Primi commenti e interventi al summit sul clima dell’Onu

LIVORNO. Introducendo il summit sui cambiamenti climatici in corso a New York alla presenza di oltre 80 Capi di Stato e di governo, il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha detto: «Sono convinto che il cambiamento climatico e cosa noi faremo a questo proposito, definirà la nostra era e l´eredità globale che lasceremo alle generazioni future. Teniamo il futuro nelle nostre mani. Insieme, dobbiamo accertarci che i nostri nipoti non debbano chiedere perché non siamo riusciti a fare la giusta cosa e che li lasciamo a soffrirne le conseguenze».
Ban Ki-moon ha i risultati dell’Ipcc che dimostrano come il riscaldamento globale sia direttamente collegato alle attività umane e ha invitato i presenti ad intraprendere una «azione senza precedenti». Per raccogliere questa sfida, ha detto, «dobbiamo essere guidati dalla realtà perché essere inerti oggi si dimostrerà come l´azione più costosa di tutte a lungo termine». Il segretario generale dell’Onu ha poi sottolineato come lo sviluppo sia seriamente impedito dal cambiamento climatico, che minaccia di vanificare i passi fatti verso il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo di millennio per ridurre drasticamente la povertà. Per Ban Ki-moon il global warming «non è un gioco a somma zero. Le riduzioni delle emissioni e lo sviluppo economico possono avvenire parallelamente, e il contrasto al cambiamento climatico apre la porta ad occasioni per promuovere lo sviluppo sostenibile, per creare tecnologie non inquinanti, per le industrie e per il lavoro e l´integrazione dei rischi che il cambiamento climatico determinerà nelle pratiche nazionali».
Ban Ki-moon ha invitato le nazioni industrializzate a prendere il comando nelle azioni di contrasto al global warming perché «non solo le loro emissioni continuano ad aumentare, ma il loro sostegno all’adattamento dai paesi poveri è minore di quanto è richiesto». Il segretario generale dell’Onu ha poi chiesto al sindaco di New Delhi Arti Mehra ed il governatore della California Arnold Schwarzenegger di riassumere ai partecipanti al summit le iniziative di grandi enti pubblici locali per bloccare il riscaldamento globale. «Tutti i settori dovranno lavorare insieme pensando che le emissioni globali saliranno comunque ancora per i 10 – 15 anni futuri per poi essere e significativamente ridotte negli anni successivi, come indicato dall’Ipcc» ha concluso Ban Ki-moon.
Per Yvo de Boer, segretario esecutivo della Convenzione quadro dell’Onu sui cambiamenti climatici (Unfccc) il summit in corso a New York «è un segno del consenso crescente che mostra che la comunità internazionale deve agire in materia di cambiamento climatico». Per de Boer in occasione della conferenza di Bali di dicembre «gli Stati membri si sono prefissati come obiettivo di far progredire il processo negoziale che mira a pervenire ad un accordo internazionale sui cambiamenti climatici. L´Unione europea ha ugualmente indicato che è disposta a ridurre del de 30% (le emissioni n.d.r.) se altri Paesi industrializzati si aggiungeranno a questo sforzo.
E’ un esempio di leadership al quale fa appello la comunità internazionale, e in particolare i Paesi in via di sviluppo. Sono convinto – ha aggiunto il segretario dell’Unfccc – che questa iniziativa, lanciata dal segretario generale dell’Onu, servirà a questo scopo» e si è poi felicitato per l’interesse politico di cui ha beneficiato, nel corso dell’ultimo anno, il problema dei cambiamenti climatici, questo fa sperare che la riunione di alto livello in corso all’Onu «lancerà un appello chiaro per avviare veri negoziati a Bali, un avanzamento è essenziale. Questi negoziati dovranno concludersi entro il 2009. Questo permetterà di mettere in campo in tempo un regime sui cambiamenti climatici dopo il 2012, data di conclusione della prima fase del Protocollo di Kyoto».
Intanto a New York sono arrivati, in rappresentanza del governo Italiano, anche Romano Prodi e Pecoraro Scanio ed il ministro dell’Ambiente ha subito fatte sue le preoccupazioni contenute nel rapporto dell’Unesco sulle conseguenze dei mutamenti climatici nei siti patrimoni dell’umanità, che evidenzia come l’acqua alta a Venezia sarà un evento quasi giornaliero, ma che anche altre città costiere e fluviali europee rischiano di venire in parte sommerse dalle acque, mentre l’innalzamento del mare e i mutamenti climatici potrebbero minacciare 26 degli 830 siti inseriti nel patrimonio dell´umanità dell’Unesco.
«Proteggere e assicurare una gestione sostenibile di questi siti è diventata una priorità intergovernativa del più alto livello – ha detto Koichiro Matsuura, direttore generale Unesco – L´innalzamento delle temperature e la maggiore acidità degli oceani nei prossimi cento anni, colpiranno inoltre il 70% delle barriere coralline. Parte del reef australiano potrebbe subire lo sbiancamento e morire».
Secondo Pecoraio Scanio il summit dell’Onu è «la risposta più chiara a chi in Italia ha messo in discussione il problema dei cambiamenti climatici. Vado con il Presidente del Consiglio a parlare di cose serie e vere”. E il ministro italiano dell’ambiente ribadisce che «il contrasto ai gas serra è una priorità anche per il nostro Paese» e che chiede che nella prossima finanziaria ci siano investimenti «per l´ambiente e per l’innovazione. Auspichiamo che già la proposta del ministero dell´Economia contenga questi elementi, che sono fondamentali per il futuro del nostro Paese».
Al summit Onu è intervenuto anche, Lo Sze Ping, direttore delle campagne di Greenpeace Cina che ha invitato i capi di stato a rafforzare il Protocollo di Kyoto, «l’unico accordo globale per combattere il cambiamento climatico. Scienziati ed economisti in tutto il mondo – ha detto – ci stanno mandando campanelli d’allarme che non possono essere ignorati senza gettare l’umanità in grave pericolo. Il Protocollo di Kyoto è l’unica strada per arrivare ad un nuovo accordo internazionale per salvare il pianeta e i governi devono agire ora senza lasciarsi distogliere dalla retorica e da tentativi di annacquare il processo, come il prossimo “Major Emitters Meeting” voluto da Bush a Washington. Avanti con Kyoto adesso! I lavori di Bali non dovranno risolversi in una “roadmap”, o una “lista dei desideri” – ha avvertito Lo Sze Ping – occorre raggiungere un chiaro mandato per rafforzare la seconda fase del protocollo di Kyoto entro il 2009» L’esponente cinese di Greenpeace ha anche sfatato l’opinione che la Cina non stia agendo per fermare il cambiamento climatico.
«In realtà la Cina si sta muovendo, poiché ha già stabilito obiettivi significativi per le energie rinnovabili e l’efficienza energetica. Tuttavia, dobbiamo mettere fine alla nostra dipendenza dal carbone e sviluppare invece l’eolico e il solare per fronteggiare il cambiamento climatico. Possediamo già oggi tutte le tecnologie di cui abbiamo bisogno per limitare i peggiori impatti del cambiamento climatico e contenere l’aumento della temperatura globale al di sotto di 2 gradi centigradi, per i Governi è questa il momento di agire per dare un futuro a Kyoto e al pianeta».

Fonte: greenreport

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