Gli effetti dei cambiamenti climatici arrivano anche sul fondo degli oceani

070417150724.jpgSecondo uno studio inglese condotto da Jon Copley dell’Università di Southampton, le remote forme di vita che popolano i fondali marini non sarebbero, seppur completamente isolate, immuni ai cambiamenti climatici che si manifestano in superficie.
Fino ad oggi, si legge sull’Independent, gli scienziati hanno creduto che tali organismi fossero indipendenti dall’alternarsi delle stagioni che si susseguono sulla superficie terrestre, anche grazie alle loro caratteristiche chimiche e fisiologiche.
Si tratta prevalentemente di specie che vivono nelle più estreme delle condizioni, a profondità elevatissime, dove la luce del sole non arriva, dove la temperatura delle acque è molto bassa e dove la composizione chimica dell’acqua stessa è assolutamente particolare.
Eppure, l’ecosistema marino caratteristico di questi angoli remoti della terra, è vulnerabile e corruttibile, a dimostrazione del fatto che non esiste rifugio tanto nascosto che possa mettere a riparo gli esseri viventi dai mutamenti ambientali.
Un esempio chiarificatore, riportato dal Dottor Copley, è quello che riguarda una specie di gamberetti piccolissimi, che vivono in prossimità di sorgenti di aria calda e ricca di minerali e che presentano un ciclo biologico stagionale;
le larve di questi crostacei infatti escono dalle uova proprio quando, in prossimità delle acque superficiali, fioriscono alcune piante acquatiche. I frammenti vegetali finiscono così sui fondali, costituendo la fonte nutritiva delle larve.
Ecco comprovato che si tratta di zone comunque fortemente legate ai ritmi superficiali e che qualsiasi alterazione atmosferico-climatica registrata in superficie, viene inesorabilmente trasmessa anche agli abissi, solo apparentemente intoccabli.

Fonte: modusvivendi

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