L’ENPA NON E’ D’ACCORDO CON LA REGIONE

SAVONA. 24 SETT. Malgrado abbia lo scopo di tutelare qualità professionale, attività tradizionali e conservazione della natura, il DDL favorisce invece il consumismo e lo sfruttamento fine a se stesso delle risorse naturali e del mondo animale. A giusti concetti di “fattorie didattiche” e attività conseguenti, non è però prevista la presenza di personale qualificato e titolato che possa, e debba, illustrare correttamente ai frequentatori le problematiche ambientali, spesso non ecocompatibili, connesse con tali attività. Il testo licenziato si presta ad aggirare norme di legge primarie. Le deroghe concesse sul superamento delle barriere architettoniche (articolo 5, commi 7,8), ancorché in contrasto con le norme sovraordinate vigenti, penalizzano ed umiliano le persone disabili, stante la disponibilità di valide alternative tecniche alle problematiche strutturali ed impiantistiche dei vecchi edifici. La durata “indeterminata” dell’autorizzazione comunale (articolo 10, comma 3) aggravata dal ricorso abbondante all’autocertificazione, penalizza la qualità aziendale e favorisce il disinteresse, il non rispetto e l’inadeguatezza alle norme d legge, presenti e future. Le imbarcazioni da pesca hanno problematiche e criticità di sicurezza ed infortunistica, a carico del personale, non ancora risolte o affrontate correttamente; eppure neppure un rigo è scritto circa la prevenzione e l’incolumità di clienti che spesso salgono a bordo per la prima volta. Scarsa attenzione viene poi riservata al trattamento degli animali, limitandosi ad un fugace cenno al rispetto di “specifiche linee guida comunitarie” per la concessa macellazione di “volatili da cortile, conigli e selvaggina” (articolo 8, comma 3); sarebbe utile inserire, tra la negazione all’iscrizione o la cancellazione dall’elenco regionale degli operatori agrituristici (articolo 9, comma 7), anche la condanna per i delitti previsti dalla Legge 189/2004 (maltrattamento di animali). Antistorica e veramente inconciliabile con le finalità dell’articolo 1 appare l’inclusione forzata, tra le attività oggetto del DDL, delle defunte “riserve di caccia”, rinate come “aziende agri-turistico-venatorie”, con identica commercializzazione dell’uccisione di animali. Non è infine comprensibile l’estensione del DDL a pescaturismo, ittiturismo ed addirittura acquacoltura, se non nell’ennesimo salvagente lanciato ad una marineria che, dopo il mare ed i suoi abitanti, sta consumando ora se stessa. Ai turisti piemontesi cosa insegneranno i pescatori? Che il pescato nel mondo è salito dai 17 milioni di tonnellate del 1950 ai circa 90 del 1989 e che da allora le flotte di pescherecci sono decuplicate ma le catture sono costantemente diminuite e costituite da esemplari (di ogni specie) sempre più piccoli? Che alla strage annuale occorre aggiungere almeno 30 milioni di tonnellate di animali non commestibili (bycatch), trattati senza alcun riguardo e che vengono ributtati in mare ormai morti o morenti? Che FAO, WORLDWATCH INSTITUTE e COMMISSIONE TECNICA UE segnalano senza esito la riduzione del 75% degli stock di pesca delle 550 specie pescate? Che la COMUNITA’ EUROPEA sta saggiamente (ma finora inutilmente, proprio per la strenua opposizione dei pescatori) tentando di ridurre l’attività di prelievo, soprattutto nelle basse fasce costiere ricche di posidonie (autentiche nursery dell’ittiofauna), proibire la cattura del “novellame” e riconvertire i navigli, perché lo “sforzo di pesca” è ormai insostenibile? Che i mari sono invasi da migliaia di chilometri di reti, perdute o abbandonate dai pescatori, che continueranno a pescare per centinaia di anni, senza che le loro Organizzazioni ed il MINISTERO abbiano mai neppure mostrato l’intenzione di impostare efficaci campagne di bonifica? Evidentemente no; e dopo una giornata di “pescaturismo”, in assenza totale di qualificati e corretti informatori ambientali, i frequentatori conosceranno al massimo il punto di vista parziale di una categoria alla continua ricerca di finanziamenti pubblici e di regole sempre più permissive; con l’unico risultato che qualcuno di essi sarà tentato di diventare pescatore “sportivo” e contribuire a depauperare ancora di più, e per futili motivi, la fauna marina.
Fonte: Ligurianotizie

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