Patente “verde” del RINA alla Tribù di Benetton

Dirigere alcune delle più grandi aziende del Paese viaggiando fra le acque Pacifico e quelle del Baltico. Senza l’incubo delle riunioni alle nove del mattino, del traffico sulla tangenziale, dei check-in all’aeroporto. Per alcuni è fantascienza. Per Luciano Benetton una promessa fatta a se stesso, sotto il sole caldo di Montecarlo, a bordo della prima barca italiana progettata “a misura di ambiente”. Una barca che l’imprenditore veneto non utilizzerà solo per le vacanze, ma anche – e soprattutto – per lavorare: «Mi sono detto: se la tecnologia me lo permette, perché non dovrei farlo? Così ho attrezzato l’imbarcazione con un impianto satellitare. In fin dei conti, non c’era nulla di impossibile: gli strumenti che uso in ufficio potevo averli anche a bordo».
Lo yacht si chiama “Tribù”, è lungo 50 metri ed è stato costruito dai cantieri Mondomarine di Savona sotto la sorveglianza del Rina, che ieri, con il suo amministratore delegato Ugo Salerno, ha consegnato a Benetton la prima certificazione Green Star ottenuta da un diportista italiano.
«Perché ho deciso di affidarmi al Rina? Beh, perché amo il mare – spiega Benetton, pochi minuti prima di ricevere a bordo di “Tribù” il principe Alberto di Monaco – e chi ama il mare non può essere distratto nei confronti dell’ambiente. Anche se non esiste in nessuna parte del mondo una legge che obbliga i diportisti a scegliere barche compatibili con l’ambiente marino, per me questa scelta è stata una specie di impegno morale. Spero che il mio esempio sia seguito da altri. Anche se resto convinto che dovrebbero essere i cantieri navali, in qualche modo, a obbligare i clienti a dotarsi di questa certificazione».
La Green Star è una certificazione scelta da molti grandi armatori italiani (Costa Crociere e Grimaldi, per citarne due), ma fino a ieri sconosciuta al mondo della nautica. Tuttavia qualcosa potrebbe cambiare, nei prossimi anni, se il ministero dell’Ambiente deciderà davvero di limitare l’accesso alle aree marine protette alle imbarcazioni “pulite”.
«Non credo che una legge sia lo strumento giusto – dice Benetton – Sono convinto, al contrario, che debba essere una svolta culturale a cambiare le abitudini dei diportisti. Quanto incide la Green Star sul prezzo di una barca? Poco, a maggior ragione se si tratta di un’imbarcazione ancora da costruire. Ma, lo ripeto, si tratta più che altro di un investimento simbolico, di un esempio da fare arrivare a chi condivide la tua stessa passione».
«Per noi è un grande onore essere stati scelti come partner da un personaggio come Luciano Benetton – commenta Ugo Salerno -. Penso che per il mondo della nautica sia un segnale importantissimo. Ora il nostro auspicio è che il ministero dell’Ambiente decida in qualche modo di premiare chi sceglie una barca in grado di rispettare l’ambiente». Fra le altre cose, le imbarcazioni certificate Green Star utilizzano vernici non tossiche per la fauna marina, gas non dannosi per la fascia di ozono, motori dotati di limitatori di inquinamento e impianti di trattamento delle acque nere e grigie. Uno yacht delle dimensioni di “Tribù” ha un’autonomia di quattro-cinque giorni.
Benetton (che a bordo della nuova barca ha già effettuato una crociera di un mese, ad agosto) è un grande appassionato di viaggi sul mare: «Adoro la Croazia e l’Italia del Sud. Anche se il mio sogno è fare il giro del mondo: ci sto pensando», racconta. Ma è anche un sostenitore delle autostrade del mare, essendo socio (attraverso la 21Investimenti) della compagnia Strade Blu: «E’ un peccato che il trasporto marittimo in Italia non decolli – dice – Togliere migliaia di camion dalle strade è un obiettivo che tutti, a partire dal governo, dovrebbero perseguire con grande passione. Invece si fa poco o nulla per sostenere questa missione. Noi, in ogni caso, continuiamo a crederci. Poi, chissà, magari ci penserà Beppe Grillo a dare una scossa al mondo della politica…». Anche Benetton al fianco del comico più famoso del momento? «Grillo dice cose che pensano quasi tutti: è difficile non essere d’accordo con lui. Certo: gli manca una proposta costruttiva. E non è cosa da poco».

Fonte: Il Secolo XIX

Annunci

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: