La prima diga contro l’effetto serra, la Germania teme le inondazioni

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Un’immagine dell’alluvione di Amburgo nel 1962

BERLINO – Un incubo minaccia il freddo Grande Nord tedesco: l’incubo della vendetta del mare. Il riscaldamento del clima prepara un futuro di tempeste e inondazioni, e la Germania ha fretta di correre ai ripari. Il piano d’emergenza è nella fase decisiva di costruzione: costruire nuove dighe costiere, e soprattutto alzare e rafforzare le vecchie dighe già esistenti, troppo basse, troppo usurate dagli anni.
Il tempo stringe: nei prossimi cinquanta o cento anni, ammoniscono gli esperti dell’Istituto Max Planck, uragani e inondazioni saranno non solo più numerose ma anche più violente. La vita di decine di migliaia di abitanti della costa sarà in pericolo, e già si lavora in corsa per proteggerla con un’opera ciclopica.
L’emergenza prodotta dal mutamento del clima ha questo volto inatteso, lassù sulla costa dello Schleswig-Holstein e a un passo dalla ricca Amburgo. Squadre di operai specializzati e tecnici sono al lavoro, 800 mila metri cubi di sabbia e una pari quantità di terreno pesante vengono scaricate per la nuova diga costiera.
Il suo corpo centrale correrà lungo la foce dell’Elba, il fiume che dalla Repubblica Ceca si spinge in Sassonia e bagna poi Amburgo, e che già altre volte ha scatenato la sua furia devastatrice. È la vendetta del mare: nei secoli scorsi, come in Olanda, anche nel Grande Nord tedesco gli uomini innalzarono dighe per allontanare le acque e guadagnare più terreno coltivabile o abitabile. Adesso, scriveva ieri il Tagesspiegel in un grande reportage, il mare preme sulla terraferma, ansioso e spietato come chi vuole riprendersi il maltolto. E solo per una coincidenza fortunata, una donna che da ministro dell’Ambiente di Kohl scrisse il Protocollo di Kyoto oggi è Cancelliera, e sfida Bush, Putin e la Cina in nome della difesa del clima.
“Le vecchie dighe sono troppo basse, deboli, erose”, spiega Ruediger Schirmacher, il 58enne responsabile del Planungsstab Kuestenschutz, lo stato maggiore per il progetto d’emergenza di difesa della costa. “Le vecchie dighe”, insiste, “non sono attrezzate a far fronte al mutamento del clima sul pianeta”. Il mio incarico parla chiaro, dice Schirmacher: entro i pochi prossimi anni, tutte le vecchie dighe devono essere alzate di almeno mezzo metro, e rafforzate. Al più presto. Nei prossimi anni, il livello delle acque del mare salirà senza sosta, e gli abitanti della zona costiera devono prepararsi al peggio: a tempeste persino più violente delle catastrofi del passato. Ben un quarto del territorio dello Schleswig-Holstein, lo Stato della Federazione situato tra Amburgo, la Bassa Sassonia e il confine danese, potrebbe finire sommerso.
Si lavora in una corsa contro il tempo, lassù nel freddo, grande Nord di Germania. Si lavora affrontando le proteste della gente del posto, che non ne vuol sapere di cedere case e fattorie per far posto agli sbarramenti. Rifiuta lauti indennizzi, contesta. “Gente difficile”, dice Schirmacher sconsolato.
L’incognita più temibile sono i ghiacci. Col mutamento del clima non si sciolgono più a ritmo costante ma sempre più veloci. Se lo scioglimento in Groenlandia si accelererà, il Mare del Nord nei prossimi cento anni salirà di ben 10 o forse addirittura di 20 centimetri oltre il rialzo già previsto. Per proteggere l’intera costa tedesca, ammonisce Schirmacher, si dovrebbe spendere un miliardo di euro per nuove superdighe ovunque. “Tecnicamente la Germania è in grado di farlo, è questione di soldi”.
E poi c’è la contestazione caparbia dei locali. “Le dighe rovinano il panorama godibile dalle nostre osterie”. L’attaccamento testardo al presente rimuove il ricordo dell’ultima catastrofe, il massacro tra il 16 e il 17 febbraio del 1962. Venti a 130 orari spinsero le acque del mare e dell’Elba le une contro le altre. La prima preallerta arrivò alle 20,30, le dighe stavano già cedendo. Solo a mezzanotte, troppo tardi, la polizia – dagli altoparlanti dei furgoni Volkswagen – lanciò l’allarme evacuazione. In pochi minuti, la tsunami del Mare del Nord investì Amburgo, sommerse un sesto della città che dormiva tranquilla. Trecento furono i morti, migliaia i senzatetto.
Ricordi che potrebbero impallidire rispetto a catastrofi future. Allora, l’eroe del momento fu un giovane politico socialdemocratico, tale Helmut Schmidt. Era ministro dell’Interno della città-Stato, e salvò migliaia di vite violando leggi e Costituzione. Ordinò all’esercito di entrare subito in azione senza aspettare il permesso speciale del governo di Bonn. “Signori generali, alzate il culo dalle sedie! Qui avete compatrioti da salvare, è questione di istanti! Decollino subito tutti gli elicotteri, annullate ogni licenza, mobilitate ogni reparto, o ve ne pentirete, che mi competa o no!”.
Per la prima volta, nel dopoguerra democratico, un leader politico aveva scelto una procedura formalmente quasi golpista ma a fin di bene. Schmidt fece carriera, divenne il ministro dell’Economia che insieme a Valéry Giscard d’Estaing pose col sistema monetario europeo le radici dell’Euro, poi cancelliere. Ancora oggi è l’ex leader più amato dai tedeschi. Ma lassù sulla costa del Nord, l’emergenza resta in agguato.

Di Andrea Tarquini

Fonte: Repubblica.it

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