a vela

12.jpgÈ stato per secoli il mito e l’incubo di ogni esploratore dei mari, fin da quanto nel 1497 John Cabot tentò invano di affrontarlo. Violato 100 anni fa da Roald Amundsen, il celebre Passaggio a Nord-Ovest nell’Artico era rimasto nel XX secolo una sfida quasi impossibile. Ma negli ultimi anni la situazione è cambiata: un’impresa appena conclusa da un americano, ha dimostrato che lo scioglimento dei ghiacci sta rendendo il Passaggio una passeggiata. Roger Swanson, un ex allevatore di maiali del Minnesota diventato avventuriero dei mari, a 76 anni e al terzo tentativo è riuscito su un ’ketch’ a vela di 17 metri ad attraversare il Passaggio dall’Atlantico al Pacifico. Rispetto ai precedenti del 1994 e del 2005, quando la sua imbarcazione era rimasta intrappolata, Swanson ha trovato una realtà completamente diversa. “Non c’era praticamente ghiaccio, è stato un viaggio bellissimo e senza problemi”, ha raccontato al Wall Street Journal. 
Lo scioglimento dell’Artico sta creando una situazione fino a poco tempo fa impensabile nei mari canadesi a nord del Circolo polare artico. Gli scienziati prevedono che entro il 2020 il Passaggio possa diventare sicuro per le rotte commerciali. Secondo Mark Serreze, ricercatore del National Snow and Ice Data Center americano, dal 1979 il ghiaccio artico si è ridotto in media di 98.000 km quadrati l’anno. “Ciò che osserviamo in questo 2007 – ha affermato lo scienziato – è senza precedenti: è la prima volta che il Passaggio è rimasto interamente libero dai ghiacci”. Dal 1906, quando Amundsen completò dopo tre anni la sua impresa, sono state solo 110 le imbarcazioni che hanno completato con successo l’attraversamento del Passaggio. Di queste, 80 erano rompighiaccio o grandi navi commerciali e solo 30 erano piccole imbarcazioni private. Ma adesso nei piccoli porti canadesi lungo la rotta di Amundsen, come Cambridge Bay o Resolute, stanno arrivando da tutto il mondo yacht di avventurieri pronti a sfidare quello che sembrava un corridoio marino impossibile da percorrere. “Mi sento un pò un impostore, fino a ora non ho avuto alcun problema”, ha raccontato al Wsj James Allison, un britannico la cui barca è all’ancora a Cambridge Bay, in attesa di completare il Passaggio e diventare il primo inglese a riuscire nell’ impresa.  
Un po’ di storia. Lo scioglimento dei ghiacci polari ha tolto l’aurea del mito al passaggio a nord-ovest che per la prima volta potrebbe essere commercialmente sfruttabile. La rotta navale che collega l’Oceano Atlantico e l’Oceano Pacifico attraverso l’arcipelago artico del Canada fa risparmiare infatti 4.000 chilometri alle navi che che attualmente sono costrette a usare il Canale di Panama. Tra la fine del XV e il XX secolo, gli europei hanno cercato di stabilire una rotta commerciale marina che passasse a nord e ad ovest del continente europeo. Gli inglesi chiamarono la rotta passaggio a nord-ovest, mentre gli spagnoli la battezzarono stretto di Anian. 
Il desiderio di trovare questa rotta motivò gran parte dell’esplorazione europea di entrambe le coste del Nord America. Nel 1539, Hernan Cortès incaricò Francisco de Ulloa di navigare lungo l’odierna Baja California alla ricerca dello Stretto di Anian. L’8 agosto 1585, l’esploratore inglese John Davis entro nello Stretto di Cumberland, Isola Baffin. Nel 1609, Henry Hudson navigò lungo il fiume che oggi porta il suo nome alla ricerca del passaggio. In seguito esplorò l’artico canadese e scoprì l’omonima Baia ma non raggiunse il suo scopo finale. Nel 1847 un altro tentativo di John Franklin andò a vuoto e solo nel 1906 l’esploratore norvegese Roald Amundsen riuscì completare il viaggio anche se in tre anni. La sua rotta non era pratica dal punto di vista commerciale: oltre al tempo che occorreva, alcune delle acque attraversate erano poco profonde. Il primo passaggio in una sola stagione non venne effettuato fino al 1944, quando la St. Roch, uno schooner della Reale Polizia a Cavallo Canadese, riuscì nell’impresa. 
Il passaggio a nord-ovest è il soggetto di una disputa territoriale tra Canada e Stati Uniti. Gli Usa lo considerano acque internazionali, mentre il Canada le considera proprie acque territoriali. Nell’estate del 2000, diverse navi si avvantaggiarono della sottile copertura di ghiaccio estiva sul Mare Glaciale Artico per compiere l’attraversamento. Se il passaggio a nord ovest era una rotta navale mitologica tra gli Usa e la Russia esisteva invece un’autentico percorso terrestre da cui i primi esseri umani giunsero sul continente americano. Durante le ere glaciali e il pleistocene l’attuale stretto di Bering (largo appena 85 chilometri con una profondità massima di 50 metri) non esisteva e l’Alaska era unita all’Asia da una sottile lingua di terra chiamata Beringia. Da oltre cento anni si parla di costruire un ponte o un tunnel sotterraneo per collegare i due continenti. A aprile di quest’anno è stato calcolato che realizzare un tunnel sottomarino, dotato di un’autostrada, una linea ferroviaria e di una condotta per rifornire di gas e petrolio russo gli Usa, costerebbe 65 miliardi di dollari e sarebbe ultimato in 20 anni.

Fonte: LaStampa.it

Annunci

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: