Una rete negli abissi

1060.jpgCablare il fondo dell’oceano per studiare le dinamiche dei fluidi e avere gli occhi puntati sul mondo sommerso 24 ore su 24. È l’ambizioso obiettivo dell’Ocean Observatories Initiative (Ooi) che si servirà di ben 1.300 chilometri di cavi per alimentare i nuovi strumenti tecnologici per le misurazioni e le osservazioni sottomarine. Si tratta di un programma nato all’interno del progetto Orion (Ocean Research Interactive Observatory Networks), sviluppato dalla Divisione delle Scienze oceaniche della National Science Foundation e partito circa tre anni fa. La  Joint Oceanographic Institutions (Washington) ha di recente stanziato circa 98 milioni di dollari – che si vanno ad aggiungere ai corposi finanziamenti precedenti – per lo sviluppo, l’installazione e le operazioni iniziali dell’osservatorio oceanico. Al progetto collaborano diverse università statunitensi, tra cui quelle riunite nel consorzio Woods Hole Oceanographic Institution (Whoi). L’Ooi rappresenta il il più grande investimento per lo studio del mare e fornirà alla comunità scientifica le infrastrutture di base per molte misurazioni sul lungo periodo.
Non più, quindi, brevi studi condotti nel corso di crociere oceanografiche: il progetto prevede la costruzione di una vera e propria ragnatela tecnologica al di sotto delle coste occidentali degli Stati Uniti. Lo scopo è quello di poter studiare le dinamiche dell’ecosistema costantemente e in tempo reale dai laboratori e monitorare i fenomeni violenti sporadici, come gli tzunami. Secondo John Delaney, direttore del Neptune Program e  docente di oceanografia presso l’Università di Washington, che collabora al progetto, si tratta di una missione ai livelli della Nasa. (t.m.)

Fonte:  Galileo

Annunci

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: