C’era una volta il Mediterraneo….

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“C’era una volta il Mediterraneo …
Bastava indossare una vecchia maschera in gomma per rimanere letteralmente affascinati.
Il fondo del mare brulicava di forme di vita, che per quantità, varietà, forme e colori non aveva nulla da invidiare alla terraferma.
In pochi metri d’acqua si alternavano, in una frenetica ricerca di cibo, donzelle, tordi, salpe, cefali e occhiate. Tra i sassi e nei buchi degli scogli era un continuo capolino di gamberetti, granchi, bavose, ghiozzi e grosse perchie.
Bastava allontanarsi un poco dalla costa, e scendere qualche metro, per scorgere grossi saraghi e corvine a caccia negli anfratti. Il re di triglie era il padrone del “grotto”. Ad ogni risalita, dovevi attraversare nuvole di scure castagnole, tra le quali, in determinati periodi dell’anno, spiccava il blu elettrico degli avannotti.
Difficile trovare tane di polpi disabitate, tra le quali, furtive si aggiravano le murene, pronte a sferrare l’attacco al loro cibo preferito. Anche a basse profondità, maestose cernie brune, possenti dentici e luccicanti orate predavano indisturbate.
Osservando attentamente tra la posidonia, era facile scorgere cavallucci marini, pesci ago, piccoli nudibranchi multicolori. Al limite del fondale sabbioso, si incontravano seppie pronte a cambiare colore al minimo accenno di pericolo.
Ai pochi temerari che all’epoca, circa 30 anni fa, riuscivano ad indossare l’autorespiratore per esplorare i fondali, si offriva uno spettacolo ancora più vario: i sommi delle secche erano popolati da grossi carangidi, tonni e imponenti pesci luna. Scendendo lungo le pareti, parazoantus, alcionari, spugne, multicolori forme di vita e lunghe antenne che segnalavano la presenza di aragoste, si alternavano ai grandi rami di gorgonie…”

