III convegno nazionale di archeologia subacquea

Manfredonia per tre giorni è stata capitale dell’archeologia subacquea. Lo ha reso possibile una iniziativa promossa dall’A.I.A. Sub (Associazione Italiana Archeologi Subacquei) in collaborazione con l’Università degli Studi di Foggia-Dipartimento Scienze Umane e Assessorato alla cultura del Comune di Manfredonia e con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della regione Puglia e della Provincia di Foggia.
La città ha ospitato dal 4 al 6 ottobre il III convegno nazionale di Archeologia Subacquea richiamando studiosi italiani e stranieri, specialisti che lavorano nelle università e nelle soprintendenze, liberi professionisti che operano in questo ambito.
Il prof. Giuliano Volpe, ordinario presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università foggiana dove insegna anche Archeologia Subacquea e dirige il Dipartimento Scienze Umane, ha curato con illustri colleghi, tra cui Luigi Fozzati, Danilo Leone, Maria Turchiano e Marta Giacobelli, la direzione scientifica e organizzativa dell’evento.
“La scelta di  Manfredonia –ha spiegato Volpe- è stata quasi obbligata nel momento in cui ho candidato l’Università di Foggia a tenerlo in Puglia, ma vorrei che questo convegno serva anche a dare maggiore impulso a ricerche più sistematiche su questo territorio della Puglia centro-settentrionale che finora non è stato mai indagato in nessun modo in maniera seria e scientifica”.
Vero è che la costa sabbiosa, che si estende dalla foce dell’Ofanto fino a Margherita di Savoia e alla stessa riviera a sud di Manfredonia, necessita l’uso di tecnologie differenti da quelle utilizzate per i fondali rocciosi. Tuttavia, se da un lato tali caratteristiche geo-mofoligiche rendono più problematica la ricerca, dall’altro hanno influito positivamente sullo stato di conservazione dei reperti: “nei pressi di Margherita di Savoia –evidenzia Volpe- sono presenti a bassa profondità alcuni relitti di epoca romana, con la struttura lignea molto ben conservata perché questo tipo di fondale conserva bene il legno. Uno è stato individuato lo scorso anno e giace a pochi metri di profondità e ciò permetterebbe di renderlo facilmente fruibile ai visitatori”.
Le acque dell’alta Puglia sono uno scrigno pressoché ancora chiuso che nasconde preziose e suggestive testimonianze del passaggio di quei popoli che hanno utilizzato la via del mare per effettuare scambi commerciali, per compiere missioni di guerra, per trasportare uomini, merci, alimenti, materie prime, favorendo quel fecondo intreccio di culture, di intelligenze, di saperi che hanno fatto grandi le civiltà del passato.
“Ma senza un progetto di ricerche sistematico, continuo e non occasionale –avverte Volpe- non sarà mai possibile avere nemmeno un censimento delle presenze in acqua. L’Università di Foggia vive un certo paradosso da questo punto di vista. Ad esempio, per tre anni ha lavorato all’isola di Ustica, ora è stata invitata in Albania. Io stesso, prima di venire a Foggia ho lavorato per 18 anni in Francia facendo innumerevoli scavi subacquei. Ci piacerebbe poter operare nelle acque della Daunia, della Capitanata così come avviene con gli scavi a terra”.
Volpe ha altresì auspicato la realizzazione a Manfredonia di un museo della storia dell’archeologia del mare Adriatico, magari in collegamento con altre realtà dell’opposta sponda adriatica, e di un centro di documentazione, di ricerca e di formazione.
“Tra i miei obiettivi –ha aggiunto- l’istituzione di un “master” universitario di archeologia subacquea di secondo livello organizzato dall’Università di Foggia insieme ad altri Atenei. Un master che mi piacerebbe caratterizzare in senso internazionale e che potrebbe avere una delle sedi qui a Manfredonia”.
Entro il prossimo anno gli atti del III convegno nazionale di Archeologia Subacquea  vedranno pubblicazione: “trattandosi di un volume corposo -ha concluso Volpe- mi auguro che il comune di Manfredonia ci voglia sostenere nei costi. Ma soprattutto spero che il convegno non resti per Manfredonia un incontro occasionale”.

Fonte: manfredonia.net

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2 Responses to III convegno nazionale di archeologia subacquea

  1. Nando Scafroglia ha detto:

    L’archeologia subacquea mi affascina tantissimo. Finora si sono sempre fatte ricerche a bassa profondità, poco oltre i 70 m, ma chissà quali tesori ci saranno sui fondali profondi, tipo quelli che trovarono i ricercatori americani (ed anche italiani) coaudiuvati dalla marina statunitense. C’è sempre quel famoso corso di Archelogia Viva… prima o poi… 🙂 Tra l’altro vicino casa mia a Napoli, a pochi km c’è il parco archeologico sommerso di Baia con ville romane sommerse dal bradisismo…

  2. Nando Scafroglia ha detto:

    anzi… dovrei dedicargli un po’ di spazio sul mio blog a Baia… una perla in mano ai porci che ci hanno fatto in passato un cimitero di navi.

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