Come e` profondo il mar… avventura sul “Yolanda”

Milano, 11 ottobre – Nel 1980 un cargo mercatile, il `Yolanda`, battente bandiera cipriota, e` affondato nelle acque del Mar Rosso. Inabissato, perche` quando si parla di 200 metri di profondita`, cominciano ad essere `numeri` che impressionano. Due sub italiani hanno deciso di non farsi suggestionare e vogliono tentare di raggiungere il relitto, che e` meta tradizionale per gli appassionati di subacquea, in questo caso estrema. Lorenzo Del Veneziano e Luigi Casati hanno deciso di sfidare il mare e, probabilmente, i propri limiti, per vedere di superarli, stabilire un record e portare indietro una serie di informazioni e testimonianze che, sebbene qualcuno dica di avere gia` raggiunto `Yolanda`, non sono mai state documentate.
Ma dove si trova questo cargo tanto affascinante ? Stiamo parlando di una delle zone piu` famose e frequentate del Mar Rosso, fra il golfo di Tiran e il canale di Suez, in una zona di mare dove e` possibile trovare un torrione madreporico chiamato appunto `Yolanda Reef` . Un appuntamento classico per subacquei, un luogo dove inizialmente era possibile aggirarsi intorno al cargo cipriota, che in quella zona, nella notte tra l`1 e il 2 aprile 1980, mentre era diretta ad Aqaba, affondo`. In un primo momento la nave era semiaffiorante, sebbene in posizione instabile, ma si potevano ancora scorgere i vari containers, sanitari, vasche da bagno, carte da parati, casse di whisky, e addirittura una BMW 320, auto di proprieta` del comandante del cargo. In quella posizione e` rimasta per sette anni, quando, correnti e mareggiate la sprofondarono di oltre 50 metri, per poi scomparire molto piu` giu` nel marzo del 1987, dopo una violenta mareggiata. Attualmente si stima sia collocata tra una profondita` che va dai 140 ai 210 metri, in una zona dove il golfo di Suez, incontrando quello di Tiran, genera correnti fortissime.
Del Veneziano e Casati hanno intenzione di raggiungere il relitto e lo faranno, utilizzando le migliori attrezzature e coadiuvati da uno staff tecnico composto da 12 sommozzatori e un medico di pronto soccorso che seguira` tutte le operazioni di immersione e risalita dal catamarano dotato delle necessarie apparecchiature sanitarie. Casati, speleologo subacqueo, ha pianificato una serie di immersioni, che vogliono servire a: ricercare il relitto, sistemare il materiale foto-video, arrivare in un primo momento alla parte alta della nave, preparare l`ultima e decisiva discesa per tentare di raggiungere la parte piu` fonda della nave e documentare il tutto. Sette giorni di lavoro per raggiungere quota -210.
“In un’immersione del genere i rischi sono tanti – spiega Luigi Casati, speleologo subacqueo – Non esistono dati tecnici in grado di fornirci con esattezza i tempi di discesa e risalita. Ci sono poche persone al mondo che sono scese a 200 metri di profondita`. Io stesso ci sono stato una sola volta. La discesa richiede tempi molto lunghi. La sosta sul fondale e` di 4-5 ore e le operazioni di risalita saranno divise in diverse soste per effettuare tutte le corrette operazioni di decompressione”. Proprio per questo verranno usate nell`occasione tecniche di speleosub, in particolare la sistemazione del filo guida con attaccate le necessarie bombole di emergenza.
“Il relitto Yolanda e` il piu` visitato al mondo dagli appassionati di subacquea – ha aggiunto Lorenzo Del Veneziano – ma nessuno finora e` riuscito a raggiungerlo. E chi, fra coloro che si sono avventurati a tali profondita`, sostiene di aver visitato il relitto non e` comunque riuscito a documentare l’impresa. Non sappiamo come sia posizionato, a quale profondita` sia situato. I sommozzatori che finora si sono avventurati negli abissi del Mar Rosso hanno potuto esplorare soltanto il carico disperso in mare dopo l’inabissamento della nave. Proprio la mancanza di testimonianze ci ha spinto a intraprendere questa avventura. Una missione che si fa per la pura passione per l’ignoto, per l’esplorazione. E’ come scalare una montagna, perlustrare una grotta. Il relitto e` situato ad una profondita` stimata intorno ai 200 metri e l’intera operazione presenta notevoli rischi. Personalmente sarei piu` contento se il relitto si trovasse a una profondita` inferiore, con meno rischi e un minore dispiegamento di forze. Ma e` soprattutto per questo che “Esploro Yolanda” e` un’impresa estrema”.
Tutti gli uomini di questa missione hanno compiti specifici e delicati, ognuno di loro e` determinante per la riuscita e per la sicurezza del compagno che gli e` accanto. Inoltre e` previsto, in appoggio alla missione, anche un gommone dotato di camera iperbarica e personale specializzato. Immersioni di questo tipo sono molto rischiose per le operazioni di discesa e risalita, i tempi di decompressione sono lunghi e ci sono rischi di ipossia (riduzione e carenza dell`ossigento nel proprio corpo) e iperossia (aumento pericoloso della concentrazione di ossigeno nel proprio corpo), legati alla quantita` di ossigeno erogato, e di narcosi dovuta all’introduzione di elio e azoto, che possono provocare intossicazioni.
La sfida contro se` stessi, le vette piu` alte, le profondita` piu` buie, le zone piu` inesplorate, e` insita nella natura umana e non appartiene ad un`epoca, ad un periodo. Oggi la tecnologia aiuta sicuramente l`uomo a superare determinati ostacoli, ma di fronte l`uomo ha sempre la natura, in questo caso il mare e la sua immensa forza e solo la passione, il coraggio e a volte anche la determinante e necessaria dose di follia, spingono uomini come Casati e Del Veneziano a imprese estreme come queste, che confermano ancora una volta che l`uomo ha dentro di se` una potenzialita` enorme e che il limite da superare, ogni volta, raggiunge traguardi quasi impensabili.

Fonte: datasport

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