C’era una volta il Mediterraneo. C’era una volta il Mare Nostrum.
Cos’era il mare? Cosa è diventato per noi “uomini moderni”.
Sicuramente il bacino mediterraneo si è svuotato di quelle che erano le tradizioni culturali radicate nelle civiltà costiere. La storia del mare racchiude in sè quella del mondo e dell’uomo. Il mare aveva una personificazione fisica, Nettuno o Posidone, nelle religioni politeiste. Con l’avvento della reigione monoteista si è subito un distacco dal rapporto intimo che si aveva con la natura. Si è rotto un delicato equilibrio. Non si rispettava più madre terra, o fratello mare, come fonti di vita. Nel bene e nel male cambiava il modo di percepire l’ambiente. L’uomo diventava il centro del mondo, il resto elemento da sfruttare per suo benessere. Mi soffermo su “Sfruttare“, parola entrata prepotentemente nei nostri giorni. Non si cerca un punto di coesistenza armonica e di rispetto, si sfrutta: risorse ittiche, giacimenti di idrocarburi ecc…
Nel corso dei secoli, con lo sviluppo economico, nuovi mezzi e scoperte siamo giunti ad un progressivo disastro ambientale. E in meno di una generazione, avidamente, abbiamo distrutto coste e ci siamo circondati di inutili “bisogni”. Economie locali sono state annientate. Popolazioni che per secoli hanno vissuto di pesca, sono state ridotte alla miseria dalle industrie, che non hanno fatto altro che depredare il “mare nostrum”. Giustificate dalle richieste sempre crescenti di prodotti ittici.
Ma quanti di questi prodotti finiscono realmente sulle nostre tavole? Quanto del pescato invece finisce invenduto e buttato?
In alcuni casi, la sconsideratezza dei pescatori locali ha distrutto interi habitat. L’esplosivo veniva utilizzato come sistema di pesca. I fondali di Sferracavallo, Barcarello e molti altri, presentano ancora i segni delle esplosioni. Nessuno ne parla, perchè ovviamente non fa notizia e poi, alla fine, cosa resterebbe da fare per riparare? Istituire inutili aree marine protette in un deserto che non si è ancora ripopolato? In nome di questo ripopolamento, si compiono perfino azioni inutili e dannose per l’ecosistema marino: porzioni di posidonia oceanica vengono prelevate da zone in cui crescono indisturbate, per essere trapiantate nei fondali in cui è stata distrutta. Nel 90% dei casi, la pianta è destinata a morte certa. Quindi, spesso, queste operazioni servono soltanto a ingrassare le  tasche di qualcuno.
Non c’è mai stata una politica che mirasse realmente alla tutela del mare, considerando gli aspetti caratteristici di quel dato bacino marino e degli abitanti. Perchè oltre al Mar Mediterraneo, esistono le popolazioni mediterranee da tutelare.
E di conseguenza, svariate problematiche ambientali si sono accumulate: riscaldamento delle acque, spopolamento ittico, inquinamento. Centinaia di tartarughe muoiono ingoiando sacchetti di plastica scambiati per meduse.
La mucillagine, prima fenomeno occasionale, è diventata una costante.
Non dimentichiamo che un grosso problema è rappresentato dal trasporto marittimo di petrolio greggio e tutto ciò che vi ruota intorno. Questo continuo traffico riversa nel Mediterraneo (secondo dati Unep Map) ben  100-150.000 tonnellate di idrocarburi. Dovuti a incidenti, perdite accidentali, pulizie, perdita di carburante ecc.. Il nostro mare, se confrontato agli altri, ha il livello di catrame più elevato: 38 milligrammi per metro cubo.
Le precauzioni per evitare disastri ambientali sono inesistenti. E tuttora non esistono delle leggi severe che regolamentarizzino questi traffici, spesso fatti da carrette del mare. Eventuali incidenti rappresenterebbero un grave danno per l’ecosistema, perchè è bene considerare che il Mar Mediterraneo ha un tallone d’Achille: lo scarso ricambio delle acque.
Spesso si parla di campagne per la protezione di squali, delfini, foche, balene. Ma tutto resta sempre molto marginale. Presumibilmente per gli interessi che girano tra le varie economie e soprattutto, per il totale disinteresse, non si riesce a prendere provvedimenti efficaci. Abbiamo una reale idea di cosa succederebbe alle acque se si dovessero estinguere gli squali? Probabilmente le generazioni future riusciranno a vedere una foca monaca solo tramite fotografie. Questo mammifero, risente particolarmente degli effetti della contaminazione. Gli idrocarburi ne riducono l’isolamento termico, riducendone la capacità di regolazione della temperatura corporea e provocandone la morte anche nel giro di soli due mesi. Lo scorso anno, in seguito ai bombardamenti alla centrale elettrica presso Jiyyeh, dalle 12 alle 15 mila tonnellate di carburante e olio combustibile per impianto energetico si sono riversate in mare, diffondendosi verso il Nord per effetto del vento dominante e delle correnti del mare. 150 km di costa sono stati inquinati da benzene, benzopirene e tuolene. Idrocarburi altamente cancerogeni. La Riserva Naturale Marina delle isole Palm, Ramine e Sanani, è stata contaminata. Proprio quella sede di avvistamenti della foca monaca. Secondo il Ministero dell’Ambiente libanese non vi è stato solo un danno superficiale: gli idrocarburi sono penetrati in profondità, danneggiando e modificando irrimediabilmente l’ecosistema marino. Le guerre non danneggiano solo gli uomini, ma sovente, non ci si sofferma a pensarci.
Cosa resterà del Mediterraneo per le generazioni future? Resterà immortalato nella sua grandezza da Omero, che con l’Odissea l’ha reso eterno… Resteranno le testimonianze di vecchi pescatori e qualche fotografia, della ricchezza dei suoi fondali, immortalata da subacquei d’altri tempi.
Cosa resterà del Mediterraneo? E’ ancora possibile rimediare?
I controlli, le sanzioni e giuste leggi non sono l’unica soluzione. In nome del progresso abbiamo calpestato tutto.  L’unica utopica soluzione è la cooperazione di istituzioni e singoli individui.
Educhiamo al rispetto per l’ambiente, e le forme di vita, le generazioni future, affinchè non commettano i nostri stessi errori.
Retorico?
Probabile, ma non esiste altro rimedio.
Foto: ©P.f.d.
Testo: ©P.f.d. & ©G.d.M.

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