Tecnologie siciliane per salvare le coste mediterranee

immagine2.jpgSistemi di telerilevamento antiabusivismo, tecnologie digitali per la ricostruzione di siti antichi, webcam sottomarine per sorvegliare relitti e creare musei sotto il mare: sono le tecnologie messe a punto in Sicilia per «curare« le coste mediterranee ferite dall’abusivismo edilizio, dai mutamenti climatici e dai ladri di reperti.
A promuoverne l’utilizzo presso i Paesi del Bacino, tramite la Rete dei 50 Musei del Mare guidata dal Museo regionale Palazzo d’Aumale di Terrasini, sarà un comitato scientifico nato oggi proprio a Terrasini al termine del primo seminario su “Tutela e valorizzazione del paesaggio costiero”.
Contro l’edificazione selvaggia e per la tutela delle coste l’Università di Palermo ha definito un sistema integrato di telerilevamento, composto da speciali satelliti e sensori di onde solari elettromagnetiche montati su aereo o a terra in Gps. Il telerilevamento è impiegato per “scovare” costruzioni abusive anche nascoste, per monitorare in tempo reale l’erosione delle coste e per scoprire giacimenti archeologici non visibili con gli strumenti tradizionali.
Il modello, grazie ad un protocollo con l’assessorato regionale ai Beni culturali, è stato sperimentato con successo nell’area di Scopello, dove viene seguito costantemente lo scivolamento a mare della frana e dove sono stati individuati nuovi edifici.
Quando sarà firmata la convenzione definitiva con l’assessorato, i controlli saranno eseguiti anche sul territorio di Palermo e su altre zone ad alta densità di abusivismo e rischio degrado. Il Dipartimento di Rappresentazione ha utilizzato queste tecnologie, in convenzione con l’Agenzia regionale Territorio e Ambiente, per aggiornare la cartografia regionale. Insieme all’Agenzia regionale Prevenzione ambientale, sta studiando invece in tempo reale i processi di erosione di ventuno tratti di costa siciliana a rischio.
I satelliti e i sensori hanno poi permesso di rilevare, ad esempio, quattro giacimenti archeologici sotterranei sconosciuti nei pressi della Villa del Casale a Piazza Armerina, che saranno ora oggetto di nuove campagne di scavo.
Tecnologie siciliane anche per la ricostruzione. Un progetto già pronto, che richiede ora una spesa di 2,5 milioni di euro per le opere murarie, consentirà di ricreare un tratto del Koton dell’Isola di Mothia, cioè la zona a mare dell’antica città, e renderla visibile ai turisti. Lo ha realizzato Pierfederico Caliari, del Politecnico di Milano, assieme alla Soprintendenza del Mare della Sicilia, e alla Missione archeologica a Mothia dell’Università La Sapienza di Roma diretta da Lorenzo Nigro.
La tecnologia unisce complesse simulazioni digitali al computer e antiche tecniche di costruzione che saranno adesso realizzate utilizzando i mattoni a crudo. Il sistema, unico in Italia, è stato applicato anche nell’area archeologica di Selinunte in un master con studenti dell’Accademia Adrianea di architettura e archeologia, per rendere visibile ai turisti il sito nel suo antico rapporto con il mare. Lo staff scientifico tornerà il prossimo anno a Mothia.
Il Soprintendente del Mare della Sicilia, Sebastiano Tusa, ha annunciato che l’Università di Los Angeles ha premiato, fra le prime dieci migliori al mondo, le webcam sottomarine create in Sicilia dalla Soprintendenza con aziende specializzate, e utilizzate sui fondali di Pantelleria per inquadrare il relitto di Agadir. Le webcam sottomarine sono diventate uno strumento di sorveglianza in tempo reale contro i ladri subacquei e hanno dato vita al pi grande museo virtuale sottomarino al mondo. La Soprintendenza del Mare della Sicilia sta sviluppando nuove tecnologie assieme a due Fondazioni americane.
Infine, oggi è stata inaugurata a Palazzo d’Aumale la mostra «Dove rifrange l’onda», che comprende 54 suggestive foto di Melo Minnella, Giuseppe Leone, Dacia Michelini e Gianpaolo La Paglia sullo stato di degrado delle coste siciliane. Resterà aperta fino al 3 novembre, dalle ore 9,30 alle 13,30 e dalle 15 alle 17, tutti i giorni compresa la domenica mattina.

Fonte: LaStampa

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One Response to Tecnologie siciliane per salvare le coste mediterranee

  1. Andrea Opletal ha detto:

    fa piacere vedere che c’è ancora chi cerca di salvare il nostro ecosistema e valorizzare quanto di bello offre il nostro pianeta!

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